Il Prof. Giulio Tarro (Napoli) risponde alle domande a lui poste da “Il Popolo” sulle problematiche della pandemia da coronavirus.

Il Prof. Giulio Tarro (Napoli) risponde alle domande a lui poste da “Il Popolo” sulle problematiche della pandemia da coronavirus.

A cura di Mariateresa Monorchio – Camerino (MC) * Segretario regionale del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana della Regione Marche.

Mariateresa Monorchio

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Il Prof. Giulio Tarro (Napoli) risponde alle domande a lui poste da “Il Popolo” sulle problematiche della pandemia da coronavirus.

Prof. Giulio Tarro, come sempre il tempo è galantuomo ! Conosciamo la sua bella Messina, sua città di nascita; un Duomo bellissimo, con il suo orologio animato, con la fontana di Orione opera di Giovanni Angelo Montorsoli discepolo di Michelangelo,  di Antonello da Messina e la “Vara” un grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta portato in processione ogni anno il 15 di agosto.

Porf. Giulio Tarro

Così come la sua città di Studio, la bella Napoli, il suo Borgo Marinaro, dove qualche volta La incrociavo quando mi recavo  al circolo nautico “La Vela” per uscire con la barca a vela, classe Laser monoposto, nel Golfo di Napoli.

Lei conosce mio padre il Geometra Giovanni Monorchio, “Engineering Solution”, che si occupa in un suo progetto di realizzare un Ospedale di Emergenza modulare, aereo trasportabile, con 18/36/54 posti letto di terapia intensiva.

Giovanni Monorchio

Il tutto si monta in 200 ore, con la specifica peculiarità che – finita l’emergenza – detto Ospedale si trasforma in postazione sanitaria fissa polifunzionale a servizio del territorio, con costi ridotti di quasi il 70% rispetto a quello che la stampa e la televisione ed altri mass media non proprio obiettivi e trasparenti trasmettono come informazione pubblica.

Professore voglio entrare nel tema Coronavirus con una serie di domande:

Secondo lei la scienza e di conseguenza i governi hanno sottovalutato il coronavirus?

Si sarebbe potuti intervenire prima per contenere il contagio?

Fino a meno di 20 anni addietro i coronavirus rappresentavano una famiglia virale che durante il periodo invernale causava dal 10 al 30% dei raffreddori.

Adesso il nuovo coronavirus COVID-19 da una malattia febbrile con impegno nei casi più severi di una polmonite che può avere la necessità perfino di un respiratore.

L’epidemia in Cina è terminata.

Come secondo paese spetterà a noi, purtroppo pagando un tributo maggiore di vittime soprattutto basato sulla confusione che regna tra i governanti, i tuttologi e l’informazione che non distingue la verità dalle fake news.

Se guardiamo a Milano che è sempre stata il fiore all’occhiello della sanità italiana, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli.

Noi dobbiamo sperare da una parte nell’ambiente, sicuramente l’ambiente è migliore e quindi contrario al virus.

E soprattutto alle esperienze precedenti, in cui non abbiamo dato i numeri, nel senso che siamo riusciti a passare il colera, il male oscuro, la salmonellosi, l’inizio dell’Aids, e le varie influenze che si sono alternate, in cui a un certo punto abbiamo fatto più diagnosi degli altri, e quindi per questo avevamo più casi.

Diciamo pure che l’anno scorso abbiamo avuto un’influenza per sei milioni di italiani, con 10.000 morti.

Se l’Istituto superiore di sanità dice che praticamente il 98% dei morti sicuramente non muore per il coronavirus, c’è stato un concentrato di pazienti che hanno bisogno di terapie intensive, che ha fatto scoppiare il problema sanitario.

Come ha reagito secondo Lei il nostro sistema sanitario nazionale?

Abbiamo un bollettino di guerra. Anziché dire cosa è successo e perché è successo, perché non hanno detto che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il nostro Paese ha dimezzato i posti letti per la terapia intensiva, passati da 575 per 100.000 abitanti, a 275 attuali?

