< Intelligenza artificiale e Pubblica Amministrazione: nasce < ItaliaAperta.it > ossia il progetto che vuole semplificare il rapporto tra cittadini e servizi pubblici ! > – PARTE SECONDA
Completiamo dunque quest’oggi la presentazione da parte nostra del progetto indipendente < ItaliaAperta.it > che si prefigge di modificare e di rendere più agevole il modo in cui cittadini, imprese e professionisti dialogano con la Pubblica Amministrazione.
Il progetto di cui trattasi ci è stato presentato da DOMENICO GAGLIARDI (Cofondatore di Kortix AI) e dallo studente universitario FRANCESCO GIANNICOLA (Castrovillari / provincia di Cosenza) che si stanno impegnando attivamente per l’attuazione di questo progetto a livello nazionale.
Francesco Giannicola, vent’anni, calabrese, frequenta UNICAL di Cosenza ed è al secondo anno del corso di laurea presso la facoltà di Informatica Intelligenza Artificiale.
Si occupa dello sviluppo tecnologico del progetto.
Domenico Gagliardi invece segue la parte relativa all’impostazione tecnologica e quella concernente il “business”
Il principio del progetto < ItaliaAperta.it > è molto semplice: l’utente non dovrebbe più necessariamente conoscere in anticipo l’ufficio, il portale o l’amministrazione competente.
Può invece formulare direttamente la propria esigenza utilizzando il linguaggio comune.
L’IA, pertanto, può costituire uno straordinario strumento di orientamento, ma non può ancora essere considerata automaticamente sostitutiva della verifica amministrativa o professionale nei procedimenti più delicati.
Il passaggio decisivo: da “spiegami come fare” a “fallo per me”.
La prospettiva più interessante riguarda però l’evoluzione futura degli assistenti digitali.
Attualmente sistemi come ItaliaAperta possono soprattutto informare e orientare.
La fase successiva potrebbe essere completamente diversa.
L’utente potrebbe non limitarsi più a chiedere: “Come devo presentare questa domanda?”
ma potrebbe impartire direttamente un comando: “Prepara e presenta questa domanda per mio conto.”
È qui che il chatbot diventerebbe un vero e proprio agente di Intelligenza artificiale.
Un sistema del genere potrebbe, almeno in prospettiva, individuare il procedimento corretto, raccogliere i dati necessari, predisporre la modulistica, richiedere conferma all’interessato e dialogare con i sistemi informatici della Pubblica Amministrazione.
La differenza tra le due funzioni, tuttavia, è enorme.
SPID e CIE non risolvono da soli il problema
L’identificazione digitale rappresenta solamente uno dei passaggi necessari.
SPID e Carta d’Identità Elettronica permettono di accertare chi sta utilizzando un determinato servizio.
Ma identificare una persona non significa automaticamente autorizzare un sistema di Intelligenza artificiale a operare in suo nome.
Occorre distinguere chiaramente tra:
autenticazione dell’utente; autorizzazione a compiere una determinata operazione.
Per consentire a un agente digitale di presentare una pratica potrebbero diventare necessari specifici sistemi di delega, autorizzazioni espresse e integrazioni tecniche riconosciute dalle amministrazioni.
Entrano inoltre in gioco numerosi altri elementi: firme elettroniche, pagamenti, interoperabilità delle banche dati, API pubbliche, conservazione delle ricevute e tracciabilità delle operazioni effettuate.
Un agente deve conoscere anche ciò che accade dopo l’invio
Un ulteriore problema riguarda il ciclo completo del procedimento.

Un vero agente digitale non dovrebbe limitarsi a trasmettere una domanda.
Dovrebbe essere in grado di conoscere anche gli sviluppi successivi.

La pratica è stata acquisita? È stata protocollata? Occorre integrare un documento? È stata respinta? È stata accolta? È previsto un pagamento?
Esiste un termine entro il quale rispondere?
La vera innovazione, quindi, richiederà una Pubblica Amministrazione capace di dialogare strutturalmente con questi strumenti, garantendo contemporaneamente sicurezza, certezza delle operazioni e tutela del cittadino.
L’interoperabilità diventa così uno degli elementi fondamentali della futura amministrazione digitale.
Privacy e dati personali: una questione centrale
Vi è poi il delicato tema della protezione dei dati. Per poter gestire procedimenti amministrativi reali, un agente di IA potrebbe entrare in contatto con dati anagrafici, documenti di identità, informazioni economiche e, in alcuni casi, dati particolarmente delicati.
Sarà quindi indispensabile stabilire con precisione: chi tratta i dati; per quali finalità; per quanto tempo vengono conservati, quali informazioni vengono trasmesse ai fornitori tecnologici; chi può accedervi; come vengono protette; come viene documentato il consenso dell’interessato.
Il tema diventa ancora più rilevante quando l’IA non si limita a leggere informazioni, ma prende decisioni operative o compie materialmente determinate azioni.
Chi risponde se l’Intelligenza artificiale sbaglia?
È probabilmente uno dei problemi giuridici più importanti. Se un assistente digitale fornisce un’indicazione e il cittadino decide autonomamente di seguirla, ci troviamo ancora nell’ambito dell’informazione e dell’assistenza.
Diversa sarebbe l’ipotesi nella quale un agente IA, autorizzato dal cittadino, presentasse direttamente una pratica amministrativa.
Cosa accadrebbe se: venisse utilizzato un modulo errato; non fosse rispettato un termine; venisse effettuato un pagamento sbagliato; una dichiarazione fosse compilata in maniera inesatta; venisse trasmesso un documento diverso da quello richiesto?
Non sarebbe sufficiente affermare genericamente che “ha sbagliato l’Intelligenza artificiale”.
Occorrerà individuare una precisa catena delle responsabilità tra sviluppatore, fornitore del servizio, amministrazione, eventuali soggetti intermediari e cittadino.
Per questo motivo saranno indispensabili tracciabilità delle operazioni, registrazione delle autorizzazioni, sistemi di verifica preventiva e procedure che permettano di correggere tempestivamente eventuali errori.

Una possibile rivoluzione nel rapporto tra cittadino e amministrazione
Esperienze come ItaliaAperta sono ancora in una fase iniziale e non rappresentano oggi una sostituzione dei portali istituzionali né degli uffici pubblici. Mostrano però chiaramente quale potrebbe essere la direzione futura.
La trasformazione più importante potrebbe non consistere semplicemente nell’inserire l’Intelligenza artificiale all’interno delle amministrazioni.
Potrebbe consistere nel rendere finalmente invisibile una parte della complessità burocratica agli occhi del cittadino.
Il cittadino dovrebbe conoscere il proprio diritto o il proprio bisogno, non necessariamente l’intera architettura amministrativa che si trova dietro alla sua richiesta.
In prospettiva potremmo quindi passare da una Pubblica Amministrazione composta da decine di portali e procedure differenti a un accesso nel quale una persona descrive la propria necessità e un assistente digitale individua automaticamente il percorso corretto.
Ma affinché ciò avvenga non basta che l’Intelligenza artificiale diventi più potente.
Occorrono regole, interoperabilità, sicurezza, responsabilità ben definite e soprattutto una progettazione dei servizi pubblici realmente orientata al cittadino.
La tecnologia è già in grado di aprire una nuova strada.
La sfida, adesso, è costruire intorno ad essa un sistema amministrativo capace di utilizzarla senza sacrificare legalità, trasparenza, tutela dei dati e certezza dei procedimenti.
Ed è proprio su questo terreno che nei prossimi anni si giocherà una delle partite più importanti della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana.





