L’educazione civica, una priorità per le scuole italiane, la DC dice si al riavvio.

Sono molti anni ormai che è stata abolita l'ora di educazione civica, L'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato. Questo oltre che a dare una forma di cultura e di sensibilità verso lo Stato, può far capire meglio i meccanismi a lui legati.

L’educazione civica, una priorità per le scuole italiane, la DC dice si al riavvio.

Personalmente, afferma Sergio Martuscelli, Vice Segretario Nazionale dell’organizzazione e sviluppo della Democrazia Cristiana, il nostro impegno è prodigarsi affinché venga ripristinata questa importante materia. Oggi i nostri ragazzi non sono più invogliati a studiare argomenti giuridici che molte volte esprimevano la passione politica.

L’educazione alla cittadinanza dovrebbe essere riproposta come materia autonoma, con voto, nei curricula scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, come strumento per coltivare senso di appartenenza alla comunità, per insegnare il valore della responsabilità e della memoria attraverso lo studio della Costituzione, dei diritti umani, di elementi di educazione alla legalità, all’educazione all’ambiente, all’educazione alimentare e digitale.“

Nel 1958 Aldo Moro, ministro della Pubblica Istruzione, introdusse l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole medie e superiori: due ore al mese obbligatorie, affidate al professore di storia, senza valutazione.

La sua decisione ebbe pochissimo seguito, come può testimoniare chi ha studiato negli anni Sessanta e nei seguenti. Dall’anno scolastico 2010/2011 – dopo una serie infinita di riforme o tentativi di riforma – si è passati al nome “Cittadinanza e costituzione”, che comprende cinque argomenti: educazione ambientale, educazione stradale , educazione sanitaria, educazione alimentare, Costituzione italiana: con due ore mensili affidate al professore di storia. In teoria, l’insegnamento è presente per tutti gli istituti di ogni ordine e grado all’interno delle materie di storia e geografia. In pratica – come sa chiunque abbia figli o nipoti nelle nostre scuole – è sparita del tutto.

Eppure, oggi più che mai si sente il bisogno di un vero e serio insegnamento di quella che continuerò a chiamare educazione civica. Perché per una lunga serie di ragioni (fra cui la crisi di molte famiglie, che dovrebbero essere la prima scuola di educazione, anche civica) assistiamo a un grave imbarbarimento del vivere civile. I fenomeni in cui questo si manifesta sono sotto gli occhi di tutti: dalla evasione fiscale alla corruzione, dal razzismo al rifiuto degli immigrati, dalla omofobia alla violenza contro le donne e al bullismo, dalla inosservanza delle regole elementari del vivere civile: nel traffico, nella raccolta della spazzatura, nella violenza con cui molti rispondono a ogni richiamo all’osservanza delle norme.

Per far fronte a questo imbarbarimento il ruolo centrale non può che essere quello della scuola. E non con un insegnamento , che sia “un filo rosso che corre attraverso tutte le altre materie di insegnamento”, ma con una vera e propria materia fondamentale, che ovviamente può essere lasciata ai docenti di storia ma che gradualmente dovrebbe essere affidata a docenti specializzati, con valutazione e adeguato numero di ore alla settimana.

Obiettivo della materia è quello di “trasmettere e far condividere i valori della Repubblica accettati da tutti, quali che siano le convinzioni e le scelte di vita personali” e di insegnare a vivere tutti insieme “in una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale”.

I valori sono quelli di sempre dei francesi (ma è bene ricordarli): “La libertà, l’uguaglianza, la fraternità, la laicità, la solidarietà, lo spirito di giustizia, l’assenza di ogni forma di discriminazione”.

Temi dell’insegnamento: la cura del linguaggio, la cura del corpo e dell’ambiente, il rispetto dei beni collettivi, l’integrità morale della persona, il rifiuto del razzismo, l’attenzione all’handicap e all’inclusione sociale, l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, la parità di diritti dei ragazzi e delle ragazze, la laicità come libertà di credere o di non credere, il rispetto degli altri nelle loro diversità e convinzioni – che passa per un linguaggio e un comportamento corretti – l’osservanza di tutte le regole (comprese quelle della strada e del traffico), il dovere di prestare soccorso a chi è in gravi difficoltà, la doverosità delle sanzioni per le infrazioni alle leggi e alle regole, l’insegnamento del dibattito democratico e dei grandi principi della giustizia (diritto alla difesa e a un processo equo), i comportamenti atti a ridurre l’entità dei disastri naturali. Centrale nell’insegnamento, la conoscenza della Costituzione del 1946 e dei suoi principi fondamentali. Tema aggiunto di recente: un uso di Internet consapevole dei rischi connessi ed una attitudine critica nei confronti dei risultati ottenuti.

Il Segretario Martuscelli  sottolinea ed è fortemente convinto che, per generare nuovi politici bisogna insegnare ai giovani la passione e l’amore per il loro paese e per lo Stato, quei valori di base che appartengono ad una società evoluta. Conclude Martuscelli:  Il mio impegno sarà quello di prodigarmi, affinché  questa importante materia torni sui banchi di scuola, un passo importante per poterci riappropriare delle nostre radici, fatta di quei valori che ci contraddistinguono da sempre , potrei dire in definitiva: “si va a scuola di diritti e doveri” ma forse è ora di passare alla formula “doveri e diritti”.

Sergio Martuscelli, Vice Segretario Nazionale dell’Organizzazione e Sviluppo della Democrazia Cristiana.

Sergio.martuscelli@dconline.info

articolo redazionale curato da Antonio Gentile.

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