UNA RIFLESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SUL TEMA DELL’ACCOGLIENZA !

UNA RIFLESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SUL TEMA DELL’ACCOGLIENZA !
Natascia Pizzutti

A cura di Natascia Pizzutti (Manzano/in provincia di Udine)

natascia.pizzutti@dconline.info * cell. 349-3502954 *
Vice-Segretaria nazionale Vicaria del Movimento Femminile e per le Pari Opportunità della Democrazia Cristiana italiana
Segretario Organizzativo regionale della Democrazia Cristiana del Friuli Venezia Giulia

< UNA RIFLESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SUL TEMA DELL’ACCOGLIENZA ! >

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo una riflessione sullo scottante tema dell’ACCOGLIENZA da parte di ANTONIO LIBERATI (di Velletri/in provincia di Roma), attuale Segretario Organizzativo comunale della DEMOCRAZIA CRISTIANA del Comune di VELLETRI (RM).

Potrete trovare questo interessante contributo anche sulla pagina ufficiale FACEBOOK della Democrazia Cristiana italiana, di cui all’indirizzo telematico < https://www.facebook.com/democraziacristianaonlin/

Antonio Liberati (Velletri)

<< Quello che non sopporto è la “furbata” della mezza verità. Da una frase, in un contesto si prende solo la frase o le parole che fanno comodo. Così per tutti i temi.

Esaminando il tema dell’ACCOGLIENZA dobbiamo sempre tener presente – a mio avviso – tre parametri: la Dottrina Sociale della Chiesa; l’insegnamento del nostro maestro, don LUIGI STURZO; la situazione socio-economica-politica del Paese accogliente, con il conseguente relativo tipo di rispetto per l’uomo.
L’intramontabile Don Luigi Sturzo

Per quanto riguarda la Dottrina Sociale della Chiesa, insieme dei valori cristiani a cui la DEMOCRAZIA CRISTIANA fa sempre riferimento, il discorso è molto chiaro. Sta scritto infatti:“…chi accoglie l’ultimo dei poveri, accoglie me.” Concetto estremamente chiaro !

Il nostro maestro, don Luigi Sturzo Sturzo, riferendosi al discorso politico ci insegna che però non si può sovrapporre la religione alla politica.
Se ciò avvenisse ci avvieremo verso un sistema politico teocratico e tutti sanno quanti eccessi ci potrebbero essere e quante restrizioni alla libertà ne deriverebbero (vedi quei Paesi dove si applica tale tipo di politica).
Anche se ci deve essere una osmosi continua fra le due istituzioni, esse viaggiano però su strade diverse anche se a volte parallele.
La politica deve essere una struttura aconfessionale a differenza della religione, di sua natura confessionale.
Se esaminiamo il terzo parametro (oggi largamente molto disatteso), il migrante, inteso in senso generico, altro non è che una persona e, come tale, ha le sue esigenze “naturali” e sociali.
Dovremmo esaminare lo stesso tema anche da un diverso punto di vista
Come tale deve mangiare e bere per sostenersi; si deve poter vestire da capo a piedi, deve curarsi se accusa una qualche malattia, deve avere i suoi affetti con sé e con essi (o senza di essi) deve poter dormire sotto un tetto che non sia un ponte o, peggio, per la strada; deve avere un lavoro con cui sostenersi e sostenere la sua famiglia e progredire socialmente; deve partecipare alla vita economico-fiscale e politica del paese ospitante e tutto ciò per ogni migrante.
Ci domandiamo ciascuno delle migliaia di migranti che arrivano in un paese ha tutto ciò? Il paese ospitante è in grado di fornire tutto il necessario?
Il Segretario naz.le del Dip. “Accoglienza e Immigrazione” della Democrazia Cristiana Hermelina Fabro (Roma)

Vedendo quello che oggi maggiormente succede nelle nostre strade, nelle strade dei paesi italiani e stranieri, io non vedo gran ché se non stranieri che, all’entrata dei supermercati, chiedono l’elemosina, oppure cercano di vendere piccoli elementi di abbigliamento nella strada (poche cose che pochissimi comprano).

Oppure gruppi di stranieri nelle piazze o nei giardini pubblici che aspettano …. che cosa, non si sa !
Vedo persone che per vivere si “adattano” a salari da fame o, peggio, cercano uno sbocco, perché costretti, nella malavita locale, magari quella organizzata.
Certo esiste anche una piccola minoranza che si è inserita nella vita sociale e anche con ottimi risultati ma, pensando al numero totale, rimane comunque una piccola minoranza.
L’accoglienza dunque risulta sempre la soluzione migliore per risolvere i problemi dei migranti?
Forse solo in extremis, ma strutturalmente fa acqua da tutte le parti. E allora?
Ed allora forse sarebbe meglio impegnarsi per trovare soluzioni strutturali nei “luoghi di partenza”.
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www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

