Anoressia e bulimia: 5 libri per comprendere più da vicino i disturbi alimentari.

Anoressia, bulimia e disturbi alimentari. Un viaggio tra i mali dell'anima, per comprenderne il significato, informarsi e cercare di aiutare chi ne ha bisogno. Ecco i titoli più utili e belli su uno degli argomenti più delicati e complessi della psicologia umana.

Anoressia e bulimia: 5 libri per comprendere più da vicino i disturbi alimentari.

Cinque scrittori cinque testimonianze diverse ma tutte rappresentano le malattie che i giovani di oggi si trovano spesso a combattere, cinque libri che vi porteranno in un viaggio drammatico e attuale che vi aiuterà a catturare le informazioni giuste.

Simonetta Marucci – Laura Dalla Ragione, L’anima ha bisogno di un luogo. Disturbi alimentari e ricerca dell’identità (Tecniche Nuove Editore)

Questo manuale indaga sulle diverse patologie legate ai disturbi del cibo e potrà esservi utile per orientarvi, comprenderli e ipotizzare cure e terapie. Informarsi è necessario per aiutare noi stessi e chi ci circonda, soprattutto se si ha a che fare con problematiche così complesse e dalle mille sfaccettature.

Nella società occidentale i disturbi dell’alimentazione stanno diventando un fenomeno sempre più frequente, in fasce sempre più ampie della popolazione, soprattutto femminile (ma non solo): a fronte di un modello televisivo e pubblicitario irraggiungibile e basato unicamente sull’aspetto fisico, il senso di inadeguatezza spinge al rifiuto del proprio corpo e alla conseguente rottura dell’equilibrio che costituisce l’identità. Questo volume è uno strumento utile per chi voglia avvicinarsi al problema dei disturbi alimentari con un approccio equilibrato e informato: orientarsi nel panorama delle varie patologie (dall’anoressia alla bulimia, dal disturbo da alimentazione incontrollata all’ortoressia) permette infatti di affrontare questo argomento con maggiore consapevolezza, cercando di riflettere sulle possibili soluzioni e su una terapia che faccia uso di una medicina integrata, ovvero di tutti gli strumenti disponibili (medicina convenzionale e medicina non convenzionale) per riportare i pazienti a ritrovare la propria identità e il proprio equilibrio psicofisico.

  1. Per ammettere la propria fragilità

Elena Riva, Il mito della perfezione. Fragilità e bellezza nei disturbi del comportamento alimentare (Mimesis)

La donna di oggi viene sottoposta alla pressione continua del dover essere multitasking, bellissima e magrissima, di successo professionale e relazionale, ed è proprio questa pressione a trovare nei disturbi alimentari uno dei suoi sfoghi principali. La psicologa Elena Riva ci aiuta a capire come ammettere le proprie fragilità non ci renda di certo donne peggiori.

Il cibo è vita, e l’atto di nutrirsi è carico di significati affettivi profondi. Elena Riva racconta il rifiuto del cibo in alcune donne celebri: da Santa Caterina da Siena a Simone Weil, da Maria Callas a Lady Diana, astenersi dai piaceri del palato è un modo per esprimere non solo un disagio emotivo, ma anche una ricerca di pienezza che non riguarda il corpo, ma la mente e i valori. Un’aspirazione alla perfezione etica che può diventare malattia.

  1. Per ascoltare la testimonianza di chi ci è passato

Fabiola De Clercq, Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia (Bompiani)

L’autrice di questo libro, dopo aver sofferto prima di bulimia e poi di anoressia, ha deciso di mettere nero su bianco la sua esperienza perché potesse essere utile a più persone possibili. Da leggere per sentirsi meno soli e capire che, con un po’ di aiuto, guarire è possibile.

Fabiola De Clercq è stata prima bulimica, poi anoressica. È guarita e ha deciso di raccontare la sua storia per aiutare le migliaia di malate e malati segreti che, rifiutando di parlarne, non riescono a trovare una via di salvezza. Uno sconcertante documento sui disagi del vivere. Da questo libro di Fabiola De Clercq nasce nel 1990 l’associazione ABA che in vent’anni di attività ha curato oltre ottantamila persone in tutto il mondo affette da anoressia e bulimia. Nuova edizione con un poscritto di Fabiola e Marzia De Clercq.

