SCOLPITI NEL MARMO ,GLI ANGELI MI VIENE VOGLIA LIBERARLI

 

 Gli angeli scolpiti nel marmo mi viene voglia liberarli.

Gli angeli sonno di vapore e schiuma,non hanno mani ,non hanno piedi,hanno solo un sorriso con del bianco attorno.
Spuntano nella vita in un momento di bisogno e poi scompaiono senza lasciare traccia dopo averci aiutato in un momento difficile.
In questi giorni grigi tra freddo ,neve e nebbie, torniamo spesso al passato perché il passato siede sempre accanto a te,a me.
Nei mie studi da giovane conobbi una fanciulla pura e di bellezza come Madonna ed era a duecento chilometri da me e si usavano le lettere o lettere espresso per farle arrivare prima e ho ritrovato una lettera con una splendida poesia che inviai ad ella.
Probabilmente la ricopiai o forse no , chissà.
Possono essere visti al mattino fra una rugiada,piegarsi, sorridere, volare, gemme e germogli appartengono a loro.

“L’angelo”

Pensier del primo respiro dell’universo
emanazione di colui che le galassie muove,
spiriti eletti di profondo intelletto.


Tra i cieli puri e senza colpa, candidi come
piumaggio di colomba, volate nell’aura serena ove il tempo non trionfa.
Per amor suo fatti materia intonsa alla
prima morte siete guardiani dell’inviolate
sponde.
Ne uomini o donne ma pura corrente del divin potere che creò dalla terra sua simile
visione .

 


Cantar le lodi del celeste padre dai soavi
Corni, tesser melodie dai sublimi cori.
Come le farfalle cercan e fan cerchio sulla
lampa notturna, al par quelli s’avvolgon
su quel globo pulsante di calor
amor infinita pace .
Corda d ‘argento tra noi e la sacra famiglia
eletti, messaggeri benigni, del buon pensare.


Viso sfavillante, ove perdersi sarebbe caro,
Un dono del bell’albergo ove il mal non dimora.
Fanno danze a lui devote, come storni di uccelli che vogliono ingraziar il cielo d’esser
lor parente, al bon signore, fanno omaggio di cotanta foggia.
Sembran mille candele che il vento non piega
ma l’un con altro uniti son un foco che
arde gaio, robusto né la pioggia né la neve sono fiere d’averlo muto.
In fervida preghiera il pianto riga, solca
l’affronta carne,
Un soffio il cor rabbona, la rabbia si scolora il cor giubila, s’avvampa al fervido
calore.
Fratel pennuto non berrai mai in coppe di vino, non godrai del rosseggiar del camino in inverno,
né un fremito per la desiata donna, sol il sospiro dell’amor purissimo ti garba!
Alla sacra croce fissi, legno sanguigno, inno di vita, innalzano a gran voce un ave.
Quali legiadri usignoli cantano dolci note
levandonsi tra traslucide nubi, fan corona,
Vengono all’unisono alla riva ai piè della vergine Maria
madre che nutrì il figlio per esser silente spiro redentore.

 

Oh Angelo santo, benedetto che come un padre il figlio rampogna,
mostra a chi a te si volge perdendosi per l’Ingorda via,
la fiaccola del giusto andare
per giungere a quella gloria,
Un mar che onda dopo onda
reca pace.

“L’angelo”

Pensier del primo respiro dell’universo
emanazione di colui che le galassie muove,
spiriti eletti di profondo intelletto.
Tra i cieli puri e senza colpa, candidi come
piumaggio di colomba, volate nell’aura serena ove il tempo non trionfa.
Per amor suo fatti materia intonsa alla
prima morte siete guardiani dell’inviolate
sponde.
Ne uomini o donne ma pura corrente del divin potere che creò dalla terra sua simile
visione .
Cantar le lodi del celeste padre dai soavi
Corni, tesser melodie dai sublimi cori.
Come le farfalle cercan e fan cerchio sulla
lampa notturna, al par quelli s’avvolgon
su quel globo pulsante di calor
amor infinita pace .
Corda d ‘argento tra noi e la sacra famiglia
eletti, messaggeri benigni, del buon pensare.
Viso sfavillante, ove perdersi sarebbe caro,
Un dono del bell’albergo ove il mal non dimora.
Fanno danze a lui devote, come storni di uccelli che vogliono ingraziar il cielo d’esser
lor parente, al bon signore, fanno omaggio di cotanta foggia.
Sembran mille candele che il vento non piega
ma l’un con altro uniti son un foco che
arde gaio, robusto né la pioggia né la neve sono fiere d’averlo muto.
In fervida preghiera il pianto riga, solca
l’affronta carne,
Un soffio il cor rabbona, la rabbia si scolora il cor giubila, s’avvampa al fervido
calore.
Fratel pennuto non berrai mai in coppe di vino, non godrai del rosseggiar del camino in inverno,
né un fremito per la desiata donna, sol il sospiro dell’amor purissimo ti garba!
Alla sacra croce fissi, legno sanguigno, inno di vita, innalzano a gran voce un ave.
Quali legiadri usignoli cantano dolci note
levandonsi tra traslucide nubi, fan corona,
Vengono all’unisono alla riva ai piè della vergine Maria
madre che nutrì il figlio per esser silente spiro redentore.

Oh Angelo santo, benedetto che come un padre il figlio rampogna,
mostra a chi a te si volge perdendosi per l’Ingorda via,
la fiaccola del giusto andare
per giungere a quella gloria,
Un mar che onda dopo onda
reca pace.

Scritto da Franco Capanna.

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Franco Capanna
11 giorni fa

Mi si dice riportare un commento e lo faccio volentieri perché questo tra i tanti è quello che fotografa quanto intendevo.

FRANCO ,MAMMA MIA CHE BELLO SCRITTO,UN INCANTTO!
Da ragazza di Bergamo .
Angelina.

Franco Capanna
11 giorni fa
Reply to  Franco Capanna

Ovvio fatto un copia incolla del commento dove è tracciato un piccolo errore ortografico ma considerato che una bambina di dieci anni la quale sa cogliere più di tanti adulti la voce degli angeli.