INTERVISTA DE “IL POPOLO” AL GENERALE MARIO FARNESI, NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE DEL DIPARTIMENTO “DIFESA E SICUREZZA” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA – (SECONDA PARTE)

INTERVISTA DE “IL POPOLO” AL GENERALE MARIO FARNESI, NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE DEL DIPARTIMENTO “DIFESA E SICUREZZA” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA – (SECONDA PARTE)
Dott. Fernando Ciarrocchi

A cura di Dott. Fernando Ciarrocchi (Ascoli Piceno)

fernando.ciarrocchi@dconline.info * Cell. 347-2577651 *

Coordinatore della Redazione giornalistica de IL POPOLO della Democrazia Cristiana.

< INTERVISTA DE “IL POPOLO” AL GENERALE MARIO FARNESI, NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE DEL DIPARTIMENTO “DIFESA E SICUREZZA” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA – (SECONDA PARTE) >

Come già annunciato, da alcune settimane la Dirigenza nazionale della Democrazia Cristiana italiana si è arricchita con la presenza del nuovo Presidente Nazionale del Dipartimento < Difesa e Sicurezza > del partito dello Scudocrociato.

Il Generale Mario Farnesi (di Todi, in provincia di Perugia)

Si tratta del Generale Mario Farnesi, di Todi (in provincia di Perugia), all’uopo nominato dal Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana Dott. Angelo Sandri in base all’incarico conferito con atto di cui al protocollo numero 048/2021 di data 20 maggio 2022.

Abbiamo dunque incontrato il Gen. Mario Farnesi (Perugia) per rivolgere a lui alcune domande concernenti anche le funzioni che dovrà espletare in qualità di nuovo Responsabile nazionale del Dipartimento < Difesa e sicurezza > dello scudocrociato.

Ci soffermiamo in particolare sul tema dell’equità fiscale, che è stato sempre – per ciascun Governo, che in questi decenni di democrazia, si è succeduto alla guida del Paese – uno dei temi più spinosi e più controversi !

I vari Ministri che negli anni si sono succeduti alla guida dei rispettivi dicasteri del Tesoro e delle Finanze, pur avvalendosi di esperti nazionali in materia fiscale e di equità fiscale, per poter trovare o meglio per tentare di trovare una soluzione che potesse contemperare le diverse esigenze connesse alla complessa materia, non sono mai riusciti a trovare la quadra perfetta.

I motivi sono dei più disparati: in primis l’ingente debito pubblico che da sempre attanaglia le finanze dello Stato Italiano.

D’altro canto, l’elevata tassazione – il più delle volte asfittica – che tarpa le ali allo sviluppo delle numerose e medie e piccole aziende con le inevitabili ricadute in termini di produzione e di occupazione giovanile.

D) Generale Farnesi quali correttivi ritiene di poter predisporre per garantire la piena ed equa applicazione del principio della progressività contributiva ex. art 53 della nostra Costituzione?

R) Ai sensi dell’art.53 della nostra Costituzione, tutti i cittadini hanno il dovere di contribuire alle spese dello Stato Italiano mediante prelievi fiscali, in ragione della capacità contributiva di ciascuno e secondo criteri di progressività e non di proporzionalità.

In particolare gli introiti che lo Stato ricava dal gettito fiscale devono rispondere ai criteri di giustizia distributiva ed eguaglianza del carico tributario.

Per quanto attiene la capacità contributiva è necessario verificare che i contribuenti siano effettivamente titolari di reddito, solo in questo caso sono chiamati a concorrere alla spesa pubblica.

Il costituente ha fissato che il sistema fiscale sia basato sulla progressività, pertanto ciascuno sia chiamato a concorrere alla spesa pubblica in base alle proprie risorse economico-finanziarie, ovvero “chi ha meno versi meno e chi ha di più versi di più” ma solo in seguito al raggiungimento di determinate soglie, quindi progressivamente.

In realtà l’art. 53 è suscettibile di trovare piena attuazione solo in relazione alle imposte cosiddette dirette, che cioè colpiscono la forma immediata di produzione del reddito (es. Irpef), ma non in ordine alle imposte cosiddette indirette (IVA) che, gravando sui beni, finiscono per pesare indistintamente su tutti.

Gen. Mario Farnesi (Todi/PG)

Con circolare n°4 del 18/02/22 della Agenzia Entrate sono stati forniti chiarimenti sull’art. 1 della legge 30 dicembre 21 n° 234 che a decorrere dall’ 01/01/22 prevede una riduzione della pressione fiscale.

L’intento della riforma è quella di garantire che sia rispettato il principio di progressività attraverso la riduzione graduale delle aliquote medie con particolare riferimento ai contribuenti della fascia di reddito oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro.

Atteso che il citato art. 53 della Costituzione della Repubblica italiana non troverebbe piena attuazione in riferimento alle imposte indirette, come l’IVA, considerato che la stessa grava sui beni anche di prima necessità (prodotti alimentari, cibi e bevande farmaci, prodotti ortopedici, quotidiani, ticket mezzi di trasporto, combustibile uso domestico, carburante, art. elettrici, prodotti per gli animali, schede e ricariche telefoniche), sarebbe auspicabile prevedere un’ unica aliquota IVA (ad esempio del 2%) da applicare ai contribuenti compresi nella fascia di reddito tra 28.000 euro e 55.000 euro.

Sono limiti previsti dalla citata legge.

Si potrebbe altresì prevedere una esenzione Iva per i redditi inferiori, mentre nessuna variazione per i redditi superiori a 55.000 euro.

In tal caso il cittadino-contribuente dovrebbe presentare il proprio Codice Fiscale e/o tessera sanitaria all’atto dell’acquisto per dare la possibilità alla Agenzia Entrate di monitorare e controllare l’effettiva appartenenza alla fascia di reddito dichiarata.

 

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