IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA HA ESERCITATO LE SUE PREROGATIVE!

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA HA ESERCITATO LE SUE PREROGATIVE!

di MARA LUCIA TATANGELO

Analizzandogli avvenimenti possiamo affermare che il Presidente della Repubblica ha esercitato le Sue prerogative.
Il Presidente del Consiglio incaricato ha rappresentato la sintesi di chi l’ha incaricato, ovvero per primo il Presidente della Repubblica, in base alle regole costituzionali (dopo aver lui sentito i rappresentanti di tutti i gruppi politici in Parlamento, compresi a quelli che sponsorizzavano il Presidente del Consiglio incaricato stesso) e poi proprio i gruppi politici sponsor della figura designata.
Il punto, dunque, sono le regole per come sono scritte.
Così come sono scritte, queste sono le posizioni.
Il potere del Capo dello Stato è quello che ha esercitato.
Che l’abbia fatto per tutela dei risparmiatori o per evitare ripercussioni finanziarie e politiche in Europa o perchè abbia voluto farlo per chissà quale altro motivo, “nulla questio”.
Perchè questo gli consente la regola.
Che poi la valutazione soggettiva del Capo dello Stato, da lui definita anche oggettiva, possa non risultare in linea con le parole di chi rappresenta la guida, in aggregato, della maggioranza parlamentare o magari possa sembrare lontano dal “sentiment” dei popoli leghista e grillino, è una considerazione che (magari) molti pensano legittimi le rimostranze contro il Presidente della Repubblica per non aver avallato l’intera compagine governativa proposta, eppure questo è altrettanto soggettivo, riferito all’oggettività dei numeri dei voti espressi dalla maggioranza di chi è entrato in una urna.
E’ un po’ come dire chi è nato prima, se l’uovo o la gallina.
Ma pare anche indice di profonda non conoscenza delle regole e lascia ampio spazio alla soggettività, da qualcuno definita anche con il termine di “populismo”.
Il Presidente non poteva esimersi dal fare come ha fatto, a fronte delle motivazioni che ha espresso, a prescindere dalla loro potenziale coerenza e/o condivisibilità.
Per non fare come ha fatto, sempre rispettando le regole costituzionali e nei limiti delle Sue prerogative, avrebbe dovuto dare motivazioni diverse, consapevole che i mercati avrebbero potuto reagire sempre nello stesso modo rispetto alla scelta oggettivamente fatta, magari per i motivi di semplice speculazione che si possono manifestare in occasioni come quella in questione.
E citare la finanza e i mercati ed i risparmiatori e gli investitori non aiuta certo a farsi comprendere nella Sua scelta, da parte del Capo dello Stato, così come allo stesso tempo chi rappresenta la maggioranza parlamentare si sente scavalcato nonostante i numeri dicano il contrario.
Per questo motivo, come detto, se le regole non sono state violate, allora il punto sono le regole vigenti.
E non mi viene in mente altro, se non ridondante o a corollario, per cascata dalle due possibili posizioni e per via delle due possibili interpretazioni di quanto accaduto.
Anzi, a concludere, mi viene in mente che anche i rappresentanti dei gruppi politici parlamentari che hanno ottenuto la maggioranza dei voti dagli elettori, sanno di avere dalla loro parte, appunto, solo i numeri, ma non anche le regole, per confermare o affermare ciò che confermano o confermano, eppure è come se fossero imbrigliati nel loro stesso ruolo, per cui non possono esimersi a loro volta di cercare di ottenere ciò che hanno proposto nel modo in cui si esprimono.
E anche questo è per via delle regole che esistono.
Diventa importante far sì che le regole possano essere condivise.
Anche nella interpretazione iniziale, prima che in quella a posteriori rispetto al comportamento di chiunque sia in campo nella partita.

MARA LUCIA TATANGELO – MILANO