Rolando Rivi martire nel nome di Cristo per la Verità e la Libertà

Rolando Rivi martire nel nome di Cristo per la Verità e la Libertà

A cura di FERNANDO CIARROCCHI (Monteprandone / prov. Ascoli Piceno)

 fernando.ciarrocchi@dconline.info * Tel. 347-2577651 *

Vice-Segretario nazionale Vicario del Dipartimento “Sviluppo-Comunicazione-Marketing” della Democrazia Cristiana italiana

Vice-Direttore de “Il Popolo “ della Democrazia Cristiana

Coordinatore della redazione giornalistica de “Il Popolo” della Democrazia Cristiana.

 

Rolando Rivi martire nel nome di Cristo per la Verità e la Libertà

Nell’approssimarsi delle celebrazioni per il 25 aprile 2023 – per commemorare la Festa della Liberazione dell’Italia dall’orrendo giogo nazista e dall’odio più cieco – la Democrazia Cristiana della regione Marche ha voluto proporre all’attenzione dei lettori de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana ed agli iscritti ed attivisti dello Scudo Crociato marchigiano e nazionale il ricordo di un giovane martire nel nome di Cristo per la Verità e la Libertà: il giovanissimo seminarista Rolando Rivi, barbaramente ucciso in “odium fedei”.

Il giovane seminarista Rolando Rivi

Rolando Rivi era un giovane seminarista di 14 anni e fu ucciso in modo barbaro dai partigiani nel 1945 in odio alla fede.

Sequestrato e torturato per tre giorni.

I carnefici usarono la sua tonaca addirittura per farne un pallone da calcio per poi appenderla come un trofeo.

Prima di morire, il giovane seminarista Rolando chiese di pregare per mamma e papà.

Un cristiano, nonostante la giovane età, già adulto e tutto d’un pezzo. Martire a causa della sua fede sincera e incapace di compromessi.

Il 28 marzo 2013,  Jorge Mario Bergoglio firmò il decreto tanto che il successivo sabato 5 ottobre Rolando Rivi, già Servo di Dio, venne proclamato beato.

Aveva solo 14 anni quando fu torturato e ucciso da alcuni uomini delle brigate garibaldine “in odium fidei”: era  il 13 aprile del 1945, ma ne dimostrava ancora meno, con quel viso tondo e minuto, sguardo intenso reso ancora più vulnerabile dal cappello da seminarista che rischiava  di cadergli sugli occhi.

Un cappello che Rolando non volle togliersi da quando, a 11 anni, entrò in seminario e aveva vestito l’abito talare.

Mons, Massimo Camicasca, Vescovo di Reggio Emilia, dichiarò Per non far torto a Gesù. «Chiediamo a Rolando Rivi di ottenere la grazia di tante vocazioni per la nostra Chiesa»

Rolando Rivi era nato a San Valentino, comune di Castellarano, nel reggiano,il 7 gennaio del 1931, secondo di tre figli di due giovani contadini, mamma Albertina e papà Roberto.

Gente genuina ma di fede profonda, legata alla parrocchia. Rolando cresce nell’oratorio, impara a suonare l’organo, da buon chierichetto serve la Santa Messa.».

 Dopo la Santa Cresima chiede di entrare in seminario.

Ha un sogno: diventare missionario. I genitori non si oppongono ed entra nel seminario di Marola.

Siamo nel 1942. Due anni dopo, nel 1944, i tedeschi occupano la struttura e i seminaristi sono costretti a tornare a casa.

Anche Rolando torna a San Valentino e ritrova la famiglia e i coetanei. Il clima è cambiato. Il paese è scosso dalle incursioni dei tedeschi e dei partigiani, i sacerdoti sono malvisti e rischiano ogni giorno la vita.

Siamo nel triangolo della morte, i crimini commessi dai “rossi” faranno poi i conti completi con l’opinione pubblica solo dopo il famoso “chi sa parli” lanciato negli anni ’80 dall’ex partigiano reggiano Otello Montanari.

Tra tutti, questo omicidio è stato uno dei più efferati e dei più odiosi, anche per l’età della vittima. Tornato dal seminario, Rolando riprende la vita di prima. Gli studi, i giochi con gli amici, la parrocchia.

Ma non si  toglie l’abito, nonostante il suo vecchio parroco sia appena stato trasferito in un luogo più sicuro dopo essere stato aggredito e picchiato da alcuni partigiani comunisti.

Il nuovo parroco è don Alberto Camellini, ha solo 25 anni ed è al suo primo incarico. Sarà uno dei testimoni contro i suoi assassini. Il 10 aprile del ‘45.

Rolando va a studiare in un bosco vicino a casa, come al solito. La sera non è ancora rientrato.

I genitori trovano i suoi libri con un biglietto dei partigiani, in cui si dice di non cercarlo. Trascorsi alcuni giorni di inutili ed estenuanti ricerche, il papà e il giovane parroco si mettono in viaggio seguendo le indicazioni degli assassini, scoprono la terribile verità.

Rolando è stato sequestrato, portato in un casale a Piane di Monchio, nell’Appennino modenese, torturato per tre giorni e infine ucciso, il 13 aprile, alle tre del pomeriggio.

 

Di lui, del caro Rolando Rivi, Patrono dei seminaristi,  si conserva perenne memoria.

Il ricordo, la memoria, la preghiera, devono indurre le giovani generazioni, soprattutto, gli adulti che hanno l’arduo compito di educatori, in primis i genitori, a far si che i giovani, appunto, sappiano apprezzare i valori della democrazia, della LIBERTA’, che  non sono mai  scontati.

Ricordare sempre per non dimenticare nella piena consapevolezza della precarietà delle situazioni.