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Enrico Migliardi
8 mesi fa

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Giorgia Meloni, quando era all’opposizione sosteneva che i migranti dovevano essere fermati al confine delle acque territoriali dei paesi da cui si imbarcano per un viaggio che a volte, troppe volte, porta a la morte.
Forse a molti è parso curioso questo metodo, non certo psicologico, ma appare chiaro che il problema è scappato di mano a tutti. Come un tempo migliaio di cinesi entravano ogni giorno ad Hong Kong e venivano alloggiati in enormi “scatoloni”di venti piani, in stanze di pochi metri quadrati l’una, in cui si rifugiavano anche in venti di loro e con un solo bagno per tutti a piano terra; così oggi da noi arrivano, soprattutto a Lampedusa, ma anche su tutte le coste del mezzogiorno d’Italia migliaia di migranti che accogliamo in strutture del tutto insufficienti. Certo alcuni, i più disperati e deboli, vengono rimpatriati, ma il 99% resta e si destreggia tra il legale e l’illegale. Questa massa enorme di disperati ci costa circa € 100 al giorno l’uno e forse, a conti fatti, anche di più. È una cifra insopportabile in un Paese come l’Italia che ha esigenze primarie che tanti Paesi, compresi quelli da cui provengono i migranti, non hanno. Noi abbiamo, come Paese, un debito tale che se fossimo una multinazionale, saremmo strafalliti. Noi siamo un Paese in cui i Politici gestiscono, unitamente ad una burocrazia elefantiaca, la maggior quantità di soldi gestibili da una sola entità, il bilancio dello Stato in mano al Governo. Noi siamo il Paese in cui la seconda maggior quantità di soldi viene gestita dalla Magistratura e cioè la gestione dei fallimenti. Noi siamo il Paese in cui la terza forza economica del Paese è la mafia. Noi siamo un Paese dove i banchieri e gli assicuratori ci tartassano più dello Stato, della Magistratura e della mafia messi insieme. Noi siamo un Paese in cui i giovani per trovare un lavoro devono emigrare all’estero, come prima della guerra. Noi siamo un paese in cui l’analfabetismo è il più alto d’Europa. Noi siamo un Paese dove la povertà si sente con mano. Noi siamo un paese dove il superfluo è indispensabile. Noi siamo un Paese che è uno sfasciume geologico e c’è ne accorgiamo solo dopo che i disastri avvengono. Noi siamo un Paese che potrebbe vivere di turismo, cultura agricoltura ed industrie di trasformazione del prodotto agricolo in prodotto finito e confezionato e pensiamo alle cattedrali nel deserto. Noi siamo un Paese di mare e la burocrazia non consente di realizzare i porti turistici. Noi siamo un Paese circondato per 3/4 dal mare ed abbiamo distrutto la fauna ittica con le reti a strascico. Noi siamo il Bel Paese dove i grandi divi del cinema, i reali di tutta l’Europa, i miliardari di tutto il mondo vengono e si comprano le proprietà più belle e noi non facciamo altro che vendere agli stranieri i gioielli dell’industria e della tecnologia italiana. Noi siamo il Bel Paese che potrebbe non pagare l’energia elettrica attraverso le Centrali eoliche off-shore, le Centrali geotermiche profonde ed il fotovoltaico diffuso e continuano ad acquistare barili di petrolio da Stati che con quei soldi si comprano pezzi d’Italia. Noi siamo il bel Paese dove le 7 sorelle sono così potenti che se qualcuno vuole scavalcarle, o fa la fine di Mattei, o si sente dire: “ma c’è l’hai il permesso di un Partito, perché senza di tale “nulla osta” l’affare non si può fare ?” Noi siamo in un Paese in cui potremmo pagare le tasse tutti al 5% e vivere felici, con uno Stato efficiente, una burocrazia informatizzata, una Magistratura con un giudizio di primo grado ottenuto in un giorno attraverso il “Cervellone” della Cassazione a Sezioni Riunite e del Consiglio di Stato ed invece dobbiamo lavorare come servi della gleba. Noi siamo un Paese dove le bollette della luce, del gas, del telefono, dei rifiuti solidi urbani e di tante altre accise ci tormentano mensilmente, mentre dovremmo ricavarci del denaro. Noi siamo il Paese dove neanche la prima casa è sicura, dove un anziano può essere buttato fuori dalla casa paterna per non aver pagato il condominio. Noi siamo il Paese dove la delinquenza può agire indisturbata e la Popolazione deve subire in silenzio. Noi siamo il Paese dove, se un poliziotto arresta un delinquente, i Giudici lo fanno uscire dopo pochi giorni e trovandosi entrambi, poliziotto e delinquente ogni giorno al bar del Paese, il poliziotto si sente dire dal delinquente: “so dove abiti, dov’è tua moglie va a fare la spesa e dove i tuoi figli vanno scuola.” Ed il poliziotto che non arriva con i soldi che guadagna a fine mese, la volta dopo che lo ritrova a delinquere, cambia strada e lo lascia delinquere. Noi siamo il Bel Paese, ma dove purtroppo viviamo male.

Carbone Grazia
8 mesi fa

Un argomento molto complesso quello dell’accoglienza!
Soprattutto quando l’accoglienza riguarda, milioni di persone.
Bisogna anche badare ad un altro lato dell’accoglienza :la forzatura dell’emigrazione che spesso sfocia nello sfruttamento e in automatico nella mancanza del rispetto della persona e nella negazione della libertà.
Riflettere sul come e sul perché di questa situazione ci porterebbe molto lontano e capiremmo che questa grande accoglienza non esiste, anzi , la spoliazione , di alcune parti del mondo , della sua gioventù e della sua forza lavorativa sfocia nella negazione di ogni libertà.