Biagio Passaro (Democrazia Cristiana): la Giustizia è davvero uguale per tutti?
Interviene quest’oggi il Dirigente nazionale della D.C. Biagio Passaro (Modena), nella sua attuale qualità di Vice-Segretario nazionale del Dipartimento Difesa e Sicurezza della Democrazia Cristiana italiana.
Interviene sul tema della Giustizia e del Diritto, sollecitato anche da importanti e discussi fatti di cronaca.
<< Le notizie riportate da RaiNews sul caso Garlasco sollevano interrogativi che meritano risposte precise.
Si parla di una presunta valutazione della personalità di Alberto Stasi, priva di firma e di data, mai depositata nel fascicolo.
Si parla anche di accertamenti sulla conservazione e sullo smaltimento di estratti biologici.
Il RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) secondo quanto riferito, sostiene che questi ultimi fossero intermedi di lavorazione, smaltiti dopo la condanna definitiva.
Sono circostanze da chiarire, senza trasformare i sospetti in verità già accertate.
Se venissero accertate irregolarità capaci di compromettere la ricerca della verità o il diritto di difesa, ci troveremmo davanti a una questione che riguarda ogni cittadino.

Non intendo certo pronunciare sentenze al posto dei Tribunali, ci mancherebbe.
Chiedo però che nessuna Istituzione si consideri al riparo dalle verifiche.
La fiducia nella Giustizia si conquista rendendo controllabile il proprio operato, riconoscendo gli eventuali errori e correggendoli.
Da qui nascono due domande.
La giustizia, oggi, tutela davvero i cittadini?
E quante persone, non potendosi permettere una difesa adeguata, sono in carcere o rischiano di finirci senza aver avuto strumenti sufficienti per far valere le proprie ragioni?
Non possiamo attribuire un numero a queste persone senza dati verificabili.
Possiamo però riconoscere il problema: affrontare un processo complesso richiede tempo, competenze, consulenze tecniche e risorse economiche.
Un avvocato preparato è essenziale, ma può aver bisogno anche di un medico legale, di un esperto informatico o di analisi scientifiche indipendenti.
Chi può sostenere queste spese dispone di possibilità concrete per contestare una ricostruzione.
Chi non può permettersele rischia di incontrare ostacoli molto maggiori.
È proprio questa distanza che lo Stato deve colmare.
L’uguaglianza davanti alla legge deve misurarsi nella possibilità effettiva di difendersi.
Se resta soltanto una scritta nelle aule dei tribunali, la promessa è incompiuta.
Per renderla reale servono scelte precise.
Anzitutto, un patrocinio a spese dello Stato capace di garantire una difesa adeguata alla complessità del procedimento, comprese le consulenze necessarie. L’accesso deve essere semplice, le risorse sufficienti e i compensi pagati tempestivamente.
Occorrono poi regole rigorose sulla tracciabilità degli accertamenti: chi ha svolto un’analisi, con quale metodo, su quali materiali e con quali risultati.
Gli elementi utili alla difesa devono poter essere conosciuti e verificati secondo le garanzie processuali. Le conclusioni devono poggiare su dati controllabili, soprattutto quando da esse dipende la libertà di una persona.
La conservazione dei reperti e degli estratti biologici richiede criteri chiari, decisioni documentate e garanzie che consentano, quando necessario e tecnicamente possibile, nuovi esami.
Il progresso scientifico può rendere utile domani ciò che oggi sembra avere esaurito la propria funzione.
Servono inoltre processi in tempi ragionevoli, personale e strumenti adeguati, motivazioni comprensibili e possibilità effettive di correggere un errore. E quando siano accertate condotte dolose o gravemente negligenti, devono seguire responsabilità concrete, rispettando le garanzie anche di chi viene chiamato a risponderne.
Infine, bisogna chiarire cosa intendiamo per certezza della pena.
Significa che una responsabilità provata conduce a una sanzione prevedibile, proporzionata ed eseguita secondo la legge.
Richiede anche che la condanna sia fondata su prove solide: punire la persona sbagliata lascia senza giustizia tanto l’innocente quanto la vittima.
Chiara Poggi e la sua famiglia meritano rispetto e verità. Ogni imputato merita un processo giusto. Sono esigenze che una democrazia deve garantire insieme.
Una giustizia autorevole deve poter dire: abbiamo verificato ogni elemento, abbiamo consentito una difesa effettiva, siamo pronti a correggere ciò che risulti sbagliato.
La libertà di un cittadino non può dipendere dal suo conto in banca.
È su questo che dobbiamo giudicare la promessa di una legge uguale per tutti.
A cura di Biagio Passaro (Modena)
