L’ex Parlamentare della Democrazia Cristiana On. Pasquale Lamorte ricorda la figura di Emilio Colombo

L’ex Parlamentare della Democrazia Cristiana On. Pasquale Lamorte ricorda la figura di Emilio Colombo
Dott. Fernando Ciarrocchi

A cura di Dott. Fernando Ciarrocchi (Ascoli Piceno)

Coordinatore della Redazione giornalistica de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

< L’ex Parlamentare della Democrazia Cristiana On. Pasquale Lamorte ricorda la figura di Emilio Colombo >.

Nell’ambito del convegno, svoltosi per la presentazione del volume ” Emilio Colombo: l’ultimo dei costituenti” curato dai professori Donato Verrastro e Elena Vigilante, edito da Laterza, voluto, realizzato e promosso dalla BCC di Gaudiano Lavello presieduta dal Dott. Michele Abbattista, abbiamo incontrato  l’ex Parlamentare DC , Dott. Pasquale Lamorte, presente all’iniziativa tra i relatori principali.

L’ex parlamentare DC Dott. Pasquale Lamorte

D) Onorevole ha avuto il privilegio di vivere gomito a gomito  con il Presidente Emilio Colombo la sua esperienza politica.

Può ricordarci qualche momento particolare che ha visto protagonista la vostra regione, la Basilicata?

R) In una frequentazione quasi ventennale i momenti significativi vissuti con il Presidente Colombo sono stati, come si può ben immaginare, numerosi. C’è un episodio che vorrei ricordare, che conservo limpidamente nella mia memoria.

Siamo nel 1982, io parlamentare ed Emilio Colombo Ministro degli Esteri. Il nostro impegno era particolarmente focalizzato a seguire i provvedimenti che il governo emanava per fronteggiare il disastro provocato in Basilicata dal terremoto del 1980.

In un decreto-legge, su cui in Consiglio dei Ministri il contributo di Colombo non fu marginale, attinente la riparazione dei danni causati dal sisma, era stata inserita una norma che prevedeva l’istituzione dell’Università in Basilicata.

Il Presidente On.le Emilio Colombo

Una realizzazione a lungo attesa dai lucani e per Colombo e per tutti noi fu lo strumento considerato più efficace per coniugare la ricostruzione con lo sviluppo della nostra regione.

Il PCI in Parlamento contestava fortemente che la norma fosse stata inserita in un decreto-legge, immediatamente esecutiva, e non  in un disegno di legge ordinario.

Noi però decidemmo di sostenere l’approvazione del decreto e di condurre fino in fondo questa battaglia.

Durante il dibattito parlamentare per convertire in legge il decreto, Colombo era in missione  negli Stati Uniti con il Presidente del Consiglio Spadolini.

Mi chiese di intervenire in Aula a sostegno del provvedimento e di seguire tutto il dibattito parlamentare e, temendo infortuni di percorso, ci tenemmo in continuo contatto telefonico per essere aggiornato sugli sviluppi. Allora non c’erano i cellulari e tenersi in contatto non fu facile. Eppure nel corso della giornata gli appuntamenti telefonici si ripetettero numerosi, grazie anche ai commessi di Montecitorio, abilissimi a rintracciarmi ad ogni sua chiamata.

Quando gli comunicai l’esito finale favorevole con l’approvazione  della legge di conversione, registrai una soddisfazione straordinaria, che la diceva lunga sul suo attaccamento alla Basilicata, nonostante i gravosi impegni internazionali.

D) Aldo Moro, Presidente del Consiglio dei ministri, nel 1976 partecipò ad un congresso provinciale della Democrazia Cristiana, in Basilicata, che ricordo ne ha?

R) L’On. Moro era molto legato alla Basilicata, dove da giovane aveva anche vissuto per alcuni mesi, ed i rapporti con l’On. Colombo erano molto intensi.

Nel 1976, in occasione della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento italiano, e non di un congresso, Moro da Presidente del Consiglio accettò di intervenire con un pubblico comizio a Potenza, invitato da Colombo, Ministro del Tesoro. Io peraltro ero per la prima volta candidato.

