Sora: La Giustizia uccide due volte Gilberta Palleschi e Samanta Fava. (Scomparsi)

Antonio , 43 anni, muratore, pregiudicato. Nella sua confessione " ho preso la prima che mi è capitata".

Sora: La Giustizia uccide due volte Gilberta Palleschi e Samanta Fava. (Scomparsi)

Scomparsi la Rubrica del giornale il Popolo, torna ad occuparsi dell’efferato omicidio di Gilberta Palleschi, la professoressa di Sora uccisa nel 2014 da Antonio Palleschi e per il quale l’uomo era stato inizialmente condannato in primo grado all’ergastolo. Tuttavia, la successiva revisione della pena con uno sconto (solo vent’anni per l’uomo, ritenuto seminfermo di mente) che è stato di recente confermato dalla Corte di Cassazione ha fatto insorgere i famigliari dell’insegnante di inglese e non solo loro ma l’intera comunità di Sora dato che nell’ultimo periodo non è la prima volta che la Suprema Corte attenua la pena in un caso di femminicidio. “Siamo arrabbiati per la sentenza” hanno detto in coro i parenti di Gilberta che sono indignati, a loro dire, anche per le motivazioni addotte e che non trovano affatto giuste.

Va ricordato che all’assassino, a cui in primo grado non era stata concessa la perizia psichiatrica, è stato riconosciuto seminfermo di mente per via di un incidente avvenuto nel lontano 1995 e che gli aveva causato in trauma cranico. A detta dei famigliari, invece, l’efferatezza, l’accanimento e la lucidità con cui Palleschi ha ucciso quel giorno Gilberta indicano che quello di non apparire sano di mente è solo una finzione dell’assassino: “Quell’uomo poteva violentare chiunque quel giorno: Gilberta si è difesa, cosa doveva fare? È questo il messaggio che vuole dare lo Stato?” hanno detto ancora i parenti della donna ai microfoni del programma di Rai 1. (agg. di R. G. Flore)

CASSAZIONE, NUOVO SCONTO DI PENA PER FEMMINICIDIO

Gilberta Palleschi, la professoressa di Sora uccisa dal compagno: è polemica in merito alla morte della donna dopo che la Cassazione ha concesso un nuovo sconto di pena per un caso di femminicidio. Infatti di recente la Suprema Corte, con una decisione che si sta portando l’inevitabile codazzo di polemiche, ha confermato la riduzione della pena per Antonio Palleschi, dall’ergastolo a vent’anni. Come è noto l’uomo all’epoca dei fatti violentò Gilberta dopo averla aggredita e poi, quando era ancora viva, la chiuse nel bagagliaio dell’auto scaraventandola infine in una scarpata; l’efferato crimine non si concluse qui dato che il giorno successivo il Palleschi oltraggiò pure il cadavere della povera vittima. Nonostante questo i giudici hanno optato per lo sconto di pena al femminicida senza tenere conto del ricorso del pg della Corte di Appello di Roma e degli stessi famigliari della professoressa di inglese.

L’EFFERATO OMICIDIO DI GILBERTA PALLESCHI

Dunque, dopo che era stata ribaltata la sentenza emessa in primo grado per l’omicidio (avvenuto nel 2014) della 57enne Gilberta Palleschi a carico del suo assassino, peraltro reo confesso, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a soli vent’anni per Antonio P. perché ritenuto infermo di mente. Come si ricorda, l’insegnante di inglese stava facendo jogging nei pressi di Sora (Cassino) quando era stata sorpresa dall’uomo e abusata sessualmente. Il suo corpo fu trovato solamente quaranta giorni dopo il brutale omicidio e dopo l’oltraggio perpetrato dal Palleschi al suo cadavere proprio mentre erano già in corso le ricerche da parte delle forze dell’ordine e dei suoi familiari. A far discutere è anche il fatto che, in primo grado, il giudice aveva respinto la richiesta di perizia psichiatrica per l’assassino dato che non aveva alcuna base scientifica. La Suprema Corte, invece, sostiene che “Il dubbio sulla sussistenza del vizio di mente deve essere apprezzato in relazione al principio del ‘in dubio pro reo’” e parlando di “discontrollo degli impulsi”

