“Quando il boss non telefona più”: Francesco Macrì risponde alle domande de “IL POPOLO”, !

“Quando il boss non telefona più”: Francesco Macrì risponde alle domande de “IL POPOLO”, !

A cura di Angelo Sandri (Udine) * segreteria.nazionale@dconline.info * cell. 342-9581946 * Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana e Direttore responsabile de “IL POPOLO” * Pagina facebook: < DemocraziaCristianaOnline >

Angelo Sandri (Udine)

www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

Abbiamo avuto modo di presentare nei giorni scorsi, dalle colonne di questo stesso giornale (nell’articolo pubblicato in data 17/01/2020), il libro intitolato <Quando il boss non telefona più > e che è stato scritto dalla giornalista Valentina Roselli.

Valentina Roselli

Il libro riguarda il vissuto del Dott. Francescò Macrì e la sua battaglia per la legalità e giustizia in Italia (e nel mondo).

Abbiamo dunque voluto approfondire le interessanti ed importanti tematiche presenti nel libro <Quando il boss non telefona più > .

E pertanto abbiamo rivolto allo stesso protagonista della vicenda Dott. Francesco Macrì alcune domande per poter opportunamente approfondire i contenuti presenti nel libro di cui stiamo parlando .

 

*  Nel libro< Quando il Boss non telefona più > si parla diffusamente del dispositivo “Jammer” che se fosse stato adottato a suo tempo dal Ministero dell’interno e fosse stato opportunamente utilizzato dalle scorte dei due magistrati (stragi di Capaci e di Via D‘Amelio) esse  si sarebbero potute evitare. Abbiamo capito bene ?

<< Avete capito bene ! Ribadisco e confermo che se all’interno delle autovetture blindate dei due magistrati fossero stati installati i dispositivi di cui trattasi, escludo, dopo aver condotto uno studio molto accurato e professionale sulla dinamica e sui sistemi esplosivi usati nei due attentati, che quei “dispositivi” avrebbero svolto la loro froce funzione.

Ossia, interrompendo le comunicazioni sia via radio che della telefonia mobile, gli ordigni non sarebbero mai esplosi. O meglio sicurissimamente non sarebbero esplosi ad una distanza così ravvicinata, purtroppo in grado di uccidere i due Magistrati e gli uomini della loro scorta. >>

 

Il “Jammer” è dannoso per la salute umana?

<< Ringrazio per questa domanda che mi fornisce il destro per dare un un chiarimento molto importante.

E’ proprio da qui che nasce la mia incredibile storia e da cui scaturisce la mia volontà di raccontare alla professionale giornalista Valentina Roselli questa triste vicenda che da molti (e forse troppi) anni mi trascino sulle spalle.

Francesco Macrì

Ma rispondo alla domanda. Sul libro troverete tutti i dettagli tecnici ingegneristici riguardo ai possibili danni che “potrebbero” causare le onde elettromagnetiche emesse dai sistemi jammer.

Di conseguenza senza soffermarci troppo sulla parte “tecnologica” del libro < Quando il boss non telefona più > mi limito ad esprimere alcune semplici considerazioni.

A cavallo degli anni 60-70 Scotand Yard, a protezione della Regina d’Inghilterra, già usava sistemi jammer. Ed è questo è il primo esempio.

Ma se vogliamo tornare addirittura più indietro nel tempo, posso rammentare che durante lo sbarco in Normandia, le navi americane sparavano sulle prime linee tedesche tramite potentissimi trasmettitori jammer, onde elettromagnetiche al fine che gli avamposti non potessero comunicare e trasmettere alle retrovie naziste che lo sbarco era già iniziato!

Aggiungo anche, tanto per rendere l’idea, che furono proprio gli israeliani che mi informarono e addirittura mi domandarono il perchè in Italia si continuava a morire per esplosivi comandati a distanza escludendo del tutto i dispositivi “jammer” di cui loro ne facevano uso da molti anni ! >>

 

*  Perché a suo avviso il Ministero della difesa italiano ha adottato per le Forze armate il “Jammer”, mentre il Ministero dell’interno non ha ancora preso una decisione al riguardo?

<< Francamente la scelta delle Forze armate impegnate nei teatri di guerra riguardo i loro equipaggiamenti è stata più che obbligata. Un tanto sia per il rischio costante di imbattersi con  ordigni improvvisati ( il che è costato purtroppo molte vittime), sia perchè ci siamo resi conto sul campo che gli eserciti di altre nazioni ne facevano già un uso da parecchio tempo.

Riguardo alla decisione da parte del Ministero degli interni ( e non solo) di non adottare simile tecnologia dovremo chiederlo direttamente ai responsabili del Dicastero, anche se il libro già illustra una attendibile opinione. >>

 

* Nel Libro si parla dell’uso dei cellulari in carcere da parte dei Boss della Mafia (per esempio Totò Riina) sottoposti al regime del 41 bis: come è possibile che tutto ciò accada? 

<< Il libro è sufficientemente utile a far percepire da parte dell’opinione pubblica se in tutto questo ci siano state delle responsabilità intenzionali o semplicemente una scarsa cultura in materia.

Entrambe le cose – dal mio punto di vista – non sono certo tollerabili, soprattutto se queste scelte determinano poi la vita o la morte delle persone.

Certamente è a dir poco scandaloso che sistematicamente si continuano a ritrovare all’interno dei nostri Istituti penitenziari telefonini cellulari in mano alla criminalità organizzata.

Ed anche su questo aspetto il libro dà testimonianza del mio “calvario” per aver sollevato la questione e non essere ancora riuscito a determinare la soluzione di questo triste problema. >>

 

A cura di Angelo Sandri (Udine) * segreteria.nazionale@dconline.info * cell. 342-9581946 * Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana e Direttore responsabile de “IL POPOLO” * Pagina facebook: < DemocraziaCristianaOnline >

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