Prof. Eliseo La Mura (D.C. Catania): “Sono maturi i tempi per un’Europa delle regioni”

Prof. Eliseo La Mura (D.C. Catania): “Sono maturi i tempi per un’Europa delle regioni”
Prof. Eliseo La Mura – Resp. della Scuola di formazione socio politica della D.C.

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Dal Prof. Eliseo La Mura, Responsabile della Scuola di formazione sociale e politica della Democrazia Cristiana riceviamo e pubblichiamo un suo contributo di particolare interesse.

Premesso che l’incidenza dei valori etici e cristiani sulla formazione delle giovani generazioni, ispirata dalla dottrina cristiana della Chiesa; e premesso l’importanza dell’economia mista come modello per attuare e riformare il nuovo tessuto economico italiano, a nostro avviso sono due i cardini fondamentali su cui insistere per avere uno Stato moderno libero e democratico.

1) L’Europa delle Regioni

2) Le Regioni italiane meridionali inserite in una “Zona Franca”.

Il Progetto Meridione Zona Franca scaturisce da una precisa logica: attualmente le Regioni meridionali, trovandosi in una situazione economica di sottosviluppo fortemente deficitaria e facendo rilevare un tasso di disoccupazione più alto rispetto al Nord Italia, possono essere definite “aree svantaggiate”.

Il Meridione, pertanto, per potersi concretamente risollevare così da contribuire paritariamente alle altre regioni del Nord allo sviluppo nazionale, necessita di condizioni ” speciali”: queste condizioni le possono essere offerte, così come è stato per le Fiandre, l’Irlanda, la Scozia, il Galles, la Corsica e per ultime le isole Baleari, dal riconoscimento da parte della Comunità Europea del beneficio della “Zona Franca”.

La creazione di un apposito Ministero che sovrintende alle opere infrastrutturali del Meridione d’Italia, che controlli e regolamenta la  “Zona Franca “è la “conditio sine qua non” per rispondere a una logica precisa: l’Italia, dalla concessione alle regioni meridionali della “Zona Franca,” potrebbe ricavare soltanto e unicamente dei benefici, cioè non avrebbe più la necessità di sopperire alle attuali asfittiche carenze economiche meridionali e in  breve tempo, con la ripresa economica ed occupazionale  del Sud Italia, potrebbe usufruire di ritorni tributari e contributivi non indifferenti.

L’Italia meridionale per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, con la creazione della “Zona Franca “non solo risolverebbe i problemi economici e occupazionali, ma costituirebbe un ” affare vantaggioso ” per tutta la Nazione Italiana e per l’Europa stessa.

Tanto per fare un esempio, se cresce il Meridione d’Italia, cresce l’Economia Europea basti pensare a due infrastrutture quali il porto di Augusta con i suoi fondali dove possono attraccare i mega-container provenienti dall’Oriente, e il ponte sullo stretto di Messina attraverso i quali il traffico commerciale marittimo/terrestre verrebbe triplicato, perché le merci arriverebbe più agevolmente nel Centro-Europa, dimezzando tempi e costi.

Veduta aerea del porto mercantile di Augusta

Ma ritorniamo al primo punto cardine su menzionato.

È maturo il tempo dell’Europa delle Regioni, e dell’Italia delle Regioni tutte a Statuto Speciale.

Questa affermazione è dettata da una precisa logica:

Il trattato di Maastricht ha acutizzato maggiormente il divario tra Nord Italia già ricco e il Sud del Paese già povero ed emarginato.

Sono state e sono tuttora favorite le Regioni più industrializzate, e quindi a maggior reddito, a scapito delle Regioni a prevalente vocazione agricola.

Basti pensare alla crisi dell’agricoltura, le cui cause vanno ricercate nella caduta della domanda esterna. Tra l’altro è ormai nota la politica nazionale ed europea nel favorire le importazioni agro-alimentari dal Nord-Africa a fronte dell’esportazione di prodotti industriali del Nord Italia.

Ciò è dovuto in passato alla poco incidenza e all’assenza dei Presidenti delle Regioni Meridionali negli organismi decisionali della Politica Comunitaria.

Dicevamo, è ormai giunto il momento per l’Europa delle Regioni e non più l’Europa degli Stati: d’ora in poi dovranno essere le Regioni ad avere rappresentanza diretta e permanente in seno all’Assemblea Europea, che è l’organo cui sono attribuiti i maggiori poteri.

Oggi, è necessario più che mai prendere coscienza e chiedere con forza la diretta rappresentanza in sede comunitaria: solo così le Regioni Meridionali potranno gestire in proprio e in meglio la difesa e lo sviluppo delle rispettive economie.

 

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