Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  001

Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  001

A cura Prof. Alessandro Calabrese (Taranto) * alessandro.calabrese@dconline.info * cell. 334-7029163 * Vice-Presidente nazionale della Democrazia Cristiana e Presidente regionale della D.C. Puglia.

Alessandro Calabrese (Taranto)

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< Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  001 > 

In questi giorni di forzata “reclusione” ho trovato tempo per approfondire l’argomento che purtroppo è maggiormente dibattuto di questi tempi: il famigerato “corona virus” e come comportarsi per ridurre al massimo i pericoli del contagio.

La prima cosa da farsi infatti – e questo vale ovviamente per qualsiasi “conflitto bellico” – è cercare di avere le maggiori informazioni possibili sul nemico da sconfiggere e cosa fare per non correre rischi inutili che potrebbero portarci ad una eliminazione dovuta a sconsideratezza del tutto autolesionista.

Cominciamo con il dire che questo < corona virus > è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette (ad esempio quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso).

Tengo a precisare che le notizie che Vi propongo sono desunte da documenti del nostro < Ministero della salute > italiano e per cui godono di una certa qual “ufficialità”.

In base a informazioni preliminari il virus (che vive e si riproduce solo all’interno delle cellule) potrebbe sopravvivere alcune ore sulle superfici ma gli studi sono ancora in corso.

“È assolutamente possibile che le goccioline di saliva cadendo su alcune superfici dei nostri ambienti familiari, piuttosto che lavorativi, per un pò di tempo possano avere al loro interno delle cellule che albergano il virus”.

Questa dichiarazione proviene dal Presidente del Consiglio superiore di sanità, Dott. Franco Locatelli, durante una conferenza stampa effettuata in Protezione civile.

E’ per questo che abbiamo chiaramente raccomandato nel decalogo del Ministero della Salute l’importanza di lavarsi frequentemente le mani e di usare soluzioni detergenti adeguate per rimuovere questa possibile sorgente di infezione”.

“Questa modalità di contagio è assolutamente marginale rispetto al contagio interumano e non introdurre in casa abiti o scarpe utilizzate all’esterno è perciò ritenuta una posizione estrema che al momento non viene raccomandata!.

 

Come evitare il contagio di nuovo corona virus?

Innanzitutto restando a casa e spostandosi solo per motivi di lavoro, salute o per fare la spesa.

Bisogna lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche.

Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.

Evitare assolutamente le strette di mano e gli abbracci.

Evitare contatti ravvicinati e mantieni la distanza di almeno un metro dagli altri.

 

Come tenere pulite le superfici?

L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone: per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’0,5% (candeggina).

Ricordarsi di disinfettare sempre gli oggetti che si usano frequentemente (il proprio telefono cellulare, gli auricolari o un microfono) con un panno inumidito con prodotti a base di alcol o candeggina (tenendo conto delle indicazioni fornite dal produttore).

Riportiamo di seguito u interessante articolo  del Dott. Roberto La Pira, dello scorso 11 marzo 2020, pubblicato su < Pianeta Commenti > ed intitolato: << Coronavirus: non contagia fino a 4,5 metri e non sopravvive 9 giorni. Lo dicono: Università Teramo, Mario Negri e Iss >>.

Quanto persiste il coronavirus  sugli oggetti, sulle superfici di casa o dei mezzi pubblici?

È sufficiente mantenere una distanza di sicurezza di 1,5 metri?

Nei giorni scorsi diversi quotidiani nazionali e anche alcuni siti hanno rilanciato la notizia di uno studio di ricercatori tedeschi che avrebbero sottolineato la capacità del virus di persistere su acciaio, plastica e vetro fino a 9 giorni.

Un’altra notizia diventata virale in poche ore, si riferiva a una ricerca in fase di pubblicazione su una rivista cinese, che ipotizzava una capacità di sopravvivenza del virus fino a 9 giorni e la possibilità di propagarsi attraverso il colpo di tosse o starnuto fino a 4,5 metri.

Lo studio si basava su di una persona che nel corso di un viaggio in pullman avrebbe infettato alcuni passeggeri.

Il testo concludeva con altre indicazioni sulla possibilità del virus di rimanere vitale per 30 minuti nell’aria in un ambiente confinato, aumentando il rischio di contagio per le persone che vengono a contatto.

La buona notizia è che la rivista ha ritirato qualche giorno fa l’articolo: segnale che rappresenta una presa di distanza sulla solidità scientifica di questi risultati.

La fonte  è una rivista cinese < Practical Preventive Medicine > e l’articolo si chiama: < An epidemiological survey on the aggregative epidemic of new coronavirus pneumonia transmitted by aerosols in public transport>.

Lo studio è stato coordinato dal ricercatore cinese Hu Shixiong.

Il lavoro non è accessibile online, probabilmente perché è stata comunicata l’accettazione agli autori, ma lo studio non è ancora materialmente disponibile visto che l’ultimo numero della rivista risulta datato 2019.

