ALCIDE DE GASPERI: CRISTIANO DEMOCRATICO EUROPEO – SECONDA PARTE

 ALCIDE DE GASPERI: CRISTIANO DEMOCRATICO EUROPEO – SECONDA PARTE
Dott. Fernando Ciarrocchi

A CURA DI DOTT. FERNANDO CIARROCCHI (ASCOLI PICENO)

fernando.ciarrocchi@dconline.info * cell. 347-2577651 *

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

Coordinatore della Redazione giornalistica de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

e di  ANGELO SANDRI (UDINE)

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Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana

Direttore Responsabile de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

 ALCIDE DE GASPERI: CRISTIANO DEMOCRATICO EUROPEO – SECONDA PARTE

Grazie alla preziosa collaborazione dell’Arch. Giancarlo Grano (Potenza) e dei suoi stretti collaboratori, ci è pervenuto il testo riguardante l’intervento svolto da Maria Romana De Gasperi nel corso di un Convegno organizzato nell’anno 2011 dall’Azione Cattolica della diocesi di Potenza, presso la sala convegni della Parrocchia di Santa Cecilia (11 novembre 2011).

Il convegno si intitolava <ALCIDE DE GASPERI: CRISTIANO DEMOCRATICO EUROPEO > e si inseriva nell’ambito del ciclo di conferenze dal titolo < I NOSTRI MAESTRI >.

Abbiamo ritenuto sia utile per noi e per tutti i lettori de < IL POPOLO > nonchè per tutti gli attivisti e simpatizzanti della <DEMOCRAZIA CRISTIANA> di ripercorrere quell’approfondita riflessione di Maria Romana De Gasperi, onde poter approfondire la grande figura di Alcide De Gasperi, senz’altro uno dei nostri grandi Maestri, a cui attingere per poter affrontare con maggiore efficacia i grandi problemi del giorno d’oggi.

Proseguiamo dunque l’esposizione di quella riflessione presentata al convegno summenzionato da Maria Romana De Gasperi.

<< Vi presento un altro appunto scelto tra i tanti – prosegue Maria Romana De Gasperi – per poter continuare questo discorso dell’intreccio tra la politica e la spiritualità che non lo ha mai abbandonato.

Su un foglio trovo scritto: “Domine vivifica me, ne littera occidat me”. Signore, vivificami, affinché la “lettera” non mi uccida.

Questo scritto, riportato su un taccuino di lavoro del Ministero degli Esteri, dimostra che conosceva il latino e i riferimenti ai libri sacri a memoria, e come Egli scrivesse non in un momento di calma e di meditazione, ma durante un’ora di lavoro.

In questo appunto “lettera” sta letteralmente per legalismo, ossia osservanza della legge in senso letterale e non umano.

Egli dunque pregava perché nell’applicare la legge non fosse portato a giudicare con troppa severità trascurando quel senso umanitario e quella disponibilità verso il prossimo che era una delle caratteristiche della sua politica.

Egli continua infatti la meditazione ricordando a sé stesso le parole di Paolo: “…e perciò non giudicate prima del tempo…”. Questo rapporto con il Signore non si estingueva nel chiedere, nel pregare, nel pretendere aiuto, ma era anche uno scambio, un’offerta di doni.

Tale infatti pare il significato di un commento a S. Agostino quando nelle Confessioni immagina i giusti nel cielo a brillare come gli astri. Allora De Gasperi scrive: “La grandezza del giusto ben più elevata della immanenza, la dignità umana innalzata alla cooperazione divina”.

Non possiamo parlare della spiritualità di De Gasperi se dimentichiamo di parlare del grande amore che egli ebbe per sua moglie, Francesca. Le lettere di un fidanzato (le risposte di Francesca purtroppo sono andate perdute) aprono al lettore un altro aspetto dell’animo di quest’uomo che molti hanno creduto giudicare o descrivere solo nel suo aspetto più severo e serio.

In queste lettere, pubblicate qualche anno fa da la “Morcelliana” si apre un Alcide De Gasperi dolce, sereno, innamorato, ma cosciente della vita che proponeva alla giovane ragazza che lo amava.

“Io sono tranquillo che tu condividerai con me le larghezze, se potranno venire e le strettezze della vita e che in te troverà un sostegno per addolcire qualche preoccupazione, non un aculeo verso guadagni che potessero turbare la limpidezza della mia vita politica…”.

Poi sullo stesso tono ecco una nota di chiarezza molto particolare per i tempi nei quali veniva scritta … “Ti voglio libera compagna, amica di pari iniziativa e indipendenza e nulla mi ripugna di più che il farti da maestro o di frugare nella tua coscienza… ho un grande temperamento fisico e un grande temperamento morale.

Del primo tu senti la stretta quando le mie braccia si chiudono attorno al tuo bel corpo, del secondo tu hai la sensazione quanto ti guardo e ti parlo…”.

Sono lettere buttate giù in fretta, alla Camera dei Deputati, con la gente che gli passava accanto gomito a gomito senza possibilità di un raccoglimento; oppure scritte nel suo stanzone freddo dove dormiva, ma sono un crescendo d’emozioni, di idee, di progetti.

Continuo è il passaggio dalle espressioni umane e dolci a quelle più alte dello spirito, tutto portato con incantevole e straordinaria naturalezza.

“Sento che Dio m’ha dato in te il suo compenso e la sua benedizione: tu sei il sovrabbondante premio all’opera mia. Un premio che va al di sopra dei miei meriti, al di là di ogni mia speranza. Non è amore di tutti i giorni, il nostro, Francesca mia”.

Anche in questo campo non vi sono divisioni, né compartimenti separati tra le riflessioni sulla vita, le decisioni nel campo politico, tra il parlare d’amore e lo scrivere di Dio. Siamo nel 1922, si sentono le prime avvisaglie del movimento fascista.

Si preparava il Congresso del P.P.I.: “Un lavoro febbrile improvvisamente mi assorbe in questa vigilia. Di fuori c’è il pubblico che mi attende, ma esso turbina attorno al luogo segreto dell’anima dove sei tu sola. Fa’ uno sforzo tutti i giorni e leggi Papini. Familiarizzati con la figura del Cristo che solleva noi creature al di sopra dell’umana natura … io lo vedo sempre incombere dall’alto innanzi a me per indicarmi la via.

E io credo di seguirlo umilmente… Francesca non voglio essere più solo innanzi a Lui… non sono bigotto e forse nemmeno religioso come dovrei essere … vieni, ti voglio con me e che mi segua nella stessa attrazione come verso un abisso di luce …”.

È una professione di fede che pure mantenendolo nella posizione di un uomo politico che pensa al cristianesimo come anima di tutte le cose, non gli ha mai permesso di cadere nell’integralismo intollerante.

Questa sua alta ispirazione spirituale gli ha dato la possibilità di mantenere il giusto equilibrio facendo camminare parallele ed autonome le sue azioni nel campo del contingente e la sua spinta verso l’eterno.

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