Biagio Passaro (Democrazia Cristiana) attacca il Governo “fake”: l’economia cresce, ma gli italiani restano tartassati !

Biagio Passaro (Democrazia Cristiana) attacca il Governo “fake”: l’economia cresce, ma gli italiani restano tartassati !

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I dati diffusi dall’Istat parlano chiaro: nel 2024 il Pil italiano crescerà dello 0,7%, mentre nel 2023 l’aumento è stato rivisto al rialzo all’1%.

Numeri che, presi da soli, potrebbero sembrare un segnale di vitalità. Ma dietro l’apparente ripresa economica si nasconde una realtà ben diversa: gli italiani continuano a essere tra i più tartassati d’Europa.

La pressione fiscale salirà infatti al 42,5%, un dato impressionante che stride con la retorica politica fatta di promesse di tagli alle tasse e di alleggerimento del peso sul lavoro e sulle imprese.

L’economia cresce, sì, ma cresce nonostante e non grazie alle politiche del governo. Cresce sulla pelle di cittadini e aziende che ogni giorno fanno i conti con bollette, mutui, inflazione e una burocrazia sempre più soffocante.

Il paradosso della crescita senza benessere

Non basta un decimale in più nel Pil per dire che il Paese sta meglio.

La verità è che gli stipendi reali restano fermi da vent’anni, il costo della vita aumenta e lo Stato continua a chiedere sempre più sacrifici. Il debito pubblico scende appena, ma a pagarne il prezzo sono sempre i contribuenti onesti, mentre evasione e sprechi rimangono intoccabili.

Gli italiani non vedono benefici concreti nelle proprie tasche. Anzi, si trovano con meno servizi, scuole in difficoltà, ospedali sotto organico e infrastrutture che cadono a pezzi.

Dove finiscono allora queste risorse? La crescita economica registrata dall’Istat rischia di restare un dato freddo, lontano anni luce dalla vita quotidiana delle famiglie.

Un Governo lontano dal Paese reale

Il governo si vanta dei numeri, ma non ha ancora dato risposte vere ai problemi concreti.

Si continua a parlare di riforme epocali, di tagli alle tasse mai arrivati, di rilancio dei consumi che non si vede. Intanto milioni di cittadini hanno smesso di credere alla politica e non vanno più a votare: non per indifferenza, ma per delusione e sfiducia.

Chi si è allontanato dalle urne lo ha fatto perché non vede più differenze tra destra e sinistra, tra governi che si succedono con promesse simili e risultati identici: tasse alte, stipendi bassi, servizi scadenti. È questo il vero grido silenzioso del Paese.

La responsabilità della classe dirigente

La politica dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio: se sempre più italiani scelgono l’astensione, la responsabilità non è dei cittadini, ma di una classe dirigente che ha smesso di rappresentarli. La democrazia non si misura con i decimali del Pil, ma con la fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni.

Oggi quella fiducia è ai minimi storici. E non basteranno le conferenze stampa e i toni trionfalistici per riconquistarla: servono atti concreti, tagli veri agli sprechi, meno tasse su lavoro e imprese, più investimenti in sanità, istruzione e sicurezza sociale.

Conclusione

L’Italia non ha bisogno di governi che si vantano dei numeri, ma di governi che ascoltino i cittadini. Fino ad allora, i dati dell’Istat resteranno statistiche da palazzo, lontane dalla realtà di milioni di famiglie che ogni giorno vivono il paradosso di un Paese che cresce senza che nessuno, davvero, stia meglio.

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Roberto Tramonti
5 mesi fa

Per riparare i danni mastrodontici dei governi di sinistra non bastano tre giorni,e li stiamo pagando noi. Mi raccomando rendergli il voto, poi scavatevi la fossa