 

  1. Per comprendere l’obesità

Renate Göckel, Donne che mangiano troppo. Quando il cibo serve a compensare i disagi affettivi (Feltrinelli)

A volte capita di buttarsi sul cibo per riempire un vuoto che è prima di tutto affettivo. Sfogarsi in questa maniera, scrive l’autrice, non aiuta di certo a sentirsi meno soli o più realizzati, e allora è importante individuare il problema e cercare di risolverlo alla radice. Come risolvere i problemi di alimentazione attraverso l’analisi dei problemi inconsci che ne stanno alla base. I disturbi della nutrizione nelle loro diverse connotazioni (anoressia, volontaria riduzione dell’apporto alimentare; bulimia, bisogno incoercibile di mangiare; obesità, eccesso di grasso e conseguente aumento di peso), che si manifestano prevalentemente nelle donne, hanno assunto nella società odierna dimensioni preoccupanti.

Attraverso la descrizione della psicoterapia di Anna K., affetta da bulimia, Donne che mangiano troppo analizza i motivi che possono indurre una persona a cercare compensazione nel cibo. E dimostra che, individuando i problemi inconsci, è possibile eliminare questi disturbi e liberarsi della “sindrome di dipendenza”. Come in Donne che amano troppo di Robin Norwood veniva analizzata la “dipendenza” nelle relazioni d’amore, così in Donne che mangiano troppo è analizzata la dipendenza dal cibo: legami profondi che impediscono alla personalità la conquista di una reale autonomia.

  1. Per comprendere l’anoressia

Paolo Crepet, Il caso della donna che smise di mangiare (Einaudi)

Questa è la storia di Fausta, scritta su di una serie di quaderni neri raccolti dalla donna nel corso degli anni per il suo psicanalista. La sua storia è quella di tante donne che rifiutano il cibo perché rifiutano il loro corpo e non lo ritengono degno di amore, senza rendersi conto di essere la prime a non concederglielo.

l caso di una donna che rifiuta il cibo, il proprio corpo e ciò che il corpo nasconde: la paura di non essere all’altezza dell’amore di cui ciascuno di noi ha bisogno, per esistere.

La vita di Fausta è contenuta in una fila di quaderni neri. Lei l’ha annotata per anni e l’ha riscritta per il suo analista. Ha provato a correggerla, proprio come medici, insegnanti e ciarlatani hanno sempre fatto con il suo corpo anoressico, alla ricerca di ciò che era sbagliato, della «patologia». Ma a essere patologico è l’ambiente in cui questa donna è cresciuta. Tra un padre succube e una madre apatica, all’ombra di una nonna dispotica della quale porta il nome come fosse un marchio, Fausta ha scelto di annullare il suo corpo, e solo nella scrittura trova una salvezza. Un caso di anoressia che diventa un romanzo familiare, in cui Fausta racconta la lotta per essere sé stessa, per riscattarsi dall’istinto di autodistruzione impresso nel sangue come una condanna. Il suo diario è la storia di tutti noi, sedotti dalla sofferenza e spaventati dalla libertà di essere quel che siamo, dall’imperfezione dei sentimenti, dalla nostra fame d’amore.

Con questi cinque libri ho voluto raggruppare un po la malattia di Anoressia e Bulimia che i giovani di oggi si trovano a combattere , ma in definitiva cosa sono queste malattie del terzo millennio?

Una persona è affetta da Anoressia Nervosa se manifesta tutte e quattro le seguenti caratteristiche:

  • Perdita di peso rilevante (oltre il 15% del peso considerato normale per età, sesso e altezza)
  • Paura intensa di ingrassare anche quando si è sottopeso
  • Alterazione nel modo di vivere il peso, la taglia e le forme corporee
  • Amenorrea ovvero scomparsa delle mestruazioni (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi)

Il termine anoressia (letteralmente mancanza di appetito) non risulta corretto per descrivere un disturbo in cui l’appetito è nella maggioranza dei casi conservato. Piuttosto ciò che caratterizza l’anoressia nervosa è il terrore di ingrassare e la ricerca della magrezza.
La diffusione dell’anoressia nervosa sembra essere di gran lunga maggiore nei paesi industrializzati, dove vi è abbondanza di cibo, ed in cui, specialmente per il sesso femminile, è enfatizzato il valore della magrezza.
L’anoressia nervosa si manifesta prevalentemente nel sesso femminile (in una percentuale superiore al 90%). In molti casi l’esordio coincide con la pubertà, un momento in cui l’adolescente si trova a dover fronteggiare delle sfide proprie di quella fase di vita, quali la sessualità, i cambiamenti del proprio corpo. Raramente insorge in epoca prepuberale, anche se in tali situazioni il quadro clinico risulterebbe più grave per i disturbi mentali associati. Il disturbo si presenta raramente in donne oltre i 40 anni.

