RIFLETTORI ACCESI SULLA GROENLANDIA SEMPRE NELLE MIRE ESPANSIONISTICHE DI DONALD TRUMP !
La Groenlandia: nodo strategico, cornice giuridica e rischio di frattura transatlantica !
La Groenlandia è tornata al centro della geopolitica perché concentra, in un unico spazio, tre fattori: posizione strategica nel Nord Atlantico e nell’Artico, crescente competizione tra grandi potenze e risorse (rotte, minerali, capacità di proiezione militare).
In questo contesto, le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump – che ha rilanciato l’idea di un controllo americano sull’isola – hanno aperto una frizione politica con Copenaghen e, di riflesso, con diversi partner europei.

La cornice reale e giuridica
Essa è chiara e non si presta a scorciatoie. La Groenlandia gode di ampia autonomia interna, ma resta parte del Regno di Danimarca; quindi non è un territorio “disponibile” a cessioni o acquisizioni unilaterali.
Qualunque modifica dell’assetto politico o della sovranità richiederebbe procedure legali e decisioni concordate tra Danimarca e Groenlandia, nel rispetto del diritto internazionale e delle regole costituzionali del Regno.
In pratica, non esiste una strada credibile per imporre dall’esterno un cambiamento di status.

Questo non significa che gli Stati Uniti siano “estranei” alla sicurezza dell’isola: al contrario, gli USA hanno già presenza militare in Groenlandia e, tramite accordi bilaterali storici, dispongono di un quadro che consente attività e possibili rafforzamenti infrastrutturali con il consenso delle autorità competenti.
È un punto importante, perché dimostra che la sicurezza può essere affrontata con strumenti concreti (cooperazione, basi, posture di deterrenza, condivisione di intelligence, capacità di sorveglianza e difesa aerea/navale) senza trasformare la questione in una disputa sulla sovranità.
Sul piano operativo, la Danimarca ha annunciato un rafforzamento della presenza militare e dell’addestramento nell’Artico e nel Nord Atlantico, anche in coordinamento con alleati. Parallelamente, alcuni Paesi europei hanno avviato l’invio di piccoli nuclei militari di pianificazione e collegamento, preparatori a esercitazioni più ampie.
Qui il messaggio è duplice: da un lato rassicurare gli Stati Uniti sul fatto che la sicurezza dell’Artico viene presa sul serio; dall’altro chiarire che la risposta è alleata e cooperativa, non subordinata a pressioni politiche.
Il punto critico è la dimensione politico-economica.
Le minacce di dazi o di misure commerciali come leva per ottenere concessioni sulla Groenlandia spostano la disputa dal terreno della sicurezza a quello della coercizione economica. È una dinamica rischiosa: può innescare contromisure europee, irrigidire le opinioni pubbliche e alimentare un clima di sfiducia proprio mentre la NATO e l’Occidente devono gestire minacce e instabilità in più aree (Europa orientale, Medio Oriente, Indo-Pacifico).
In altre parole, la Groenlandia rischia di diventare un test di tenuta del legame transatlantico.
La linea realistica, oggi, passa dunque da tre certezze comunicative:
- Sovranità e diritto: lo status della Groenlandia non cambia per dichiarazioni o pressioni esterne; ogni evoluzione deve essere legale e condivisa.
- Sicurezza per cooperazione: le esigenze militari possono essere soddisfatte rafforzando accordi, presenza e capacità già esistenti, senza “rivendicazioni” territoriali.
- De-escalation economica: trasformare il dossier in una guerra commerciale sarebbe un danno reciproco e indebolirebbe l’alleanza.
Per l’Europa e per la Danimarca l’obiettivo è tenere insieme fermezza e dialogo: rafforzare la postura artica, coinvolgere gli alleati, ma evitare che una contesa sulla Groenlandia si trasformi in una frattura strutturale tra Stati Uniti ed Europa.
In gioco non c’è solo un territorio remoto: c’è la credibilità del diritto, la stabilità dell’alleanza e la capacità dell’Occidente di agire unito in un mondo più competitivo.
A cura del dott. Giovanni Luigi Girotto (Vicenza)
giovanni.girotto@dconline.info * cell. 351-4244992 *
Segretario interregionale – Triveneto del Dipartimento < Lavoro e Problematiche sociali > della Democrazia Cristiana italiana
Vice-Segretario nazionale Vicario del Dipartimento < Lavoro e Problematiche sociali > della Democrazia Cristiana italiana
Componente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana
Componente della Direzione Democrazia Cristiana italiana
Editoriali de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

A me pare che l’ Europa sia allo sbando, per non dire che appare al sottoscritto sempre di più come espressione geografica. Un’ insieme di Colonie Americane, senza materie prime, senza guida politica, senza idee e senza figli. Ma con grande storia e grandi ricchezze e conseguente possibilità di consumo. Macròn mi sembra un bambino stupidello, incapace di memoria. Ad esempio non ricorda le parole di De Gaulle quando ripenutamente sosteneva che l’ Europa va dall’ Atlantico agli Urali. La nostra Giorgia mi ricorda tanto me stesso al Liceo, che invece di studiare latino e greco, pensavo solo alle ragazze e “facevo il furbo” con i Professori. Il premier inglese mi appare come un pugile suonato. Le donne europee, alla Callas e alla Von der Layen mi sembrano impegnate a fare soldi per i loro mariti. Alla fine la Germania, che con la Merkel aveva capito tutto, ora è costretta ad una economia di guerra, per tenere in piedi la loro economia. Insomma, secondo me, non abbiamo Futuro. Non leggiamo e non capiamo il Passato. Viviamo il Presente. Viviamo alla giornata.
Mandi Angelo! http://www.colussistefano.com
Già, caro Giovanni, è tutto inevitabilmente così come Tu ci spieghi in questo chiaro e bell’articolo.
La Groenlandia è chiaramente, al centro della geopolitica da un po’.
Lo è di fatto come ben sappiamo.
Per me, confortata dal Tuo dire, non ci può essere nessun tipo di controllo sull’isola, tantomeno coercitivo, da parte di D.Trump .
Non Se lo può proprio permettere questo lusso, in quanto la NATO è sempre pronta a far subentrare le Sue condizioni oltre che l’ONU naturalmente ed ancor prima.
Sempre in merito a ciò che spieghi qui, ho letto che l’Italia ha già inviato piccole truppe ben armate, così almeno mi pare d’aver letto su qualche giornale, giorni addietro.
Permettimi un plauso ancora a Te, in quanto davvero una notizia questa Tua, molto ben articolata e completa.
Grazie..
Sul piano operativo, la Danimarca ha annunciato un rafforzamento della presenza militare e dell’addestramento nell’Artico e nel Nord Atlantico, anche in coordinamento con alleati. Parallelamente, alcuni Paesi europei hanno avviato l’invio di piccoli nuclei militari di pianificazione e collegamento, preparatori a esercitazioni più ampie.
Caro Emanuela, grazie davvero. Sul punto dei militari italiani: ad oggi, le dichiarazioni ufficiali italiane escludono un invio di truppe in Groenlandia. È possibile che alcuni articoli abbiano confuso i piccoli team inviati da altri Paesi europei con un coinvolgimento italiano. Per questo nel pezzo ho preferito restare sulla cornice giuridica e sui fatti consolidati.