UN PENSIERO DI MARIA MONTESSORI: LA MANO COME ORGANO DELL’INTELLIGENZA !

UN PENSIERO DI MARIA MONTESSORI: LA MANO COME ORGANO DELL’INTELLIGENZA !
Ins. Natascia Pizzutti (Udine)

A cura di Ins. Natascia Pizzutti (Manzano/provincia di Udine)

natascia.pizzutti@dconline.info * cell. 349-3502954 *

Segretario provinciale del Dip. < Cultura – Scuola – Pubblica Istruzione > della Democrazia Cristiana della provincia di Udine

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

< UN PENSIERO DI MARIA MONTESSORI: LA MANO COME ORGANO DELL’INTELLIGENZA ! >

Completiamo quest’oggi questo nostro primo lavoro sulla figura di Maria Montessori  pubblicando la seconda parte dell’articolo apparso su < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana di data 25-09-2022 e dedicato a questa grande figura.

Scriveva Maria Montessori: ”Il lavoro manuale, con un fine pratico, aiuta ad acquistare una disciplina interiore” !

Maria Montessori (1870 – 1952)

Il figlio Mario la definisce sua madre “L’educatrice più incompresa di tutti i tempi “.

Lei  si eleva al di sopra delle parti e di qualsiasi credo politico e religioso per proclamare il valore supremo della libertà dell’individuo e del bambino.

Il suo approccio, volto a formare individui liberi, dotati di senso critico, spaventa in quanto non funzionale al sistema.

L’assunto di base è che i bimbi hanno fasi di crescita differenziate, all’interno delle quali sono più o meno propensi a imparare alcune cose per trascurare delle altre.

Comincia così a lavorare direttamente con i bambini svantaggiati con problemi psichici, espandendosi allo studio dell’educazione per tutti i bambini; sosteneva infatti che il metodo applicato su persone subnormali aveva effetti stimolanti anche se applicato all’educazione di bambini normali.

Ciò che appare “rivoluzionario”, rispetto agli altri pensieri educativi, è la sua concreta rivendicazione dell’autonomia del bambino.

Attraverso l’educazione dei sensi, propedeutica allo sviluppo dell’intelligenza, sia il portatore di handicap che di deficit, deve fare leva sulla sensibilità in quanto la psiche dell’uno e dell’altra è tutta sensibilità.

Il suo pensiero identifica il bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali, che l’adulto ha ormai compresse dentro di sé rendendole inattive.

Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo quest’ultima favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura.

Da questa libertà deve emergere un bambino “disciplinato”, capace di regolarsi da solo, non solo in ambito scolastico, ma anche sociale.

Grazie a questo “metodo innovativo”, i piccoli subnormali venivano trattati con rispetto, si organizzavano per loro attività didattiche dando loro massima fiducia nel conoscere, offrendo gli strumenti necessari e specifici per imparare a prendersi cura di se stessi promuovendo l’autonomia nelle regole.

Importante in questo senso allestire un ambiente adatto scientificamente organizzato e preparato dove ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo e i suoi istinti-guida, accende il proprio interesse ad apprendere, a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività iniziate, a sperimentare le proprie forze, a misurare e controllare.

Il lavoro è un’attività non legata né all’insegnamento dell’adulto, né al desiderio di imitare un compagno: é qualcosa che unisce l’individuo all’ambiente.

“Il nostro metodo di educazione è caratterizzato appunto dell’importanza centrale che in esso si dà all’ambiente” (Maria Montessori).

Secondo la pedagogista, gli oggetti devono essere proporzionati alle dimensioni e forze dei piccoli facendo leva su spazi che aiutino concretamente a liberare le manifestazioni infantili, alle sue capacità mentali e operative, offrendogli materiali e cose funzionali a lasciarlo “vivere”.

L’ambiente è considerato il luogo in cui il bambino viene spinto, stimolato al “lavoro” come se una voce “nascosta” lo invitasse a fare. In questi ambienti trova oggetti che gli permettono di agire, di fare, con le energie che lo portano a costruirsi senza fermarsi, per diventare un adulto.

Ma perché ciò avvenga, occorre un’ulteriore caratteristica su cui dovremo soffermarci in modo più dettagliato: l’ordine esterno e interiore. “Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto” è la prima regola in una scuola Montessori: è una legge naturale, il principio che regge l’intero universo.

Se osserviamo la natura con attenzione infatti, ci rendiamo conto che ogni cosa ha la sua esatta collocazione.

Il “cosmo” è, per definizione , ordine: questo infatti è il suo significato etimologico. L’ordine esterno aiuta a costruire l’ordine interno: il grande compito, per qualsiasi essere umano, è quello di mettere continuamente e pazientemente le cose al loro posto.

Questo ordine non si riferisce nello specifico solo agli oggetti, ma per le emozioni, gli eventi passati che ci hanno segnato, ogni tassello della nostra esistenza deve trovare la sua giusta collocazione nello spazio e nel tempo.

Sembra difficile da credere, ma i bambini piccoli possiedono un naturale istinto all’ordine: rappresenta infatti uno dei primi periodi sensitivi, “uno dei più importanti e misteriosi” che raggiunge il suo picco massimo intorno ai due anni ma che continua anche in quelli successivi.

La dottoressa ha infatti individuato, oltre al periodo sensitivo dell’ordine, quello del movimento (dalla nascita ai quattro anni), dell’amore per l’ambiente (dalla nascita ai sei anni), del linguaggio (dalla nascita ai sei anni).

L’ordine diventa una colonna portante, diventa una bussola per orientarsi nel mondo; un ambiente ben strutturato, favorisce l’esperienza autonoma di ciascun bambino, rafforza l’autostima e la sicurezza di sé per la maturazione dell’identità e la capacità di iniziative, promuove la concentrazione individuale, i rapporti di libero scambio e aiuto.

L’attività quindi oltre che di pensiero è anche di lavoro come si è più volte citato. La mente si organizza attraverso la mano che, guidata dal bambino stesso, porta allo sviluppo e all’agire della mano stessa. Quest’ultima accarezza, massaggia, cura, benedice, sostiene.

Quando i due palmi della mano si uniscono, ecco che nasce il gesto della preghiera.

“Dare una mano” significa dare aiuto e collaborazione, ci appropriamo delle delle cose facendole nostre. Da qui, un pò alla volta inizia a svilupparsi e a farsi sempre più forte il desiderio di isolamento del bambino da colui che ritiene più potente di lui, l’adulto.

Tutti sappiamo che quest’ultimo vuole sempre sostituirsi al piccolo credendolo incapace di fare da sé. L’obiettivo principale sarà quello di allontanarsi sempre di più dal piccolo , permettendogli di interagire con l’ambiente arrivando, a poco a poco, all’indipendenza:” aiutami a fare da solo”.

Il piccolo che spiritualmente nasce, è quello che inizia a fare da sé, a lavorare con le sue mani, a “perfezionarsi”; l’adulto deve aiutarlo ma non con aiuti inutili ma offrirgli nell’ambiente i giusti mezzi favorendo l’indipendenza , principio dello sviluppo psichico normale.

Molti difetti dei bambini sono dovuti alla mancanza di sviluppo e la difesa del piccolo si origina perchè questi vorrebbe sopraffarlo. Una delle difese è quella comunissima delle bugie, un’altra è quella della disobbedienza. Se l’adulto vuole imporsi senza che il piccolo lo segue, nasce il capriccio.

Quando parliamo di libertà del piccolo non intendiamo considerare le azioni esterne disordinate che i bambini abbandonati compirebbero se non veicolati dall’adulto, ma diamo alla parola il senso di “liberazione” della sua vita da ostacoli che ne impediscono il suo normale sviluppo.

Il pediatra polacco Janusz Korczak

La grande missione del fanciullo sarà quella di crescere e costruire l’uomo; ma è anche qualcosa di più, è lo strumento di Dio per l’evoluzione dell’umanità.

Evidentemente, la natura, tra le missioni che ha affidato al bambino, ha incluso anche quella di spingere l’umanità adulta ad un livello superiore.

I bambini si portano verso un più alto livello spirituale !

Come diceva il pediatra polacco Janusz Korczak:

< La vera fatica che l’adulto è chiamato a compiere nei riguardi del bambino non è l’abbassarsi, il farsi piccolo di fronte a lui, ma l’innalzarsi fino al suo livello >.

 

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