< AVVOCATO DARIO GIANNICOLA (DEMOCRAZIA CRISTIANA): OCCORRE MAGGIORE IMPEGNO CONTRASTARE L’ODIOSO FENIOMENO DELLA VIOLENZA SULLE DONNE ! > – ( SECONDA PARTE)
Come precedentemente già pubblicato sulle colonne di questo stesso giornale democristiano < IL POPOLO > Anche il Movimento Femminile e per le Pari Opportunità della Democrazia Cristiana sta sviluppando una serrata ed estesa battaglia – politica e culturale – per combattere concretamente l’odioso fenomeno della violenza sulle donne.

Se ne sono fatte interpreti numerose esponenti del Movimento Femminile nel corso di un apposito incontro – svoltosi di recente – e dedicato appositamente a questo argomento.
Interviene ora – dalle colonne del giornale democristiano < IL POPOLO >
Concludiamo dunque pubblicando la seconda parte della approfondita riflessione esposta nell’occasione dall’Avvocato Dario Giannicola nella sua doppia veste di componente del Dipartimento < Legalità e Giustizia >, nonchè del Dipartimento < Difesa e Sicurezza > della Democrazia Cristiana italiana.
Occorre approfondire e ripensare il rapporto tra denuncia e querela.
Uno dei temi più delicati infatti riguarda proprio il sistema della denuncia-querela.
In molte situazioni la vittima, per paura, dipendenza economica, minacce o pressione familiare, può decidere di ritirare la querela o di non presentarla tempestivamente.
È necessario valutare una modifica normativa che preveda la procedibilità d’ufficio per un numero più ampio di condotte violente, soprattutto quando emergano:


* precedenti episodi di maltrattamento;
* minacce gravi;
* uso di armi;
* lesioni;
* violazione di provvedimenti di allontanamento;
* presenza di minori;
* condotte persecutorie reiterate;
* rischio concreto per l’incolumità della vittima.
La procedibilità d’ufficio non dovrebbe significare espropriare la donna della propria volontà, ma impedire che la prosecuzione dell’azione penale dipenda esclusivamente da una vittima spesso sottoposta ad una forte pressione psicologica.

La priorità deve essere proteggere la persona vulnerabile, garantendo al tempo stesso il rispetto delle regole del giusto processo e dei diritti della difesa.


Pene più severe, ma soprattutto certe e tempestive.
Il tema delle pene deve essere affrontato con molta serietà.
È necessario verificare se le sanzioni oggi previste siano adeguate alla gravità delle condotte, soprattutto nei casi di recidiva, violazione delle misure cautelari e aggressioni commesse dopo minacce o denunce.

La pena deve essere proporzionata al delitto commesso, ma anche dev’essere effettiva !
Non è sufficiente aumentare gli anni di reclusione sulla carta se il procedimento è troppo lento.
Oppure se le misure di protezione non vengono poi rispettate oppure se l’autore della violenza continua a controllare e perseguitare la vittima.


Occorre quindi rafforzare:


* la certezza dell’intervento immediato;
* il controllo elettronico degli autori pericolosi;
* l’allontanamento effettivo dalla casa familiare;
* la valutazione della recidiva;
* la risposta alle violazioni dei divieti;
* i percorsi trattamentali per gli autori di violenza.
Il Ministero della Giustizia ha previsto criteri per il riconoscimento degli enti che organizzano percorsi di recupero per gli autori dei reati di violenza contro le donne e domestica.




Questi percorsi possono essere utili, ma non devono mai sostituire la responsabilità penale né trasformarsi in un alibi per evitare la sanzione.
Una strategia nazionale permanente
La lotta alla violenza sulle donne richiede una strategia nazionale stabile, fondata su quattro pilastri:
1. prevenzione culturale nelle scuole e nei luoghi di lavoro;
2. formazione qualificata degli operatori;
3. protezione immediata delle vittime;
4. certezza della risposta giudiziaria.



Servono più risorse per i centri antiviolenza, per le case rifugio, per l’assistenza psicologica e legale e per l’autonomia abitativa ed economica delle donne.
Una vittima realmente libera è una donna che può lasciare il proprio aggressore senza rischiare di perdere la casa, il lavoro, i figli o la propria sicurezza.
La violenza sulle donne non è un fatto privato e non può essere considerata una semplice crisi familiare.

È una violazione dei diritti fondamentali, una questione di sicurezza pubblica e un’emergenza sociale.
Il Codice Rosso ha rappresentato un passaggio importante. Ora occorre renderlo pienamente operativo attraverso personale formato, risorse adeguate, procedure più rapide e pene effettive.
Una legge è davvero forte soltanto quando riesce a proteggere la vittima prima che sia troppo tardi !

A cura di Avv. DARIO GIANNICOLA * dario.giannicola@dconline.info *
Segretario generale della Fondazione “Papa Clemente XI – Albani”
Direttore e docente del Dipartimento Sicurezza Pubblica e Stradale della “Federiciana Università Popolare”
Direttore del Dipartimento Regionale per la Calabria dello “Sportello dei Diritti del Cittadino e dei Diritti del Malato”, nonchè Responsabile degli Affari Giuridici dello stesso.
Componente Dipartimento “Legalità e Giustizia” della D.C.
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

ed a cura di Cav. ORONZO BRAI (Lecce – Cervignano del Friuli /UD)
Mail: templare260866@gmail.com * oronzo.brai@dconline.info * Cell. 334-1155781
Segretario regionale del Dipartimento < Sviluppo – Comunicazione – Marketing > della Democrazia Cristiana della regione Friuli Venezia Giulia
Segretario prov.le Dip. < Enti locali > Democrazia Cristiana prov. Udine.
Segretario Generale dell’Associazione “TRIPLA DIFESA ONLUS”
* Gran Maestro Cavaliere Ordine Internazionale dei Templari
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana
www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it
