GOVERNARE IL PROBLEMA IDRICO SARA’ ALLA BASE DI UNO SVILUPPO MONDIALE EQUILIBRATO E PACIFICO ! * SECONDA PARTE 

GOVERNARE IL PROBLEMA IDRICO SARA’ ALLA BASE DI UNO SVILUPPO MONDIALE EQUILIBRATO E PACIFICO ! * SECONDA PARTE 
Vincenzo Cesareo (Cosenza)

A cura di Dott. Vincenzo Cesareo (Cosenza)

vincenzo.cesareo@dconline.info

Editorialista de IL POPOLO della Democrazia Cristiana.

< GOVERNARE IL PROBLEMA IDRICO SARA’ ALLA BASE DI UNO SVILUPPO MONDIALE EQUILIBRATO E PACIFICO ! > * SECONDA PARTE 

Abbiamo evidenziato la crescita esponenziale dei conflitti dovuti al sempre più drammatico bisogno di risorse idriche.

Gli eventi avversi sono distinti in base al ruolo, all’impatto o all’effetto che l’acqua ha avuto all’interno di un conflitto: si va dall’acqua come causa scatenante di una guerra o conflitto, lo scenario più comune (140 casi segnalati dal 2022 ad oggi); all’acqua come arma di conflitto (8 casi);  fino all’acqua come vittima intenzionale o accidentale di un conflitto (63 casi).

Oggi, la maggior parte degli scontri per l’acqua, come si evince dal progetto, sono concentrati in quelle aree del mondo fortemente instabili, dove la tensione geopolitica è già molto alta e la crisi climatica inasprisce i rapporti diplomatici e commerciali fra Paesi confinanti.

Bene comune e risorsa fondamentale per la vita, l’acqua diventa sempre più spesso oggetto di contesa o motivo di ricatto, e anche nel conflitto tra Russia e Ucraina, per esempio, l’acqua svolge un ruolo decisivo: il danneggiamento delle infrastrutture idriche e il taglio dell’acqua alle città assediate dai russi sono infatti efficaci e terribili strumenti di guerra, proprio come ai tempi del tentativo di Napoleone di invadere la Russia, nel 1812.

In realtà, la tensione tra i due Paesi per il controllo dell’acqua risale già a diversi anni fa, quando, nel 2014, dopo l’annessione forzata della Crimea alla Russia, Kiev ha fatto costruire in fretta una diga per bloccare il flusso del canale della Crimea settentrionale, lungo circa 420 chilometri, che collegava la penisola occupata dai russi al fiume Dnepr in Ucraina.

“Le tensioni sul canale sono aumentate negli ultimi mesi dopo che la siccità ha aggravato la crisi idrica della Crimea,” si leggeva sul New York Times a giugno 2021.

L’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni causati dal surriscaldamento terrestre hanno complicato la situazione, fornendo a Putin un’ulteriore motivazione, fra le altre, per l’invasione.

Un altro luogo della Terra dove il controllo dell’acqua è causa di scontri e controversie è ancora il bacino del Tigri-Eufrate, dove si affacciano Turchia, Siria, Iraq e Iran occidentale.

Le immagini satellitari mostrano infatti che la regione sta perdendo acque sotterranee più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nel giugno del 2019, mentre l’Iraq era soffocato da un’intensa ondata di calore (con picchi di 50 gradi), la Turchia aveva annunciato che avrebbe iniziato a riempire la sua diga di Ilisu, vicino alla sorgente del Tigri.

Un’azione che rientra in un più ampio progetto di lunga data, il Guneydogu Anadolu Projesi (GAP), che prevede la costruzione di 22 dighe e centrali elettriche lungo il corso dei due fiumi e che, secondo un rapporto dell’Ufficio internazionale per l’acqua francese, sta influenzando in modo significativo il flusso d’acqua in Siria, Iraq e Iran, dimezzando la disponibilità della risorsa in Iraq e deteriorando la qualità dell’acqua a Bassora, dove ad agosto 2019, come riportato da Human Rights Watch, centinaia di persone si sono recate in ospedale con diversi sintomi, come dolori addominali, vomito, diarrea e persino colera, riconducibili all’insalubrità delle acque.

Anche fra i Paesi che condividono il corso del fiume più lungo del mondo, il Nilo, ovvero Egitto, Sudan ed Etiopia, la tensione è alle stelle e, dopo l’annuncio del governo etiope dell’avvio del progetto della Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), un’opera mastodontica da 5 miliardi di dollari, il rischio di escalation è molto elevato.

Secondo il dittatore Abdel Fattah al-Sisi, attuale Presidente della Repubblica egiziana, la diga metterebbe in pericolo la vita di più di 150 milioni di persone, egiziane e sudanesi, mentre dalla capitale etiope, Addis Abeba, si sostiene che il progetto idroelettrico favorirà lo sviluppo di tutta la regione e dell’economia del Paese e che oltre il 60% dei territori nazionali sono costituiti da terra asciutta, mentre l’Egitto è dotato di riserve sotterranee e potrebbe e desalinizzare l’acqua del mare. Intanto, nel maggio 2021 Egitto e Sudan hanno tenuto un’esercitazione di guerra congiunta dal nome emblematico: “Guardiani del Nilo”.

D’altra parte, l’Egitto sembra voler sfruttare per davvero il potenziale dell’acqua di mare su cui si affaccia il Paese: nel 2020, infatti, il governo ha negoziato una serie di accordi per aprire fino a 47 nuovi impianti di desalinizzazione, insieme al più grande impianto di trattamento delle acque reflue del mondo.

La maggior parte di questi progetti, però, non vedrà la luce prima del 2030, mentre l’emergenza idrica si fa sempre più pressante. Leader nel campo della desalinizzazione dell’acqua è invece l’Arabia Saudita, che attualmente soddisfa il 50% del suo fabbisogno idrico attraverso questa tecnica.

Secondo le stime, l’implementazione globale di questo sistema, unito a quello di recupero delle acque reflue, ridurrebbe la percentuale della popolazione mondiale che soffre di carenza d’acqua dal 40% al 14%.

​​Se da un lato però la desalinizzazione può rappresentare una soluzione, dall’altro i suoi effetti sugli ecosistemi marini possono essere drammatici: secondo uno studio commissionato dalle Nazioni Unite, infatti, quasi 16mila impianti di desalinizzazione in tutto il mondo producono flussi maggiori del previsto di acque reflue altamente salate (142 milioni di metri cubi al giorno di salamoia, acqua composta da circa il 5% di sale, che spesso include tossine come cloro e rame) e sostanze tossiche che stanno danneggiando l’ambiente e la fauna marina.

 

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Giordana Di Giacomo
1 anno fa

L’acqua è la linfa del Pianeta Terra, il segnale 🛑 èche ci manda la Terra è chiaro, dobbiamo ridurre i consumi e inquinare di meno.
La riduzione di allevamenti di suini è ormai inevitabile, il liquame ha inquinato la terra e i fiumi in alcune zone dove gli allevamenti sono numerosi il problema è gravissimo.
Per quanto riguarda i dissalatori anche l’Italia deve iniziare ad istallarne in tempo, per non arrivare sempre in emergenza che poi diventa tutto più complicato.

Qui di seguito un mio articolo su l’acqua:

https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99acqua,_la_medicina_alla_portata_di_tutti_18219.html#.ZAjF5rfcmDY