Groenlandia: la linea cristiano democratica tra sovranità, autodeterminazione e doveri dell’Italia !

Groenlandia: la linea cristiano democratica tra sovranità, autodeterminazione e doveri dell’Italia !

Groenlandia: la linea cristiano democratica tra sovranità, autodeterminazione e doveri dell’Italia !

Le dichiarazioni attribuite alla Casa Bianca in questi giorni secondo cui l’Amministrazione Trump starebbe valutando “una gamma di opzioni” per “acquisire” la Groenlandia, includendo perfino l’uso dello strumento militare, non possono essere archiviate come provocazioni mediatiche.

Sono un test di credibilità per l’ordine giuridico internazionale e per la coesione euro atlantica.

Come Democrazia Cristiana, la nostra bussola non può essere l’emotività o l’appartenenza, ma un principio semplice: la forza non crea diritto.

E quando si tollera la minaccia, si indebolisce la pace.

La Carta delle Nazioni Unite è esplicita: tutti gli Stati devono astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque Stato.

Il diritto internazionale contemporaneo non riconosce “necessità strategiche” come scorciatoia per acquisire territori.

Questo è ribadito anche dalla Dichiarazione ONU sulle Relazioni Amichevoli (Risoluzione 2625/1970): nessuna acquisizione territoriale risultante da minaccia o uso della forza può essere considerata legale, e non deve essere riconosciuta come tale.

Quindi, sotto il profilo giuridico, l’idea di “pretendere” la Groenlandia unilateralmente (o di insinuare che la forza sia un’opzione ordinaria) è incompatibile con i principi fondativi dell’ONU.

La Groenlandia è territorio autonomo nel Regno di Danimarca. E qui il diritto interno danese e l’assetto autonomistico groenlandese sono determinanti:

• La Danimarca, con l’Act on Greenland Self Government (2009), riconosce che il popolo groenlandese è un popolo con diritto di autodeterminazione.

• La stessa legge stabilisce un punto decisivo: la decisione sull’indipendenza spetta al popolo della Groenlandia; se tale decisione viene presa, si aprono negoziati con Copenaghen.

• La Costituzione danese (art. §19) vincola gli atti che aumentano o riducono il territorio del Regno al consenso del Folketing.

Ne consegue un dato “blindato”: qualunque scenario di cambiamento di status (indipendenza, nuova associazione, accordi speciali) può avvenire solo con un percorso legale che coinvolga democraticamente i groenlandesi e le istituzioni danesi. Non per pressione esterna.

L’elemento più grave non è soltanto la disputa territoriale: è la normalizzazione della minaccia tra alleati.

Il Trattato NATO, all’art. 1, impegna le Parti a risolvere le controversie con mezzi pacifici e a “refrain from the threat or use of force” in modo incompatibile con i fini ONU; l’art. 4 prevede consultazioni quando l’integrità territoriale o la sicurezza di un alleato è minacciata.

Non a caso, diversi leader europei – inclusa l’Italia – hanno riaffermato pubblicamente i principi di sovranità e inviolabilità dei confini, sottolineando che la Groenlandia “appartiene al suo popolo”.

Da italiani – e da cristiano democratici – dobbiamo chiedere una linea pubblica coerente con Costituzione, UE e Alleanza Atlantica:

1. Dichiarazione formale del Governo (e, idealmente, del Parlamento) a tutela di tre principi:
o sovranità e integrità territoriale del Regno di Danimarca;
o autodeterminazione del popolo groenlandese;
o rifiuto di ogni minaccia o uso della forza come strumento di acquisizione territoriale.

2. Coordinamento pieno in sede UE: l’azione esterna dell’Unione è guidata dal rispetto della Carta ONU e del diritto internazionale (art. 21 TUE). L’Italia deve promuovere una posizione comune ferma, non ambigua.

3. Chiarezza costituzionale: l’Italia “ripudia la guerra” come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 Cost.). Questo impone prudenza e coerenza: nessun avallo politico a minacce o forzature.

4. In ambito NATO: sostenere consultazioni e iniziative di de escalation, ricordando che la sicurezza nell’Artico si costruisce con cooperazione, basi e accordi esistenti, non con rivendicazioni territoriali.

5. Canale bilaterale con Washington: l’Italia può e deve dire agli USA una verità amica: le legittime preoccupazioni strategiche nell’Artico si affrontano dentro NATO e diritto internazionale; fuori da quel perimetro si apre un precedente che altri attori useranno contro l’Occidente stesso.

In conclusione: la Democrazia Cristiana non ha interesse a tifare per una potenza contro un’altra.

Ha il dovere di difendere il Bene Comune internazionale: pace, legalità, dignità dei popoli.

La Groenlandia non è “merce geopolitica”. È una comunità umana con diritti, ed è un banco di prova per le regole che tengono insieme l’Europa.

 

Dr. Cv. Giovanni Luigi Girotto

Componente del Consigliere Nazionale

Componente della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana

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