Non è vero che il coronavirus sopravvive fino a 9 giorni e che si può propagare con un colpo di tosse fino a 4,5 metri

<< Leggendo quanto riportato dalla stampa cinese e ripreso dai media italiani – precisa il dott. Antonello Paparella, microbiologo alimentare dell’Università di Teramo – sorgono alcune perplessità.

Considerando l’elevata contagiosità del virus, testimoniata da altri lavori ma soprattutto ipotizzata da questo, non si comprende come mai i passeggeri seduti sulla stessa fila del pullman non avrebbero contratto l’infezione.

L’altro elemento su cui riflettere – continua il dott. Paparella – è la positività nei passeggeri presenti sullo stesso pullman, per cause che vengono ricondotte con certezza al contagio avvenuto durante il viaggio a partire della persona che avrebbe introdotto il virus.

Viene scritto che dall’indagine epidemiologica era stata esclusa l’ipotesi che i passeggeri divenuti in seguito positivi avessero in realtà avuto contatti stretti con altri soggetti positivi non presenti sull’autobus.

Credo sia necessario acquisire maggiori dettagli sull’indagine epidemiologica svolta.

L’esperienza dei casi di COVID-19 in Cina e in Europa sembra indicare una particolare difficoltà nel tracciare i contatti stretti.

Sarebbe interessante sapere come gli autori siano riusciti a escludere che, in una nazione popolosa come la Cina, quei passeggeri non avessero una o due settimane prima, avuto un contatto stretto inconsapevole con un altro soggetto con infezione da Sars-Cov 2.

Un’altra criticità dello studio riguarda la mancanza di  elementi sulle condizioni microclimatiche interne ed esterne, per esempio la temperatura, l’umidità relativa e il posizionamento delle bocchette del sistema di condizionamento, per valutare se l’eventuale contagio alla distanza di 4,5 m fosse veicolato dall’impianto di areazione, con passeggeri infettati in corrispondenza delle bocchette >>.

Anche il Dott. Antonio Clavenna dell’unità di farmacoepidemiologia del Dipartimento di salute pubblica dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” ha qualche dubbio sulla ricerca.

<< In genere durante un viaggio su un mezzo pubblico, i soggetti più a rischio sono i passeggeri seduti di fianco e quelli nelle file immediatamente davanti o dietro.

È piuttosto improbabile che vengano contagiati passeggeri a molta distanza, ma non quelli a fianco.

Identificare il momento in cui è avvenuto il contagio non è semplice, soprattutto in contesti con un’alta densità di popolazione.

In mancanza della pubblicazione originale, non è possibile capire come siano stati esclusi altri contatti stretti o che altri passeggeri dello stesso autobus non potessero rappresentare una fonte di trasmissione.

Non escluderei, infine, un ruolo dell’impianto di areazione nel veicolare il virus.

Vedremo se gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riterranno di modificare le loro raccomandazioni. Credo che difficilmente lo faranno sulla base solamente di questo studio.

A maggior ragione considerando che è stato pubblicato su una rivista poco conosciuta nell’ambito della comunità scientifica e che la stessa ha successivamente ritirato l’articolo. Sono segnali che sollevano dubbi sull’attendibilità della ricerca >>.

Il coronavirus si trasmette molto più velocemente e la via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate

I numeri dello studio risultano anche in contrasto con quanto scritto già il 10 febbraio 2020 dal dott.  Giovanni Rezza del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità:

<< Non deve creare allarme lo studio tedesco secondo il quale il nuovo < corona virus > resisterebbe attivo sulle superfici circa 9 giorni.

Questo elemento, ancora da dimostrare e condotto su altri corona virus e non su quello cinese, non fa la differenza sul contenimento precoce dell’epidemia.

Da quello che sappiamo rispetto alle precedenti malattie infettive respiratorie, Mers e Sars, infatti, il nuovo corona virus si trasmette molto più velocemente e la via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate.

È comunque sempre da ricordare l’importanza di una corretta igiene delle superfici e delle mani. Anche l’uso di detergenti a base di alcol sono sufficienti a uccidere il virus >>.

 

A cura Prof. Alessandro Calabrese (Taranto) * alessandro.calabrese@dconline.info * cell. 334-7029163 * Vice-Presidente nazionale della Democrazia Cristiana e Presidente regionale della D.C. Puglia.

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4 anni fa

E la gente DOVREBBE capire di stare alle regole emanate dal Ministero della Salute per la tutela propria e quella degli altri .

4 anni fa

Oltretutto, questa pandemia è arrivata in Italia come una bomba. La Cina ha nascosto tutto per mesi. Si parla addirittura da ottobre del 2019. Ha fatto in tempo a diramare ovunque . Presumo che l’Italia fosse già infettata da Gennaio .. In quel periodo, ho contattato medici che già allora, era difficilissimo curare la polmonite , e ne erano contagiati diversi ; quando prima bastava una serie di semplici antibiotici per guarire .