NARO PASSION DAY 2026 . Christi Passionis Dies

NARO PASSION DAY 2026 . Christi Passionis Dies

A cura di Dott. LORENZO RANIOLO (Gela/CL) – dott.lorenzoraniolo@tiscali.it –Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

 

 

<NARO PASSION DAY 2026 . Christi Passionis Dies>

Domenica 19 aprile nella Casa ContemplAttiva, presso Naro (AG), con Otto ore di Sacre Rappresentazioni, tra incontro tra comunità, presidenti della Rete Siciliana della Settimana Santa e testimonianze vive della Passione di Cristo si sono ritrovati davanti a una folla delle grandi occasioni mai viste finora.
Da Caltanissetta a Rizziconi, da Alcamo a Gela e da Gela a Naro: la Sicilia si ritrova insieme.


Non potevano chiudere meglio di così ma un finale che in realtà non chiude, ma lascia una porta socchiusa.
Ieri a Naro è finito. E come succede con le cose che contano, non finisce davvero: cambia forma.


Il teatro è una grande scuola di vita perché ti insegna a stare. A non scappare subito. A restare seduti anche quando non è comodo. Quest’anno hanno allargato il perimetro: poesia, nuove drammaturgie, danza, documentari, accanto ai grandi nomi. Non per sommare, ma per tenere insieme. Che è la cosa più difficile.
Hanno scelto una parola fragile e fortissima insieme: speranza.
Non quella che rassicura, ma quella che chiede impegno.
Il cuore più vivo è stato quello dei ragazzi a Naro.


Questi ragazzi non sono “il futuro”: sono il presente che bussa. La speranza quando smette di essere una parola e diventa voce, sguardo, corpo.
Grazie alla squadra del regista Stefano Rizzo. Grazie agli attori gelesi e non, come Maria Giannone, come Anna BonafedeGabriella Giandinoto, Paolo Giannone, Matteo Federico e tanti altri che mi sfuggono i nomi.
Grazie al pubblico, che riempie le poltrone ma soprattutto lo spazio tra una persona e l’altra.


Perché senza di loro tutto sarebbe più triste, meno casa, meno famiglia. E il teatro, senza famiglia, è solo un posto. Il festival finisce ma la stagione continua.
Il sipario si abbassa solo per pochi giorni.

per le foto si ringrazia Maria Rita Cavallo