LA FIGURA DI MARIA MONTESSORI NELLA STORIA DELLA PEDAGOGIA ITALIANA

LA FIGURA DI MARIA MONTESSORI NELLA STORIA DELLA PEDAGOGIA ITALIANA
Natascia Pizzutti (Manzano/UD)

A cura di Ins. Natascia Pizzutti (di Manzano / in provincia di Udine)

natascia.pizzutti@dconline.info * cell. 349-3502954 *

Segretario provinciale del Dipartimento “Cultura e Pubblica Istruzione” della Democrazia Cristiana della provincia di Udine

Editorialista de “IL POPOLO” della Democrazia Cristiana                                                                                                                                                                                 

LA FIGURA DI MARIA MONTESSORI NELLA STORIA DELLA PEDAGOGIA ITALIANA

Il pensiero e l’opera di Maria Montessori segnano una tappa davvero fondamentale nella storia della pedagogia, sia per il contributo da lei dato sul versante teoretico concettuale, sia per il suo intenso e produttivo impegno concreto, in particolare nel campo dell’educazione infantile.

Maria Montessori

Maria Montessori nasce a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1870 figlia di Alessandro Montessori e Renilde Stoppani.

Il padre, uomo severo e determinato, partecipò a una delle prime battaglie per il Risorgimento; fu direttore delle Manifatture Tabacchi di Chiaravalle.

La madre, molto intelligente, condivise con il marito gli ideali patriottici ed assecondò tutte le scelte della figlia. Nel febbraio del 1873 Alessandro Montessori viene trasferito a Firenze dove rimarrà con la moglie e la figlia per due anni.

Pochi anni dopo si trasferirà, con tutta la sua famiglia a Roma, divenuta da poco capitale e Maria verrà iscritta alla scuola preparatoria comunale.

Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Roma dove intraprende studi scientifici per diventare ingegnere, un tipo di carriera che a quel tempo era decisamente preclusa alle donne.

I suoi genitori, come tutte le donne della sua generazione, l’avrebbero voluta casalinga.

Dopo la laurea è attiva negli ospedali romani e nel movimento della Lega nazionale per la cura e l’educazione dei deficienti. Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’università, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano, dedicandosi al recupero dei bambini con problemi psichici,da lei definiti anormali.

Intraprende il suo rivoluzionario lavoro pedagogico con un umile obiettivo: cercare di educare gli “idioti” e i “non educabili” a Roma.

Studia con passione la medicina e si lega a un gruppo di giovani psichiatri, fra i quali Sante De Sanctis, Giuseppe Montesano (dalla cui relazione nacque il figlio Mario che dovette dare in adozione perché i due non erano spostati) e Clodomiro Bonfigli, con cui mette a fuoco la situazione tragica dei bambini con handicap, chiamati allora “oligofrenici”.

La Montessori apre la sua prima scuola, a Roma, il 6 gennaio del 1907 chiamata la “Casa dei bambini nel quartiere di San Lorenzo; sorto tra il 1884 ed il 1888, incastonato tra il circuito delle mura Aureliane, la città Universitaria e il cimitero storico del Campo Verano.

Il quartiere si era sviluppato all’epoca dello sviluppo edilizio che colpì la città di Roma dopo che il Parlamento provvide a favorire lo sviluppo con speciali stanziamenti sul bilancio dello Stato.

Quello stesso eccesso, determinò una grave crisi edilizia. Il quartiere di San Lorenzo rimase incompiuto e, i suoi casamenti, costruiti senza criteri, furono via via occupati dai senza tetto che stavano affollando la capitale.

Quei caseggiati erano senza luce e senza aria, i cortili erano stati utilizzati per la costruzione di fabbricati interni e le strade non erano sistemate: internamente gli appartamenti non erano divisi e le scale molto fatiscenti.

Alla fine quel quartiere assunse più l’aspetto di una città distrutta occupata da gente avvilita , disperata e senza possibilità di migliorie. A partire da tutto questo, l’istituto Romano dei Beni Stabili formatosi a Roma nel 1904 sotto la direzione dell’ingegnere Edoardo Talamo, si era imposto come finalità la realizzazione della cosiddetta “Casa Moderna ”attraverso la sua riqualificazione del tessuto edilizio esistente con nuove edificazioni.

Lo stabile di via dei Marsi fu uno dei primi interventi: il progetto è del 1905 ma, oltre alla valorizzazione degli immobili, c’era negli intenti dell’istituto la volontà di operare anche una trasformazione morale degli abitanti: questo prevedeva la loro collaborazione per il mantenimento degli spazi comuni, offrendo all’interno dello stabile vari servizi.

Nacque l’idea di creare spazi per accogliere bambini in età prescolare, figli degli inquilini dello stabile; questi ultimi avevano la necessità di lasciare i propri figli dovendosi allontanare per motivi di lavoro.

Maria Montessori

Per promuovere la collaborazione l’istituto predispone un regolamento che obbliga le madri a mandare i figli puliti a scuola e a coadiuvare l’opera educativa della Direttrice.

Fu così che Talamo chiese a Maria Montessori di assumere la direzione e l’organizzazione di queste scuole infantili.

Natascia Pizzutti (Manzano/UD)

Maria Montessori è stata una ragazza curiosa, determinata dotata di non poco coraggio: basti pensare che diventò il primo medico donna italiano.

Per cercare le soluzioni migliori, la Montessori si reca in Francia e in Inghilterra per studiare le opere di due medici francesi: Jean Marc Itard (che a fine Settecento aveva tentato di educare il “ bambino selvaggio” di circa nove anni trovato nelle montagne di Aveyron) e Edouard Séguin impegnato con i ragazzi “idioti”.

Così la dottoressa arriva a capire che l’educazione dei sensi è la via maestra per potenziare le capacità mentali: serve un nuovo approccio al bambino, radicalmente diverso e sensibilmente più “umano”.

Il suo lavoro ha sviluppato l’esigenza di una nuova pedagogia, detta ora scientifica, non solo nel suo aspetto dottrinale, ma in primo luogo come sistema pratico ed organizzato sulla base di principi e tecniche sperimentati e applicabili, dunque su un metodo; ma quella pedagogia e quel metodo sono diventati tali, cioè scientifici, solo in una specialissima condizione in grado di realizzarli e verificarli, ossia appunto nella “Casa dei bambini”.

Soltanto qui la pedagogia ha potuto farsi scientifica perché ha incontrato (attraverso lo studio, la ricerca e la conoscenza), un bambino che manifesta naturalmente i suoi caratteri e i suoi poteri.

 

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