MYANMAR ED “IL GOLPE DEI MISTERI”: I TANTI INTERESSI E LE COLPE INTERNAZIONALI

MYANMAR ED “IL GOLPE DEI MISTERI”: I TANTI INTERESSI E LE COLPE INTERNAZIONALI
Dott. Alessio Piccirillo 

  A Cura del Dott. Alessio Piccirillo (Roma)

alessio.piccirillo@dconline.info * Cell. 392-7465813

Vice-Segretario Gen.le Dipartimento Comunicazione della Democrazia Cristiana Internazionale

Componente Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

< MYANMAR ED “IL GOLPE DEI MISTERI”: I TANTI INTERESSI E LE COLPE INTERNAZIONALI >.

E’ trascorso più di un mese da quando, il 1 febbraio la democrazia del Myanmar (ex Birmania), è stata scossa da un colpo di stato – all’indomani della netta vittoria del “Nacional League for Democracy”, la lista della leader Birmana Aung San Suu Kyi la quale, in questa tornata elettorale, si è aggiudicata ben 396 dei 476 seggi in parlamento – laddove, con un blitz “manu militari”, il potere è stato assunto totalmente dal Generale Min Aung Hlaing.

Il Generale, per tutta risposta, ha immediatamente imposto il coprifuoco ed una brutale repressione – con l’ausilio di idranti e di proiettili veri, oltre che di gomma – contro tutti i manifestanti che, sin dalle prime ore del golpe, sono scesi in piazza immediatamente in tutto il Paese per protestare contro il mancato riconoscimento della vittoria elettorale, per sensibilizzare la comunità internazionale affinché faccia pressione sull’attuale Governo e per far cessare l’ondata di violenze che ha raggiunto livelli davvero preoccupanti.

Bagan,Myanmar-March 4,2012:Election 2012 poster of Aung San Suu Kyi and her party,NLD, the National League for Democracy.

La leader dell’N.L.D. nel frattempo è stata arrestata per importazione e possesso illecito di apparati ricetrasmittenti (alcuni “walkie talkie” che servivano per servizio alle sue guardie del corpo) ed attualmente, secondo fonti militari (che comunque non hanno rivelato il posto preciso dove viene detenuta) sta bene e si trova agli arresti domiciliari in una località segreta della Capitale.

A suo carico ora si è affiancata anche l’accusa di violazione della “legge sulla gestione delle catastrofi naturali” durante il periodo della pandemia.

Ora, il problema si pone nel fatto che, se fosse condannata, il premio Nobel birmano rischierebbe svariati anni di carcere ma, quel che è più ingiusto, sarebbe privata della possibilità di candidarsi nuovamente alle elezioni.

Adesso però, la domanda nasce spontanea: ma chi ha avallato, sostenuto e permesso questa serie di avvenimenti che hanno portato al rovesciamento del potere democratico in questo paese ma, soprattutto, per quale motivo?

Per rispondere a queste domande bisogna fare un passo a ritroso nel tempo e nella storia di questo Paese, focalizzando l’attenzione sul personaggio cardine di questa assurda e drammatica vicenda: il Generale Min Aung Laing.

La carriera di quest’uomo – che a giugno compirà 65 anni maturando così, la pensione – è stata tutto un basso profilo ma, nello stesso tempo, un crescendo di potere, militare, politico ed economico.

E soprattutto questo, infatti, ad essere il vero perno della questione birmana: l’enorme impero economico costruito intorno a se, alla sua famiglia ed ai militari, in tutti questi anni di servizio, con un intreccio di interessi, nel Paese, da parte di multinazionali, Paesi stranieri – come nel caso del Vietnam – e di aiuti esterni da parte di società bancarie internazionali.

Adesso, dopo gli strepitosi risultati ottenuti alle ultime elezioni dall’NLD e con la data della sua fine carriera (prevista, come già detto, per il mese di giugno) il Generale ha visto sempre più materializzarsi davanti a sè lo spettro di una indagine da parte del nuovo Governo che, per tutta risposta, avrebbe messo fine al suo “impero” illecito.

Da qui il quasi certo “indagato”, lo scorso primo febbraio, assumendo i pieni poteri ha chiamato a raccolta i suoi fedelissimi dando vita – con violente repressioni, arresti, sparizioni e stragi indiscriminate – a quello che, giorno dopo giorno, si profila una vera e propria violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

Tutta la faccenda è appesantita dal fatto che – a causa della cessazione forzata dei programmi tv, dell’inibizione di internet in tutto la nazione (da questo punto di vista però, gruppi di hacker si sono uniti sin da subito, in tutto il paese, per contrapporsi a questo stato assurdo di cose) – le notizie che “filtrano” non sono certo tante.

Ma, quelle che arrivano, sono certamente esaustive !

A tal proposito piovono da ogni angolo del globo al quartier generale dell’ONU, le proteste per quanto accade in Myanmar, comprese quelle dell’Italia che condanna fermamente – per bocca del suo rappresentante a Ginevra, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado – quanto accaduto e sta accadendo, in queste ore, nel paese asiatico. 

Ancora una volta, allora, la democrazia internazionale viene sacrificata sull’altare degli interessi economici mondiali mentre – tra le giuste proteste che arrivano, comunque, da ogni parte – il mondo, sostanzialmente, rimane a guardare.

Alessio Piccirillo

Fonti: Ansa, Reuter, Osservatorio dei Diritti, HRW (Human rights watch), Internazionale, JfM (Justice for Myanmar), The Daily Star, Economist.

www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

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3 anni fa

Ottimo articolo