Natale 2018, le famiglie spendono in media 90 euro per imbandire le tavole: Il panettone batte il pandoro.

Per festeggiare il Natale, un menu in cui il sapore rustico e genuino si alterna a note più fresche e sfiziose. E per finire, il dessert re delle feste: il tronchetto di Natale.

Natale 2018, le famiglie spendono in media 90 euro per imbandire le tavole: Il panettone batte il pandoro.

L’indagine Coldiretti/Ixé: calo del 4% rispetto allo scorso anno. Nove italiani su dieci festeggeranno a casa, si spendono in media 90 euro a famiglia per imbandire le tavole del Natale che nove italiani su dieci (91 per cento) hanno scelto di consumare a casa propria o con parenti o amici. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixé dalla quale si evidenzia un calo del 4% della spesa rispetto allo scorso anno.

Tornano le grande tavolate con una media di otto persone a condividere insieme i menu della festa, soprattutto parenti e amici, ma c’è anche un 10% che li consuma in coppia o da solo. Per la preparazione casalinga del pasto principale del Natale – continua la Coldiretti – è stato stimato un tempo medio di 3,6 ore in media con uno storico ritorno al “fai da te” che non si registrava da oltre cinquanta anni. Un ritorno al passato determinato però – precisa la Coldiretti – da motivazioni diverse con gli italiani, soprattutto giovani, che si gratificano ai fornelli, e la cucina e il buon cibo che si affermano tra le nuove generazioni come primarie attività di svago, relax e affermazione personale. Lo show cooking per gli amici si afferma – sostiene la Coldiretti – come appuntamento dei momenti di festa e spinge anche verso una scelta attenta degli ingredienti, con una tendenza elevata alla ricerca di materie prime fresche e genuine direttamente dai produttori per assecondare la crescente voglia di conoscenza sulle caratteristiche del prodotto e sui metodi per ottenerlo, da raccontare a tavola a parenti e amici.

Lo spumante si conferma come il prodotto immancabile per quasi nove italiani su dieci (87%) mentre il panettone con il 73% batte di misura nelle preferenze il pandoro fermo al 67%. Ma le tavole si arricchiscono soprattutto dei prodotti regionali tipici della ricorrenza e più gettonati – conclude la Coldiretti – ci sono il panone di Natale in Emilia Romagna, u piccilatiedd in Basilicata, il panpepato in Umbria, la pizza di Franz nel Molise, lu rintrocilio in Abruzzo, le pabassinas con sa sapa in Sardegna, la carbonata con polenta in Valle D’Aosta, il pangiallo nel Lazio, le carteddate in Puglia, i canederli in Trentino, la brovada e muset con polenta in Friuli, i quazunìelli in Calabria, il pandolce in Liguria, la pizza de Nata’ nelle Marche, i buccellati in Sicilia, il brodo di cappone in tazza in Toscana e l’insalata di rinforzo in Campania.

 

 

Le famiglie sarde spenderanno invece in media 37 euro per il pranzo di Natale. Di questa cifra il 67 per cento sarà destinata ai prodotti sardi. E’ quanto emerge da uno studio di Coldiretti Sardegna secondo la quale il  Santo Natale si conferma la festa più sentita dai sardi che la trascorreranno nella maggior parte dei casi in famiglia.

Per il pranzo del 25 dicembre si spenderanno nell’isola oltre 26 milioni di euro in prodotti agroalimentari, il 67 per cento dei quali saranno destinati ai prodotti di origine sarda (oltre 17 milioni) mentre il restante 33 per cento (circa 9 milioni) saranno riservati a prodotti extra isolani.

Abbiamo parlato del dolce delle festività di Natale e quest’anno, il Panettone vince la sfida con il morbido e dorato pandoro,…..

Allora Panettone e Pandoro sono, ormai, i simboli delle festività natalizie: in questo periodo, le vetrine delle botteghe artigianali, e dei supermercati si vestono a festa, decorando le confezioni più strane, ma anche più ordinarie, di questi dolcissimi compagni della tavola del Natale.

Panettone :Le storie e le fonti che hanno cercato di raccontare l’origine del panettone sono veramente tantissime e si perdono nel tempo e nella memoria di chi le tramanda. La più accreditata sembra essere quella che riguarda il cuoco che fu al servizio di Ludovico il Moro (siamo negli anni tra il 1400 e il 1500).