L’On. Aldo Moro a Potenza con Emilio Colombo

Ricordo un teatro gremito, e sia Colombo che Moro ottennero numerose e ripetute manifestazioni di consenso ed applausi, benchè il clima nel Paese non fosse dei migliori e le previsioni di voto fossero alquanto incerte per la DC, temendo il “sorpasso” del PCI.

L’On. Moro non mancò, da par suo, di illustrare tutte le ragioni che facevano auspicare un rinnovato consenso alla DC.

Insistette molto sulla decisione condivisa del Segretario Nazionale del partito On. Zaccagnini, di immettere nelle liste elettorali molti giovani dirigenti, nonchè esponenti della società civile:

L’On.le Benigno Zaccagnini allora Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana

io stesso ero, da Segretario Provinciale in carica, uno di questi, dando segnali concreti di voler realizzare un sostanzioso rinnovamento della  classe dirigente.

Nel discorso di Moro si evidenziavano peraltro chiaramente, sia la  necessità di immaginare una via di uscita democratica allo stallo della cosiddetta “democrazia bloccata”, come veniva definita allora dai politologi, a causa dell’ambiguità perdurante, seppure oggetto di discussioni interne, del PCI sul tema delle alleanze internazionali.

Si percepiva dal suo discorso nettamente che eravamo alla vigilia di una nuova stagione politica. Infatti, con la nuova legislatura fu avviata l’esperienza della “solidarietà nazionale”, con un ulteriore avvicinamento del PCI all’area democratica. Fu pertanto eletto a Presidente della Camera l’On. Ingrao, primo comunista chiamato a svolgere questa delicata funzione.

Purtroppo due anni dopo, l’On. Moro fu rapito e poi barbaramente assassinato. Ovviamente il quadro politico nazionale ne risultò fortemente condizionato ed indebolito, con la perdita del suo vero artefice.

Il Presidente Aldo Moro

Più volte, dopo la morte dell’On. Moro, che ho conosciuto meglio in Parlamento, ho ripensato a quel discorso in parte profetico, ed allo storico intervento tenuto in Aula in difesa dell’On. Gui, ingiustamente accusato di corruzione.

Eppure nessuno avrebbe potuto immaginare che quelle riflessioni e quelle intuizioni avrebbero potuto scatenare la ferocia del terrorismo contro un uomo inerme, fino al suo martirio.

D) Onorevole, Alcide De Gasperi nel suo percorso parlamentare varò la notissima Legge Matera, per affrancate la popolazione dell’epoca dalle inaccettabili condizioni si indigenza e povertà. L On.le Colombo come intervenne per il progresso socio – economico della Basilicata?

R) L’On. Colombo non solo accompagnò, ma insistette molto  perché  Alcide De Gasperi potesse visitare  Matera e poter così toccare con mano l’urgente bisogno della città di uscire da una condizione di bisogno, definita  “vergogna nazionale”.

Il Presidente del Consiglio On. Alcide De Gasperi in quel di Matera accompagnato dal giovane Emilio Colombo

Emilio Colombo era allora Sottosegretario al Ministero dei Lavori Pubblici e, su incarico di De Gasperi, fu l’animatore ed il coordinatore del gruppo di lavoro ministeriale, che elaborò il disegno di legge per il risanamento dei “sassi” di Matera. Successivamente, sempre su imput di De Gasperi, Colombo si prodigò in Parlamento per assicurare l’approvazione della legge.

Fu quello il primo significativo intervento a favore della Basilicata, cui seguirono gli interventi di risanamento del metapontino con la riforma agraria, la realizzazione delle dighe , che favorirono lo sviluppo di una agricoltura innovativa.

Infine la industrializzazione dei poli di sviluppo in Val Basento, in provincia di Matera, e di Potenza.. Di lì in poi la nostra regione cambiò decisamente volto ed iniziò concretamente un lungo itinerario di sviluppo socio-economico della Basilicata.

 

 

 

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