L’EURO CHE ABBIAMO E’ UN EURO VERO O FALSO ? * PRIMA PARTE

L’EURO CHE ABBIAMO E’ UN EURO VERO O FALSO ? * PRIMA PARTE
Filippo Bongiovanni (Firenze)

A cura di FILIPPO BONGIOVANNI (Firenze)

filippo.bongiovanni@dconline.info * Cell. 345-2398699 *

Segretario Organizzativo nazionale della Democrazia Cristiana italiana 

Vice-Segretario nazionale del Dipartimento per la Tutela del Cittadino e per i Diritti Umani

Segretario politico regionale della Democrazia Cristiana della Regione Toscana

< L’EURO CHE ABBIAMO E’ UN EURO FALSO? > * PRIMA PARTE

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo un interessante contributo da parte del Dott. Vincenzo Cesareo (di Cosenza), Dirigente regionale della Democrazia Cristiana della Regione Calabria.

Riguarda una problematica economica/monetaria di notevole interesse ed attualità !

<< Me lo sono chiesto tante volte. Ed ogni volta mi viene in mente la tragica frase di Romano Prodi che tutti conosciamo. Ma perché il “pronostico” del politico-veggente non si è realizzato?

Dott. Vincenzo Cesareo (Cosenza)

La risposta che posso dare io è quella già nota a tutti, ovvero che con l’euro i cambi tra i 20 Paesi dell’Eurozona non possono più variare. E’ lo stretto collare che ci è stato messo intorno al collo.

L’euro perciò non è una moneta unica, come la sua stessa definizione vorrebbe nobilitare, bensì è e rappresenta un “sistema di cambi fissi”.

Un cambio che ha fissato un valore fisso rispetto a tutte le monete dei Paesi dell’Eurozona. In definitiva si tratta della privazione di un importantissimo strumento di politica monetaria.

Il compianto Prof. Giuseppe Guarino, prima di lasciarci, studiò i motivi per cui l’euro è diventato un cappio.

Compì un’opera prodigiosa analizzando i testi dei vari Trattati che si sono susseguiti a quello di Mastricht e dei numerosi Regolamenti. Dai suoi studi individuò un particolare Regolamento che capovolse gli obiettivi benefici del Trattato costitutivo di Mastricht.

Era il Regolamento n. 1466 del 1997 che cancellò con un colpo di spugna gli ottimi propositi di Mastricht. Ce lo spiega nei seguenti appunti che, a parer mio, rappresentano a nostro favore un prezioso lascito testamentario.

Il Prof. Giuseppe Guarino, grande giurista, Ministro e castigatore dell’Europa dei numeri, sindaco della Banca d’Italia dal 1967 al 1987, fornì preziosi consigli e conquistò la stima di Guido Carli, Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi, risponde che l’euro che abbiamo è purtroppo un euro falso!

Egli anticipava questa epoca proprio quando la Presidente von der Layen recentemente ha detto “siamo tutti italiani” e proprio quando le istituzioni europee hanno rimosso il patto di stabilità, battaglia per la quale si era tanto speso. 12 novembre 2013.

“Alla base di ogni moneta vi è sempre una disciplina giuridica. Può essere quella propria di un regime di mercato, quella di un regime di stampo collettivista, o quella di una economia mista. Queste tipologie, diverse tra loro, hanno un elemento in comune.

Alla gestione della moneta è sempre preposta una autorità politica facente parte dell’organismo di vertice. Nei regimi di mercato l’autorità politica è coadiuvata dal responsabile della Banca centrale.

L’euro costituisce il primo esempio di una moneta in cui, secondo la disciplina del Trattato, vertici politici, pur partecipando alla gestione della moneta, non ne avrebbero avuto la responsabilità esclusiva. Avrebbe avuto parte nella gestione e vi avrebbe esercitato un ruolo dominante, una disciplina astratta.

La specificità della nuova moneta, l’euro, sarebbe stata desumibile dalla disciplina alla quale il TUE (Trattato dell’Unione Europea) l’assoggettava.

