“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. (Dante Alighieri) >

“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. (Dante Alighieri) >
Loredana Di Lorenzo (Tivoli / Prov. di Roma) 

A cura di Loredana Di Lorenzo (Tivoli/ provincia di Roma)

loredana.dilorenzo@dconline.info * Cell. 329-2450359 *

Segretario provinciale del Dipartimento “Legalità e giustizia”della Democrazia Cristiana della provincia di Roma

Editorialista del giornale < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

< Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. (Dante Alighieri) >

 

Prosegue il viaggio di Loredana di Lorenzo, Segretario provinciale del Dipartimento “Legalità e giustizia” della Democrazia Cristiana per la provincia di Roma ed Editorialista del giornale < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana, negli allucinanti gironi danteschi dei palazzi di Giustizia Italiani laddove vite sequestrate per decenni e decenni da grappoli di processi farraginosi, si dimenano tra depistaggi e coni d’ombra e che hanno davvero dell’inverosimile.

Ancor di più se si pensa come siano consumati nelle sedi giudiziarie, copie conformi le une delle altre che da come sembra ormai in tutta Italia si rivelano ai malcapitati cittadini, ambiti dove si vituperano leggi e diritti pur di proteggere a spada tratta e senza ritegno comitati d’affari, furbetti del quartierino, grembiulini, fratellanze e chi più ne ha più ne metta.

Palamara ed Il suo “sistema” docet !

Nella giornata del 22 giugno, eravamo al Tribunale di Nola, dove convenuto a giudizio si trovava Luigi Iovino, classe 1954, uomo onesto, buon padre di famiglia e marito esemplare.

A suo carico l’accusa penale di aver presuntamente diffamato alcuni notai del distretto di Napoli – Nola – Torre Annunziata.

È l’ennesimo atto di una epopea iniziata nel 1995 presso lo Studio di un notaio appunto, che a fronte di cento milioni delle vecchie lire già versate, ne voleva altrettanto per il completamento dell’acquisto di un appartamento che però non era vendibile, perché costruito con tare strutturali che ne impedivano sia la vendita che l’abitabilità.

In sintesi una vera truffa della quale unici su 135 famiglie ch ehanno acquistato nello stesso parco abitativo, si accorgevano i coniugi Iovino-Leone, truffa alla quale si sottraevano non firmando il rogito che avrebbe determinato un vero e proprio incauto acquisto ed ovviamente richiedendo indietro il loro denaro.

Da allora ad oggi ciò che per la normale logica sarebbe scontato, per i tribunali aditi da questa famiglia, oltre cento udienze non sono ancora state sufficienti ad ottenere il giusto ristoro.

Infatti, la sentenza n. 57 che ha riconosciuto definitivamente le ragioni dei truffati riconoscendo l’illegittimità del rogito notarile contestato è infatti datata 2020.

Infinitamente tardi cioè perché gli stessi ingannati potessero ottenere un benché minimo ristoro dal momento che i malfattori hanno avuto tutto il tempo per trasferire comodamente i loro averi in paradisi fiscali proteggendoli da ogni possibile eventuale aggressione.

E’ lo stesso sig. Iovino a raccontare gli antefatti della odierna udienza, che lo vede imputato per diffamazione, esponendo con dovizia di particolari e competenza tecnica degna di un avvocato consumato, quanto testualmente si riporta riferito all’odierno procedimento,

<<  Fin dalla comunicazione della notizia di reato mi sono dovuto preoccupare di strane cose: mi consegnarono ifatti a casa un avviso di conclusioni di indagini per violenza contro una donna, che denunciava il marito, che non ero io (ed anche la donna non era mia moglie);

Non potetti non firmare il documento, perché era intestato a me, però il giorno dopo, di primo mattino, mi recai presso la Procura di Nola e quando contestai l’evento,mi chiesero scusa, che si erano sbagliati.

Chiesi quindi la revoca immediata dell’atto pensando che sarebbe bastata a far escludere dal mio fascicolo processuale la accusa ingiusta ed infamante, ma invece è stata spillata e lá rimasta. Dovranno sentire mia moglie in udienza per documentare che è lei mia moglie e che questa accusa non mi riguarda”.

Cosí il sig. Iovino sciorina passo dopo passo una catena di “sviste processuali” sparizioni di documenti che negli anni erano stati inoltrati al Consiglio Notarile con annessa una memoria riepilogativa delle dichiarazioni spontanee.

“Tutto per evitare in questa udienza di accertare gli illegittimi perpetrati dai due notai da me denunciati e segnalati in rete al fine di mettere in guardia la popolazione sui comportamenti infedeli del notaio che aveva omesso i suoi doveri di ufficio e che aveva praticamente messo sul lastrico la mia famiglia e di come questi venisse lasciato impunito anzi coperto dall’ordine dei notai.

Certo di avere depositato tutti gli atti sufficienti a dimostrare le mie ragioni alla prima udienza chiesi di accedere al rito abbreviato, rinunciando alla prescrizione, non per avere sconti di pena, ma per snellire le esigenze processuali ai soli atti presenti nel fascicolo del P.M..

Già in quella udienza il P.M. non era più quella che aveva istruito il fascicolo ma un’altra, che non aveva portato in aula gli atti del fascicolo istruito dal primo P.M.

Ottenuto io la parola (e per fare emergere sia la prima anomalia (la accusa alla quale ero estraneo) che la seconda (che i documenti a mia difesa non erano stati prodotti) raccontai al Giudice la vicenda della notifica sbagliata (i quali atti erano comunque stati atti lasciati nel fascicolo benché mi avevano detto che si era trattato di un errore materiale) e, avendone diritto, chiesi di essere sottoposto ad interrogatorio sui documenti depositati per dimostrare la legittimità del mio operato per il quale secondo me ero stato ingiustamente denunciato di diffamazione”.

E nel momento in cui il Giudice accoglieva tale legittima richiesta, che sotto gli occhi attoniti dei presenti, si vedeva rimbrottare pesantemente dall’avvocato dell’accusa che rimproverava al giudice di prestarsi con quell’accoglimento ad una inutile perdita di tempo.

La conseguente doverosa sospensione dell’udienza e dunque del pubblico servizio nel Tribunale di Nola – nella giornata del 22 giugno 2021 – a causa di tale grave episodio che vede offeso il giudice dell’aula 3 nell’esercizio della sua funzione, sarà motivo di approfondimento das parte del COMITATO GEV (comitatogev@gmail.com) che da anni si occupa – su tutto il territorio Nazionale – di tutte le varie anomalie e/o “malagestio” in ambito giudiziario.

Comitato di cui la stessa Loredana Di Lorenzo è promotrice.

Sarà altresì impegno della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana (che si riunisce a Roma nei giorni di vn 25 e sb 26 giugno 2021), unitamente al suo relativo Dipartimento di < Legalità e giustizia > individuare ed elaborare strategie atte a fronteggiare la gravissima crisi delle istituzioni in generale di cui quella in ambito giudiziario appare ormai non più differibile.

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