L’anello di Ponzio Pilato trovato a Betlemme: il nome decifrato grazie a una tecnica fotografica.

L’anello di Ponzio Pilato e i Vangeli. L’importante scoperta è stata realizzata nel sito archeologico di Herodion, vicino a Gerusalemme, diversi anni fa. Ma oggi è stata decifrata la scritta su un anello di bronzo. Un’altra conferma dell’esistenza storica di quel noto personaggio dei Vangeli.

L’anello di Ponzio Pilato trovato a Betlemme: il nome decifrato grazie a una tecnica fotografica.

di Antonio Gentile Coordinatore Giornalistico Redazionale : www.ilpopolo.news

Un anello bronzeo, di fattura non particolarmente raffinata, di epoca romana, riporta direttamente alla figura di Pilato. Si tratta del ritrovamento (dopo la nota iscrizione rinvenuta a Cesarea nel 1961, che riportava nelle sue quattro righe semicancellate nomen, cognomen e titolo del quinto prefetto romano di Giudea) di un oggetto databile attorno alla metà del I secolo recuperato vicino Betlemme, in una campagna di scavi di una cinquantina di anni fa. