NATASCIA PIZZUTTI (DEMOCRAZIA CRISTIANA UDINE): LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E’ FORSE LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI PIU’ VERGOGNOSA ! (Da una citazione di KOFI ANNAN) > * PARTE SECONDA

NATASCIA PIZZUTTI (DEMOCRAZIA CRISTIANA UDINE): LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E’ FORSE LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI PIU’ VERGOGNOSA ! (Da una citazione di KOFI ANNAN) > * PARTE SECONDA
Natascia Pizzutti (Udine)

A cura di Natascia Pizzutti (di Manzano/ in provincia di Udine)

natascia.pizzutti@dconline.info * cell. 349-3502954 *

Segretario provinciale del Dip. < Cultura – Scuola – Pubblica Istruzione > della Democrazia Cristiana della provincia di Udine

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana italiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana.

< NATASCIA PIZZUTTI (DEMOCRAZIA CRISTIANA UDINE): LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E’ FORSE LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI PIU’ VERGOGNOSA ! (Da una citazione di KOFI ANNAN) > * PARTE SECONDA

Il 25 novembre prossimo venturo si celebrerà l’annuale Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Anche la Democrazia Cristiana italiana intende partecipare fattivamente alla mobilitazione contro questo odioso ed inaccettabile fenomeno.

E vorrei cominciare questa mia articolata riflessione che avrò modo di presentare sul giornale democristiano < IL POPOLO > con una citazione dell’ex Segretario generale dell’Oorganizzazione delle Nazioni Unite Kofi Annan

Kofi Annan

<< La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa !

Essa non conosce confini, né geografia, cultura o ricchezza.

Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace. >>

Questi crimini si consumano prevalentemente tra le mura domestiche, in famiglia, oppure nella fascia di conoscenti più prossimi.

Ecce homo. Wie man wird, was man ist.  (di Friedrich Nietzsche 1888). Anticipava l’uomo moderno.

Hic et nunc, omnia simul – Qui è ora, tu è subito –

“Il presente tecnologico celebra l’imperativo “consuma tutto e subito, perché le opportunità che si presentano oggi, non si presenteranno mai più” poiché, in un mondo avvertito come precario, inospitale, si ritiene necessario, per sopravvivere, controllare l’incertezza in modo ossessivo, e, nel contempo, divorare in modo frenetico ogni frammento di esistenza.

Lo spettro delle violenze è radicalmente aumentato durante la pandemia e nello specifico durante i mesi del lockdown.

Sono più di 15 mila le donne che nel corso del 2020 hanno iniziato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza nei centri.

La maggior parte delle donne, il ( 77.6 %), nel 2020 è stata uccisa da un partner o da un parente, ma nei mesi di marzo e aprile 2020 questa percentuale ha raggiunto rispettivamente il 90.9% e l’85.7%.

Una pandemia nella pandemia. Più silenziosa, invisibile agli occhi dei più, nascosta tra le mura domestiche  diventate ancora più pericolose della minaccia del virus.

Tutti abbiamo dovuto improvvisamente provare a organizzarci diversamente, in una società che non c’era più. Le donne in pericolo hanno dovuto fare questa scelta: tra la paura del virus e la violenza.

Già a giugno un rapporto dell’Onu denunciava come la quarantena forzata avesse causato un aumento degli abusi sulle persone più vulnerabili, donne e minori. La situazione si è aggravata con la tensione legata all’incertezza economica scaturita dall’emergenza .

Risultato: aumento di tensione nelle case, con le donne che, con i movimenti limitati, hanno dovuto fare i conti con maggiori difficoltà a chiedere aiuto e ad organizzare una fuga.  Tutti gli sforzi si sono concentrati nell’impegno per trovare nuove soluzioni per aiutare le donne.

I centri antiviolenza hanno lanciato subito l’allarme per contrastare la sommersione della violenza che sembrava inevitabile in quel momento. Da lì è partito un dialogo con le istituzioni e con le forze dell’ordine e sono state create regole d’eccezione: ogni donna, vittima di violenza, poteva andare in ospedale o in un centro.

