Preoccupazioni in arrivo per Di Maio: se si torna al voto stavolta il centrodestra con la DC si prende tutto.

La scomparsa del centrosinistra, il dominio della Lega a Nord, l’avanzata dei conservatori al Sud e della nuova Dc di Rotondi e Cesa. Soprattutto, la percezione diffusa che Salvini comandi e i Cinque Stelle obbediscano: ecco perché questo governo cade. E se cade, perché il leader pentastellato non vuole andare a votare?

Preoccupazioni in arrivo per Di Maio: se si torna al voto stavolta il centrodestra con la DC si prende tutto.

In questo scenario dipenderà anche molto da che cosa succederà nell’ambito del Partito Democratico. E’ cosa improbabile tale partito si possa riprendere. Ma il rischio per i grillini sarà perdere consensi verso destra non conquistandone a sinistra.

C’è inoltre la variante della Democrazia Cristiana che potrebbe portare via terreno al M5S, che si sgonfierebbe – secondo le previsioni – di 10-15 punti.

Immagine dalla Conferenza stampa a Pescara (29-10-2018) per la Lista <Democrazia Cristiana /Udc> alle prossime elezioni regionali abruzzesi del 2019.

La mappa dei collegi nello scenario relativo a una “coalizione Conte” è davvero impressionante.

Al centrosinistra, in tutta Italia, rimarrebbero sei seggi, comprendenti i due dell’Svp in Trentino Alto Adige; il centrodestra “moderato” non toccherebbe palla.

E la situazione sarebbe praticamente identica se si sfidassero due coalizioni, una sovranista e l’altra europeista.

Nello scenario più verosimile al momento, ovvero una riedizione del centrodestra classico, la coalizione conservatrice ad oggi potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.

Il 43.5% di cui godono nei sondaggi i partiti del centro-destra assicurerebbe alla coalizione una maggioranza in entrambe le Camere.

A farne le spese sarebbero sia il centrosinistra, relegato nelle sempre più piccole riserve tosco-emiliane, sia il Movimento 5 Stelle, che ne uscirebbe ridimensionato.

Uno dei “volti nuovi” D.C.: Maria Grazia Lenti (Bari).

La riunificazione della Dc con l’Udc di Cesa, anche se leggermente scalfito dall’avanzata conservatrice, avrebbe comunque una significativa presenza politica a livello nazionale.

I numeri parlano chiaro: l’unica alternativa a questo governo, oggi, è un esecutivo del centrodestra. Non ha al momento i seggi necessari per governare in questa legislatura, ma se si tornasse al voto ne uscirebbe sicuramente vincitore.

La sinistra di Liberi e Uguali, elettoralmente pressoché inesistente, non avrebbe seggi in nessuna delle simulazioni, mentre il Pd conferma tutte le proprie difficoltà: oltre ai già citati buoni risultati in piccole aree della Toscana e dell’Emilia Romagna, potrebbe vincere in alcuni scenari nei seggi di Milano e Torino, e dovrebbe ringraziare l’Svp per la tenuta di alcuni seggi altoatesini.

I numeri parlano chiaro: l’unica alternativa a questo governo, oggi, è un esecutivo del centrodestra con l’aiuto della Democrazia Cristiana. Non ha i seggi necessari per governare in questa legislatura, ma se si tornasse al voto ne uscirebbe vincitore.

Ovviamente, non sarebbe il centrodestra che abbiamo conosciuto finora: il ruolo di Berlusconi e di Forza Italia sarebbe marginale, e il governo sarebbe inevitabilmente a trazione leghista.

Il blu che coprirebbe l’Italia, in questo caso, non sarebbe quello del Cavaliere, a meno che non ci sia un colpo di coda di Forza Italia con un accordo a sorpresa con la Democrazia Cristiana, che potrebbe cambiare radicalmente lo scenario politico nazionale.

Probabilmente cambiare partner di governo non è ciò che interessa a Salvini oggi, che pur con meno seggi e cedendo la premiership è l’indubbio leader di questo governo.

Ma c’è un Italia vera ed unita che crede ancora nei valori di ispirazione cristiana e nella famiglia, ma soprattutto vorrebbe far risorgere la nuova Democrazia Cristiana che è già cominciata e lo dimostrerà con i numeri  che verranno dalle prossime elezioni.

Se la Lega nei sondaggi si manterrà su questi livelli, per il leader del Carroccio è meglio continuare a governare con un ruolo da protagonista assoluto.

Intanto, nel Paese, l’egemonia governativa continua ma i colpi di scena li possiamo solo che attendere.

di ANTONIO GENTILE.

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