Forse Gilberta Palleschi era ancora viva quando è stata gettata nella cava vicino Sora dall’uomo che voleva violentarla e l’ha poi uccisa. Con il passare dei giorni emergono nuovi particolari sulla tragica vicenda dell’insegnante d’inglese e responsabile regionale Unicef aggredita la mattina del primo novembre scorso del mentre passeggiava sulle sponde del fiume Fibreno. Per l’omicidio della professoressa i carabinieri del Reparto operativo di Frosinone hanno arrestato Antonio Palleschi, un muratore quarantenne di Alatri, con precedenti per tentata violenza sessuale e omicidio colposo (di un diciottenne morto in un incidente stradale), che ha confessato il delitto e fatto ritrovare il corpo della cinquantenne, scomparsa per 40 giorni. Proprio nei giorni scorsi i carabinieri hanno scoperto che il 5 e il 6 dicembre Palleschi – solo un omonimo della vittima – aveva venduto a due distinti «Compro Oro» alcuni frammenti del bracciale e della collana, insieme con un anello, tutto in oro bianco, che la professoressa indossava al momento dell’aggressione. In cambio aveva ricevuto 299 euro.

Il muratore riconosciuto in fotografia

Il commerciante ha confermato tutto ai militari dell’Arma dopo aver riconosciuto il muratore in una fotografia. Ma dall’autopsia emergono nuove ipotesi su quello che potrebbe essere accaduto dopo l’assalto sessuale alla cinquantenne: la donna, colpita al volto con calci e pugni, e poi anche con una sassata alla testa, potrebbe non essere morta subito dopo aver reagito al tentativo di violenza sessuale. Palleschi l’ha chiusa nel bagagliaio della sua auto e l’ha portata alla cava dove l’ha gettata di sotto. Ma forse, come detto, l’insegnante era ancora viva. Il giorno successivo, come confermato dalle indagini, il muratore è tornato sul posto. E sono in corso accertamenti per capire se abbia anche oltraggiato il cadavere o se abbia finito la donna, comunque spogliata in quell’occasione. Palleschi è stato arrestato dopo due ore di interrogatorio.

La svolta dall’esame delle celle telefoniche

I carabinieri di Frosinone erano da giorni sulle sue tracce. Un lavoro meticoloso e difficile perché c’era il rischio che il killer potesse rimanere sconosciuto visti i pochi indizi a disposizione. Ma l’esame della celle telefoniche della zona alle porte di Sora dove è avvenuta l’aggressione, l’analisi delle persone con precedenti sessuali e altri accertamenti degli investigatori dell’Arma hanno consentito di individuare la persona giusta. A questo si sono poi aggiunte le immagini delle telecamere della zona che avevano ripreso una vettura compatibile con quella del muratore e la testimonianza di una donna che aveva raccontato di aver notato in lontananza a quell’ora un individuo chiudere con forza il bagagliaio di un’utilitaria. E alla fine, messo alle strette, Palleschi ha confessato. E’ convinzione dei carabinieri che la mattina dell’aggressione – un sabato festivo con poco movimento nella zona – il muratore si era appostato per aggredire la prima donna sola che passava. Un altro particolare inquietante in una storia terribile.

 

Molti accusano gli avvocati dell’accusa di non essere stati in grado di gestire il processo, preso con superficialità e incompetenza, sottraendo il Palleschi assassino reo confesso, a un evidente e scontato ergastolo, una sentenza che ha del ridicolo tramutata in una semplice pena, che di solito viene data a chi commette reati minori. Una cosa è certa, la giustizia percorre sempre due corsie, questa volta l’unica a pagare è la povera Gilberta e i poveri familiari della vittima che è stata uccisa per l’ennesima volta dall’incompetenza forense e dalla mala giustizia.

Redazionale de il Popolo