Rientrata l’emergenza pandemica, lo spettro della violenza è  aumentato e si è normalizzata anche l’attenzione della società e delle istituzioni, capaci evidentemente solo di reazioni emergenziali a un problema che pretende risposte strutturali e che richiede, come la ricerca ha fatto, di prendere seriamente la paura delle donne e di riconoscere la forza e la capacità di resistenza, nonostante la legittimazione, la minimizzazione, a volte persino la negazione che quotidianamente si esercitano.

Ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna: dall’inizio del 2022 è già capitato 77 volte: di queste 42 hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex.

Rispetto allo scorso anno, l’aumento è del 5% circa. Nel mese di giugno si è avuto il maggior numero di femminicidi avvenuti nell’ambito di relazioni spesso finite da poco o che le vittime avevano manifestato la volontà di portare a termine.

A che punto siamo nel contesto alla violenza di genere? Il primo punto è la prevenzione; é fondamentale capire la natura della violenza dell’uomo sulla donna. Non si tratta di un fenomeno di sicurezza ma culturale Per questo motivo, sarebbe auspicabile che venissero resi obbligatori dei corsi di formazione preparati in collaborazione con i centri antiviolenza per formare tutte il personale che entrerà in contatto con le vittime.

Un ulteriore step sarà quello di prevenire e contrastare la violenza di genere e mettere in campo una serie di misure per proteggere le donne “abusate”.

Questo però non basta: in Italia nei casi di abusi e maltrattamenti manca una corretta valutazione del rischio perché spesso la violenza non viene riconosciuta dalle forze dell’ordine e nei tribunali. Il più delle volte la cronaca riporta quanto segue: “pur avendo denunciato più volte il suo aguzzino, le barbarie subite hanno causato l’ennesima morte della donna”.

Perché, mi chiedo, le forze dell’ordine intervengono solamente postume e non preventivamente? Se la vittima riesce a trovare la forza e il coraggio di denunciare, nella speranza di salvarsi, di uscire da questo vortice, da questo turbinio di violenza e inferno psico-fisico, perché l’unico porto che troverà  sarà l’obitorio?

In Italia è ormai necessaria e non rinviabile una riforma organica e seria, che affronti a monte la violenza di genere in chiave preventiva e di riconoscimento della violenza. Nel nostro Paese manca un’efficace valutazione del rischio condivisa, non si attivano reti di protezione e permane una costante diffidenza nei confronti delle denunce delle donne.

Una riforma urgente del “codice Rosso.”

Si attende da fin troppo tempo (anche un solo giorno è troppo in tale abisso), una seria riforma del cosiddetto < Codice Rosso >.

Appare in lontananza e con lentezza depressiva il disegno di legge A.S. 2530, recante il titolo «Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica» e che contiene un articolato sistema di previsioni volto ad arricchire e rafforzare l’impianto delle misure finalizzate a prevenire e reprimere la violenza di genere.

« Si vuol risevare  una particolare attenzione» – si legge nella sua relazione illustrativa – «ai casi in cui tale fenomeno si manifesta in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza, nella considerazione della particolare vulnerabilità delle vittime, nonché degli specifici rischi di reiterazione e multi-lesività».

Dal suo titolo lascerebbe  ben sperare, se solo non si trattasse di arginare il:  lupus est homo homini, non homo (l’uomo è lupo per l’uomo) e che, allude all’egoismo umano (T. Hobbes).

 

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   www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

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Fernando
1 anno fa

Ottima riflessione. Grazie

Gabriella Strizzi
1 anno fa

Rileggo oggi con calma il prezioso contributo della nostra Dirigente Natascia Pizzuti, e rifletto sulla necessita’ di attivarsi come Movimento Femminile della Democrazia Cristiana per porre in essere iniziative concrete per sensibilizzare le Istituzioni su in fenomeno culturale becero, che funesta la nostra Italia ancora oggi !