CANTO ALLA GRANDEZZA DELL’ONNIPOTENTE: DALLE “CONFESSIONI” DI SANT’AGOSTINO.

CANTO ALLA GRANDEZZA DELL’ONNIPOTENTE: DALLE “CONFESSIONI” DI SANT’AGOSTINO.

di Salvatore Petrone

“Sei grande, Signore, e degno di altissima lode: grande è la tua potenza e incommensurabile la tua sapienza. E vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione, l’uomo che si porta dietro la sua morte, che si porta dietro la testimonianza del suo peccato, e della tua resistenza ai superbi.

Eppure vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione.

Tu lo risvegli al piacere di cantare le tue lodi, perché per Te ci hai fatti e il nostro cuore è inquieto finché in te non trovi pace.

Di questo, mio Signore, concedimi intelligenza e conoscenza: bisogna invocarti prima di renderti lode? E bisogna invocarti prima di incontrarti? Come si può invocarti senza conoscerti?

Si rischia, non sapendolo, di invocare una cosa per un’altra, e cader nell’equivoco. O piuttosto bisogna invocarti, per incontrarti? Ma come invocheranno quello in cui non hanno ancora creduto? E come credere, se nessuno l’annuncia?

Loderà Dio chi ne sente la mancanza. Perché chi lo cerca lo troverà e chi lo trova gli renderà lode. Voglio cercarti, mio Signore, invocandoti, e invocarti credendo in te: perché l’annuncio di te ci è dato. Ti invoca, mio signore, la mia fede ‐ quella che tu mi hai dato, che l’umanità del tuo figlio e l’ufficio di chi ti annuncia mi hanno ispirato.”

(dalle “Confessioni” di Sant’Agostino)

Sant’Agostino apre la sua opera con questo canto alla grandezza di Dio, inserito nel Capitolo I, intitolato “Dell’Infanzia”.

È un canto alla grande potenza e all’incommensurabile sapienza di Dio, cui l’autore contrappone la piccolezza dell’uomo, che è “particella della creazione” e “si porta dietro la sua morte, la testimonianza del suo peccato e della resistenza del Signore ai superbi”.

Ed è proprio la piccolezza dell’uomo a spingerlo a lodare il suo Signore (“Eppure vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione”).

Il canto della lode di Dio nasce nell’uomo dalla consapevolezza di essere stato creato per Lui e dall’inquietudine che travolge il suo cuore “finché non trova in Lui pace”.

La lode di Dio nasce nell’uomo dal sentirne la mancanza. La mancanza spinge l’uomo a cercarLo, per trovarLo e, avendoLo trovato, renderGli lode. Annunciare per credere, credere per invocare, invocare per incontrare e per rendere lode.

Di questo Sant’Agostino chiede al Signore “intelligenza e conoscenza”.

Non si può arrivare alla lode di Dio se prima non si crede in seguito all’annuncio. Questo mirabile passo si chiude con un anelito alla ricerca di Dio attraverso l’invocazione, e all’invocazione attraverso la fede.

La fede spinge Sant’Agostino a invocare il Signore. E la fede è data dal Signore ed ispirata “dall’umanità del Suo figlio e dall’ufficio di chi ti annuncia”.

La fede è un dono gratuito del Signore e prende forma, scaturisce nell’uomo (“è ispirata”) dall’aver Gesù condiviso, tranne che nel peccato, la nostra natura umana e dalla missione della Chiesa di annunciare al mondo intero il Vangelo, che è rivelazione di Gesù e Parola che salva e dà vita.

SALVATORE PETRONE – CAMPOBASSO