PROSEGUE IL TENTATIVO DEL PROF. GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INCARICATO DA SERGIO MATTARELLA.

Giuseppe Conte è il  nuovo presidente del Consiglio incaricato da Mattarella alla formazione del nuovo governo:  indicato dai leader dei partiti di maggioranza Di Maio e Salvini.

PROSEGUE IL TENTATIVO DEL PROF. GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INCARICATO DA SERGIO MATTARELLA.

Giuseppe Conte è dunque il Presidente del Consiglio incaricato da Sergio Mattarella per la formazione di un nuovo governo, così come indicato dai leader dei partiti 5 Stelle (Di Maio) e Lega (Salvini).

di ANTONIO GENTILE

Il prof. Giuseppe Conte è stato incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come indicato dai leader dei due gruppi politici della presunta maggioranza Movimento 5 stelle e Lega, come il possibile premier di un governo politico.

Mattarella ha convocato nei giorni scorsi il prof. Giuseppe Conte al Quirinale per conferirgli ufficialmente l’incarico della formazione di una squadra di governo.

Conte ha accettato l’incarico, riservandosi di verificare le condizioni per formare effettivamente un esecutivo.

Nella conferenza stampa le sue parole sono state pacate e di un certo equilibrio.

“Fuori da qui c’è un Paese che attende la nascita di un esecutivo e attende delle risposte. .

Il contratto su cui si fonda questa esperienza di governo, a cui anche io ho dato il mio contributo, rappresenta le aspettative di cambiamento dei cittadini italiani.

Lo porrò a fondamento dell’azione di governo, nel pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri e nel rispetto delle altre previsioni e regole costituzionali”.

Conte ha anche ribadito :”il mio intento è di dar vita ad un governo sarà dalla parte dei cittadini che tuteli i loro interessi. Sono professore e avvocato. Nel corso della mia vita ho perorato le cause di tante persone. Mi accingo ora a difendere gli interessi di tutti gli italiani, in tutte le sedi europee ed internazionali, dialogando con le Istituzioni Europee e con i Rappresentanti di altri Paesi. Mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo italiano. Sono disponibile a farlo senza risparmiarmi, con il massimo impegno e la massima responsabilità”.

Unica obiezione a questi concetti è che sarebbe stato molto utile dire le proprie intenzioni agli elettori italiani prima di andare a votare e non dopo, facendo invece ora cose ben diverse da quelle enunciate dai due partiti della presunta maggioranza durante la loro, sia pur breve, campagna elettorale.

Un ennesimo esempio di vilipendio al quel concetto di sovranità popolare su cui si fonda la Repubblica italiane e di cui parla a chiare lettere la nostra Costituzione.

Ma chi è il prof. Giuseppe Conte ? Nasce a Volturara Appula, in provincia di Foggia, 54 anni fa.

Conte si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma (1988) con 110/110 e lode. Tra il 1992 e il 1993 è stato borsista presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Ha proseguito gli studi a Yale, negli Stati Uniti, a Vienna, Parigi, Cambridge e New York.

Nel corso della sua carriera accademica ha insegnato diritto civile e commerciale presso l’Università di Roma Tre, la Lumsa di Roma, l’Università di Malta e quella di Sassari.

Attualmente è professore ordinario di Diritto privato all’Università di Firenze
È direttore di prestigiose riviste e collane scientifiche, componente del comitato scientifico della Fondazione italiana del notariato.

Condirettore della collana dell’editore Laterza dedicata ai “Maestri del diritto”, è membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e ha presieduto la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per i corsi per aspiranti magistrati.

Entro dieci giorni, il governo dovrà presentarsi davanti alle Camere, non in seduta congiunta ma separatamente, per avere il voto di fiducia del Parlamento.

Il voto dovrà essere effettuato per appello nominale e motivato dai gruppi parlamentari durante la seduta. Se il governo ottiene la fiducia, entra nel pieno dei suoi poteri. Altrimenti, si dimette.

Dei 64 governi dal 1946, l’anno del referendum sulla Repubblica, cinque non hanno ricevuto l’approvazione delle Camere: l’ultima volta è successo più di trent’anni fa, nel 1987.

di ANTONIO GENTILE
Segretario nazionale Vicario del Dipartimento “Sviluppo e Organizzazione” della Democrazia Cristiana.