Questo per una politica che ha sbagliato, a livello sanitario, dal 1997 al 2015.

Ci si è messi in queste condizioni, come se venisse un terremoto e uno non sapesse cosa fare, perché non ha usato il cemento armato. E lo stesso vale nel nostro caso.

Nemmeno quando è scoppiata l’epidemia attuale in Cina abbiamo fatto niente per raddoppiare i posti letto, come hanno fatto i francesi.

Non è stato fatto niente !

La Cina ha fatto tre ospedali in due settimane, noi stiamo ancora a fare distinzioni se dobbiamo soccorrere prima i giovani o gli anziani, che sono pieni di problemi.

Abbiamo delle situazioni a livello non solo culturale, ma etico, proprio indecenti.

Le cure per altri virus e malattie, tra cui hiv, ebola, malaria e artrite, sembrano avere efficacia contro il covid-19: cosa pensa a riguardo?

Il Remdevisir usato per l’Ebola, la Clorochina (Plaquenil) già come antimalarico adesso di routine in Francia, il Fapilavir (Avigan) prodotto dal 2014 in Giappone, inibitori delle proteasi del virus dell’AIDS come Ritonavir e Lopinavir, Vit C a grammi, Oseltamivir, antifluenzale.

Tutti questi sono farmaci per via orale.

In particolare l’Avigan nome commerciale del Favipiravir è un antivirale già in uso da alcuni anni nei riguardi di diverse famiglie virali. Il suo uso come antivirale precoce nelle infezioni influenzali ha avuto un riscontro positivo per quanto riguarda in particolare il Giappone dove è stato prodotto.

Adesso in Italia verrà utilizzato nella regione Veneto e quella della Lombardia. L’ultima sperimentazione clinica con un prodotto difficile da maneggiare mi lascia perplesso, perché non può certo risolvere il 98% dell’epidemia, il TOCILIZUMAB l’immunosoppressore dell’artrite reumatoide, è un prodotto poco malleabile.

Non stimo che ne valga la pena, riducendo ulteriormente la risposta immune al virus del paziente e lasciandolo scoperto alla reinfezione.

La cura più efficace (così come dimostrato in un articolo a cura dei nostri colleghi virologi cinesi e pubblicato sulla Proceeding National Academy of Science e in un altro articolo sul Medical Journal of Virology) è l’immunoterapia.

Vale a dire l’utilizzo delle gammaglobuline che si ricavano dal sangue dei pazienti guariti dal Sars CoV2.

È stato scientificamente dimostrato che bastano 200 ml di plasma trasfuso nei pazienti per vedere risolvere le situazioni più gravi nel giro di 48 ore.

A Mantova e a Pavia, dove si pratica l’immunoterapia, si riscontrano già buoni risultati.

Quanto durerà questa emergenza?

Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi?

Il caldo ci aiuterà?

Dobbiamo avere l’esperienza commisurata altrove.

In Cina è iniziata a novembre-dicembre, ed è stata comunicata ufficialmente il 31 dicembre dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Abbiamo avuto un picco sicuramente che è stato a gennaio, sempre a crescere, e a febbraio.

Poi è cominciata a scendere, e ora in Cina l’epidemia non c’è più.

Perché noi dovremmo avere un aspetto diverso?

Ponendo i dati su un grafico di coordinate cartesiane si vede benissimo che il numero dei nuovi casi è incominciato a livellarsi nella Corea del Sud, mentre i nuovi casi in Italia sono continuati a crescere in maniera esponenziale.

Le misure restrittive imposte alla popolazione daranno il loro effetto da quando questo picco ha cominciato la sua discesa come sembra avvenire dall’aprile.

D’altra parte l’epidemia in Cina è già terminata.

Quando il picco sarà terminato e i contagi finiranno, non è comunque rischioso tornare alla vita “normale” di prima?

