“L’AMOR CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE”, MA NON L’UOMO ! * SECONDA PARTE

“L’AMOR CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE”, MA NON L’UOMO ! * SECONDA PARTE

A cura di Ins. Natascia Pizzutti (Manzano/provincia di Udine)

natascia.pizzutti@dconline.info * cell. 349-3502954 *                                                                                                                                                                                                 

Segretaria regionale Mov. Femminile e per le Pari Opportunità D.C. Friuli Venezia Giulia

Segretaria provinciale Dip. < Cultura – Scuola – Pubblica Istruzione > della Democrazia Cristiana della provincia di Udine

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana 

e di Avv. Alfredo De Filippo (Sarno/provincia di Salerno)

alfredo.defilippo@dconline.info * cell. 335-1456038 *

Segretario nazionale del Dipartimento < Legalità e Giustizia > della D.C. italiana

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana 

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

< “L’AMOR CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE”, MA NON L’UOMO ! > * SECONDA PARTE

Possiamo distinguere le “idee” di Dante in tre campi fondamentali. Il primo campo riguarda senz’altro la politica.

Il pensiero e gli orizzonti Politico-sociali di Dante si fondano su una convinta e solida impalcatura di matrice legale.

La Divina Commedia, affonda infatti le sue radici e pone al suo centro il “Diritto”.

Tutto quanto rappresentato è organizzato come una struttura con regole perfette, amministrata da una rete complessa ma, armoniosa di leggi, giurisdizioni e Gerarchie. Processi, liturgie processuali, invocazioni di clemenza, pene e ricompense, sono distribuite in modo scientifico o, quasi.

L’Alighieri non è un giurista, tanto è vero che solo raramente troviamo riferimenti a trattati di diritto, tranne che in opere come il Convivio e la Monarchia.

La nostra ricerca e la curiosità del nuovo tuttavia ci spinge all’analisi della condotta e della formazione di Dante dapprima sotto le vesti di funzionario pubblico e poi come condannato che chiaramente lo indusse ad abbracciare ed elevare la cultura giuridica del suo tempo.

La Divina Commedia spazia armoniosamente tra rituali da cui emergono processi, concessioni, assoluzioni e giuramenti che ci lasciano chiaramente intendere la posizione che assume il Dante nei confronti della giustizia.

In particolare, seguendo il suo punto di vista, ci lascia liberi di esplorare ed interpretare il mondo della corruzione, imputazione dallo stesso ricevuta e che lo costringe all’esilio.

Ci lascia immaginare di incontrare i personaggi che dalla sua “Divina-Infernale” addirittura incarnano la figura del corrotto e del corruttore.

Apre le porte di una società (Firenze) che paradossalmente è a noi vicina in modo impressionante, tipica dei tempi nostri ma che – vista dal respiro del Divino – è intesa come “una città piena di barattieri, là dove per denaro, ogni “no” diventa “si”.

Qui dove le persone, gli ambienti, le condotte, gli ammiccamenti, le parole, a volte volutamente non espresse, che appaiono solo apparentemente diverse, distanti, ma di fatto, dimorano nel loro comune degrado morale, avvelenando la carne viva del corrotto.

Ci descrive l’animus del corruttore e del corrotto: (il primo, il dimonio GERIONE – Inferno Canto XVII).

Il Divino fa una fotografia e ce la fa recapitare attraverso i secoli.

La guardiamo attentamente, lo stupore ci assale.

Vediamo in essa il peggior male della nostra società. Il male che non muore mai: “…quella sozza immagine di froda” … La faccia sua era la faccia d’uom giusto, tanto benigna avea di fuor la pelle, e d’un serpente tutto l’altro fusto …).  “Ecco la fiera con la coda aguzza, che passa i monti e rompe i muri e l’armi! Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!”…

Non può che essere il corruttore !

Nel prosieguo, poi, Dante lascia apparire il Corrotto. Analizziamo bene il pensiero del Divino:

Il Corrotto: “Ha natura sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ‘l pasto ha più fame che pria. Molti son li animali a cui s’ammoglia, e più saranno ancora, infin che ‘l veltro verrà, che la farà morir con doglia”.

Ancora, ci lascia immaginare, poi, il rapporto tra il Corrotto e il Corruttore: la sozza immagine di frode, del Corruttore che si congiunge con il corrotto “Troncandosi co’ denti brano a brano

Dante, nella Divina Commedia esprime una costruzione potente che stupisce l’imaginario dell’essere umano oggi, lo accompagna ad analizzare l’inferno nella sua interezza, per individuare indicarci la pena nel suo concreto applicarsi.

Come se leggesse un articolo del “Codice” indicando oggi, Il girone dell’inferno che corrisponde, come posso pensare, ai diversi reati. Anche nel dei reati di mafia leggete: (Reati associativi di stampo mafioso).

Qui, i Dimoni, di essi, si prendono molta cura”.

Li vediamo allora collocati nella loro giusta sentenza ed immersi nel  Fiume  Flegetonte (il fiume di sangue bollente) che scorre nel primo girone del settimo cerchio in cui sono puniti i violenti contro il prossimo .

Allo stesso modo possiamo individuare l’omertoso laddove il Divino descrive l’essenza dell’omertà, in ciò si legge “Vuolsì così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, quel ‘ma’ suona anche con il “Non ti curar di loro ma guarda e passa”.

Esso racchiude l’essenza dell’indifferenza, ovvero, dell’omertà.

La politica per Dante.

È il suo respiro profondo, la sua Veritas, la sua stella polare è la Monarchia universale.

La considera: Sì, è necessaria per la migliore condizione del mondo. La monarchia universale è la forma migliore di governo.

L’impero romano. Il popolo romano / l’imperatore romano è quello che è stato scelto da Dio per governare il mondo.

Subendo la morte sotto l’imperatore Tiberio, Dio ha certificato che l’impero romano ha il diritto di governare tutto il mondo.

Il monarca è la guida di tutti gli uomini alla felicità terrena – tutti gli uomini, di qualunque paese, condizione, sesso, religione, ceto… possono raggiungere la felicità terrena – il cristiano ha un privilegio in più, la beatitudine celeste, che solo lui può raggiungere in virtù della fede. Ma quanto alla felicità terrena, è uguale a qualsiasi altro uomo.

«Tutti gli uomini che la natura dall’alto ha improntato all’amore per la verità hanno, più di ogni altro, questo dovere: preoccuparsi che i posteri ricevano da loro di che arricchirsi, così come loro sono stati resi ricchi dall’impegno degli antichi».

 

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