Il cuoco fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale per stupire i molti invitati nobili che sarebbero stati presenti; il tutto andò alla perfezione, tranne per il dolce che finì, per errore, a bruciacchiarsi nel forno, a causa di una dimenticanza. Ormai carbonizzato, mandò in disperazione il cuoco che, però, venne incoraggiato da un piccolo sguattero, Toni, a portare in tavola un dolce di sua manifattura, realizzato “con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta”. Naturalmente la scelta comportava un enorme rischio, e si racconta che il cuoco, tremante, si mise dietro ad una tenda per spiare gli ospiti e constatarne le reazioni. Il rischio si rivelò sensato: tutti furono così entusiasti che il cuoco rivelò il “segreto” al duca: “L’è ‘l pan del Toni“, cioè “è il pane di Toni”, da cui poi è derivato il nome “panettone”, appunto.

L’altra storia che si racconta è più una leggenda, ma merita di essere citata per il suo romanticismo.

La location sarebbe Milano, teatro della storia d’amore tra Ughetto e Adalgisa. Lui falconiere del Duca, lei figlia di un fornaio, vennero ostacolati in questa unione proprio come Romeo e Giulietta. In più, come se non bastasse, il padre di Adalgisa cominciò ad avere seri problemi economici dovuti alla malattia del suo garzone e alla perdita di numerosi clienti, costringendo la fanciulla a lavorare per pochi soldi in mansioni molto umili per sostenere, in qualche modo, la famiglia. A questo punto, Ughetto decise di fornire il proprio aiuto come garzone per risollevare le sorti di tutti. In quel periodo cominciò anche a sperimentare nuove ricette per il pane, aggiungendo prima il burro e poi lo zucchero, finendo per osare anche pezzetti di cedro candito e uova . Il risultato fu un incredibile successo. L’evoluzione natalizia fu l’aggiunta dell’uva passa, che consacrò per sempre quelli che poi sarebbero stati chiamati “I bei panett cont i ughett“. E fu così che i due poterono anche coronare il loro sogno d’amore, sposandosi e condividendo, per sempre, la vita insieme.

Pandoro : Anche per il pandoro ci sono un paio di versioni da citare.

La prima riguarda le origini della ricetta, che sarebbero da ritrovarsi addirittura nell’antica Roma: ne fa, infatti, menzione Plinio il Vecchio in uno scritto del primo secolo d.C., parlando del cuoco Vergilius Stefanus Senex che preparò un “panis” con fiori di farina, burro e olio.

La seconda, invece, più recente, riguarda l’usanza che c’era in Veneto di ricoprire i cibi dei nobili veneziani con sottilissime foglie di oro zecchino; tra questi cibi c’era anche questo dolce di forma conica chiamato, per l’appunto, “Pan de oro”.

Le differenze

Nel Luglio 2005 è stato stabilito che solo chi rispetta determinate regole ben precise può denominare i propri prodotti con questi nomi. Tra queste regole ci sono gli ingredienti e la formulazione dell’impasto.

  • Pandoro: prodotto dolciario da forno a pasta morbida , ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa , una struttura soffice e setosa ad alveolatura minuta ed uniforme ed aroma caratteristico di burro e vaniglia .
    Salvo quanto previsto all’art. 7, l’impasto del pandoro contiene i seguenti ingredienti:
    farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo, materia grassa butirrica, in quantità non inferiore al 20%, lievito naturale costituito da pasta acida, aromi di vaniglia o vanillina, sale. E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti:
    latte e derivati, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 Novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%, zucchero impalpabile, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio.
  • Panettone: prodotto dolciario da forno a pasta morbida , ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico , di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida .
    Salvo quanto previsto all’art. 7, l’impasto del panettone contiene i seguenti ingredienti:
    farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo, materia grassa butirrica in quantità non inferiore al sedici per cento, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al 20%, lievito naturale costituito da pasta acida, sale.
    E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti:
    latte e derivati, miele, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 Novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio. Non ci rimane che rimboccarsi le maniche e fare la solita abbuffata di Natale, dando uno sguardo al calendario e scegliere  però  il primo lunedì comodo perchè si tornerà a fare la fatidica dieta!!!

di Antonio Gentile

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