Spesso l’anoressia nervosa inizia con una dieta o comunque con un tentativo volontario di perdita di peso finalizzato a raggiungere quell’ideale di bellezza femminile tanto osannato dalla società moderna. Se a questo aggiungiamo fattori individuali (come ad esempio la bassa autostima o il perfezionismo) e famigliari (per esempio, iperprotezione dei genitori), il passo per lo sviluppo del disturbo alimentare può essere breve.
L’evoluzione e gli esiti dell’anoressia nervosa sono estremamente variabili: in alcuni casi, ad un episodio di anoressia fa seguito una completa remissione; in altri, fasi di remissione, con recupero del peso corporeo, si alternano a fasi di riacutizzazione. Altri ancora presentano un’evoluzione cronica, con progressivo deterioramento nel corso degli anni. Può rendersi necessario il ricovero in ambiente ospedaliero per il ripristino del peso corporeo o la correzione di squilibri elettrolitici. Tra i soggetti ricoverati presso strutture universitarie, la mortalità a lungo termine per anoressia nervosa è maggiore del 10%. Il decesso si verifica in genere in rapporto alla denutrizione, agli squilibri elettrolitici, a suicidio.

Mentre dal canto suo, la bulimia è un disturbo del comportamento alimentare che, nella persona affetta, è responsabile di grandi abbuffate di cibo, seguite da sensi di colpa e comportamenti anomali finalizzati alla “neutralizzazione” dell’apporto calorico di quanto ingerito.
La bulimia è un problema tipicamente femminile, che riguarda soprattutto le donne di età compresa tra i 16 e i 40 anni.
Per “neutralizzare” l’apporto calorico delle grandi abbuffate alimentari, il bulimico adotta varie strategie; quelle più comuni sono: il vomito autoindotto, l’assunzione impropria di lassativi, l’adozione di una dieta altamente restrittiva e l’esercizio fisico strenuo.
Il trattamento della bulimia richiede l’intervento di un team di specialisti e ruota, principalmente, attorno alla psicoterapia.

Ma Cos’è la bulimia?

La bulimia, nota anche come bulimia nervosa, è un disturbo del comportamento alimentare che – nella persona portatrice – è motivo di grandi abbuffate di cibo, seguite da un forte senso di colpa e da comportamenti anomali, atti a “neutralizzare” l’apporto calorico di quanto ingerito.
Tra i comportamenti anomali del soggetto bulimico (cioè dell’individuo con bulimia), i più frequenti sono: il vomito autoindotto, l’assunzione impropria di lassativi e diuretici, l’adozione di un dieta restrittiva per diversi giorni e l’esercizio fisico strenuo. Come la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, la bulimia è un problema che riguarda soprattutto le donne.
Tuttavia, è bene precisare che, negli ultimi decenni, i soggetti maschi con bulimia nervosa sono sempre più in aumento, probabilmente a causa della maggiore attenzione rivolta dalla popolazione maschile all’aspetto estetico e al controllo del peso corporeo.

La popolazione affetta è per la maggior parte femminile, la bulimia può insorgere a qualsiasi età, anche se, in genere, colpisce le donne di età compresa tra i 16 e i 40 anni, e può interessare anche i bambini, ma si tratta di un evento estremamente raro.

La parola bulimia deriva dal termine greco “boulimía” (βουλιμία), che in italiano vuol dire “fame vorace”.
Per la precisione, “boulimía” è il risultato dell’unione tra:Bous (βοῦς), che significa “vorace”, eLimos (λιμός), che significa “fame”.

Guarire dalla bulimia e dalla anoressia è possibile, tuttavia richiede tempo e notevole forza di volontà da parte del paziente.
Secondo medici ed esperti in materia di disturbi del comportamento alimentare, prima hanno inizio le terapie e maggiore è la probabilità di guarigione dalla bulimia e anoressia.

di Antonio Gentile