Quali precauzioni dovremo adottare?

Per permettere alle strutture sanitarie interventi mirati dobbiamo fare a meno di una informazione che provoca ansia e piena di falsi appelli “a non farsi prendere dal panico”, perchè a questo punto anche una influenza stagionale non dico dell’anno scorso, ma di quegli anni in cui effettivamente è stato notato un incremento dei casi – vedi l’aviaria, la suina, quella stessa di quest’anno – avrebbero potuto portare ad una simile emergenza.

Napoli ha l’esperienza del colera, del male oscuro, delle salmonellosi, dell’inizio dell’AIDS quando non esisteva la terapia, delle influenze recenti, l’aviaria e la suina quando i valori dei contagiati e le stesse mortalità ne hanno fatto la prima regione italiana, distinguendosi però per la buona sanità, ossia una diagnosi vera rispetto al resto dell’Italia.

Si è parlato di una necessaria “immunità di gregge”: cosa pensa a proposito?

“L’immunità di gregge è quella che normalmente si cerca di ottenere con una vaccinazione verso un determinato agente che può essere un virus o un batterio.

Attraverso questa si riesce ad ottenere il 95% della risposta immunologica delle varie persone, per questo si parla di “gregge”.

Il che vuol dire arrivare ad un numero che ci rende abbastanza tranquilli sul fatto che quell’agente non circolerà più, perché troverà gente vaccinata e quindi verrà bloccato.

L’altro 5% che rimane, è legato a situazioni in cui non vengono consigliate le vaccinazioni perché sono persone in stato di immunodepresse, che non avrebbero una risposta valida, oppure potrebbero avere motivi ideologici o di altra natura per cui non vogliono essere vaccinate.

Nel caso del Covid-19 non stiamo parlando di vaccinazione.

Penso che il primo ministro inglese non abbia preso tale posizione senza consultare l’Università di Cambridge o di Londra, o gente molto valida sul campo che ritiene, date le caratteristiche del Coronavirus, che proteggendo le persone che potrebbero risentirne di più come anziani o persone affette da altre malattie, di far circolare liberamente il virus, non ricorrendo alle misure che stiamo attuando noi, come rigore e isolamento, per cercare di debellare quella che tutto sommato è una malattia che al 98% si risolve senza mortalità.

In base a questa proiezione avremmo l’immunità di tutta la popolazione”.

 La ringrazio della sua cortese ed educata esposizione che La contraddistingue da altre persone che nella comunicazione di questi contenuti hanno disinformato la popolazione, il paese, che si è trovato esposto al rischio di contagio epidemia da  coronavirus, con tutte le conseguenze economiche e lavorative, con ad oggi oltre 30 mila morti, reato gravissimo, che la magistratura quanto prima deve fare una indagine scrupolosa oltre a creare una commissione parlamentare di inchiesta, come per le stragi e il terrorismo.

In ultimo segnalo l’attività in essere a Mantova portata avanti dal Prof. De Donno Giuseppe, che con la tecnica antica di usare il plasma dal sangue, come Lei ne ha parlato prima, si sono fermati i decessi.

Una strana coincidenza, che sembra non faccia molto piacere a molte persone.

De Donno una bella persona, attenta, riservata e rivoluzionaria nella sua semplicità di trovare la soluzione opportuna del momento, anche lui è nativo di Maglie, figlio della stessa terra dove è nato Il Presidente On. Aldo Moro barbaramente ucciso dalla politica infame per mano della Brigate Rosse 42 anni fa.

Una preghiera ai nostri morti !

 Il Prof. De Donno mi ricorda di salutare, insieme a suo figlio Giuseppe, il Direttore de “IL POPOLO” Dott. Angelo Sandri unitamente a tutti i lettori del nostro giornale.

 

A cura di Mariateresa Monorchio – Camerino (MC) * Segretario regionale del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana della Regione Marche.

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