Io abito a Milano, ma la mia Milano sta sparendo …

Io abito a Milano, ma la mia Milano sta sparendo …

A cura di Nicola Reza Marsico (Milano) * nicola.marsico@ilpopolo.news 

Nicola Reza Marsico (Milano)

www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

< Io abito a Milano, ma la mia Milano sta sparendo … >

Ho voluto sviluppare una breve analisi e riflessioni sulla decadenza architettonica delle nuove città globalizzate, totalmente deformate e torturate.

La città di Milano dal punto di vista architettonico è una fusione di diversi stili, dal celtico a quello contemporaneo.

La capitale economica del paese dal dopoguerra in poi ha subito una vera e proprio trasformazione per quanto riguarda la sua forma, una forma che possiamo giudicare ormai stonata e disordinata.

Guardando la zona chiamata “Magenta” possiamo osservare abitazioni molto simili, colori caldi, costruzioni e disegni omogenei. La forma della città appare perfetta ed è l’immagine della sua storia architettonica, anche perché venne risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Volgendo lo sguardo dalla via Mascheroni, verso fuori Milano, riusciamo a vedere una forma che ci sciocca, che ci spaventa, che ripudiamo. La Milano dei grattacieli alti e moderni, dai colori freddi ( grigi ) senza alcuna originalità di forma, nonostante siano stati progettati da altisonanti architetti.

La zona omogenea residenziale tradizionale è come violentata dai tre grattacieli che rompono totalmente con la compattezza architettonica dell’antica zona Milanese.

Palazzoni senza gusto artistico, senza originalità, con le scritte di banche e assicurazioni, di una tristezza unica, simbolo di una vuotezza e di uno spazio estraneo a quello della nostra cultura.

Quello che penso è che ogni forma e cultura originaria va difesa proprio come difendiamo la bellezza di un’opera d’arte rinascimentale o d’autore, perché è proprio nella nostra architettura anonima milanese che ci riconosciamo, che ci definiamo.

Già negli anni 60-70, la città ereditava le costruzioni tristi e cupe di quegli anni. Era una moda da seguire, che già all’epoca sgretolò l’immagine di Milano.

L’influenza delle mode e dell’estero stanno piano piano rimpiazzando quello che siamo.

Come lo faceva la società dei consumi, oggi la globalizzazione ci impone di seguire questi modelli all’americana, questi enormi grattacieli che non corrispondono minimamente alla nostra storia, alle nostre radici.

Vediamo paesi come gli Emirati Arabi che non hanno più una forma culturale architettonica propria, sono riusciti si a svilupparsi dal punto di vista economico, ma si sono totalmente persi dal punto di vista culturale.

Bisogna riflettere su cosa sia seguire la globalizzazione ed esserne dominati oppure mantenere la propria cultura, magari cercando di sviluppare nuove correnti artistiche Italiane oppure rappresentando quelle di una volta, seppure in una chiave più attuale.

Non siamo in epoca fascista, non siamo dominati e possiamo ancora mantenere il nostro stile che personalmente giudico superiore a questa massa di metallo.

Le regionicome la Basilicata o il Molise sono in realtà le più ricche perchè mantengono una vera forma architettonica, una vera cultura regionale e sono l’immagine tradizionale di quei luoghi.

Quando andiamo in giro non guardiamoci i piedi, ma alziamo la testa e riconoscemo quale deformazione sta inglobando le nostre nuove città moderne, sempre culturalmente più povere.

A cura di Nicola Reza Marsico (Milano) * nicola.marsico@ilpopolo.news 

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2 Responses to "Io abito a Milano, ma la mia Milano sta sparendo …"

  1. Franco Capanna sindacalista   10 Maggio 2020 il 11:39

    Una ottima analisi-critica: bravissimo l’autore

  2. Francesco   10 Maggio 2020 il 20:21

    Lodevole quello che dici..
    Vero…
    Ma. I paragoni non si possono fare… Milano… Milano… È la capitale economica…. La gente che produce… Vive… È tanta… Tanta… Devono questi signori… Abitare… Lavorare… Lo spazio… È quello… Lo spazio si deve trovare…. In cielo… Tutto ciò ha un costo…
    Elevato a Milano…. Molto accessibile… Al sud…. Però al sud…. Non c’è… Il lavoro le opportunità… Le risposte sociali…. Ecco perché le due realtà… Non si possono… Paragonare..

    FZ