L’ 1.1.1999 è stata immessa sui mercati la moneta disciplinata dal reg. 1466/97. Se si accerterà che la disciplina del regolamento è diversa, anzi opposta rispetto a quella del TUE, bisognerà concludere che l’euro circolante dal 1.1.1999 è un’altra moneta rispetto a quella del Trattato.

Questa nuova moneta usa il nome ed i simboli di quella voluta dal Trattato. La moneta disciplinata dal Trattato è l’unica “autentica”.

Non essendo avvenuto il suo lancio né alla data stabilita, né in qualsiasi altra successiva, lo “euro autentico” è una moneta mai nata.

Quella che usurpa il suo nome, e che è stata presentata come se fosse quella del Trattato ed in quanto tale accettata nei mercati, è una moneta falsa che, nascoste le proprie natura ed identità, si appropria di quelle dell’euro autentico.

La differenza tra il TUE ed il regolamento 1466/97 attiene al vincolo che nelle discipline occupa la posizione “centrale”.

Il TUE fissa un obiettivo, uno sviluppo conforme al disposto dell’art. 2, il cui conseguimento è affidato alle politiche economiche di ciascuno degli Stati membri, ciascuna delle quali avrebbe dovuto tenere conto della specificità delle concrete condizioni della economia del proprio Paese.

Le politiche economiche avrebbero potuto utilizzare all’occorrenza, quale strumento per realizzare l’obiettivo, l’indebitamento nei limiti consentiti dall’art. 104 c), da interpretare ed applicare in conformità ai criteri fissati negli alinea e nei commi 2 e 3 del punto 2 dell’art. 104 c).

Il regolamento abroga tutto questo. Le politiche economiche degli Stati sono cancellate. È cancellato conseguentemente qualsiasi apporto degli Stati.

Il ruolo assegnato dal TUE [art. 102 A, 103 e 104 c)] all’obiettivo dello sviluppo, che l’attività politica degli Stati avrebbe conseguito, realizzandolo in conformità a quanto prescritto negli artt. 2 e successivi del Trattato, è cancellato.

All’obiettivo dello sviluppo è sostituito un risultato consistente nella parità del bilancio a medio termine. Gli Stati, secondo il TUE, avrebbero conseguito l’obiettivo, valutando nella propria autonomia i limiti, le condizioni e le strutture del proprio Paese.

Il grado di conseguimento sarebbe stato necessariamente diverso da Paese a Paese e per ciascun Paese di anno in anno. Il risultato, che il regolamento sostituiva all’obiettivo, avrebbe dovuto invece essere eguale per tutti i Paesi e in tutti gli anni per ciascun Paese.

Se le strutture o le condizioni monetarie non avessero consentito di conseguire la crescita, la politica economica dello Stato ne avrebbe tenuto conto. All’opposto, nella disciplina del regolamento, se strutture o condizioni avessero ostato alla realizzazione del “risultato” della parità, si sarebbero dovute modificare le strutture ed incidere sulle condizioni, non si sarebbe potuto venire meno all’obbligo perentorio della parità del bilancio.

Un totale capovolgimento, dunque, nel rapporto tra moneta e realtà. Secondo il TUE, se vi è contrasto, è la gestione della moneta a doversi adeguare alla realtà. Secondo il regolamento, è la realtà che deve adeguarsi alla moneta. Qui potremmo anche fermarci. >>

 

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Ferdinando Celeste
1 anno fa

Analisi lucida e perfetta.Il cappio al collo lo dobbiamo al grande Prodi il quale pur di passare,in negativo,alla storia
per essere menzionato come uno dei grandi fautori dell’ Europa dalla moneta unica,ha acconsentito di svalutare del cinquanta per cento la lira in confronto dell’euro.Giorno dopo giorno ne stiamo pagando le conseguenze.

Giovanno Deidda
1 anno fa

Ottimo articolo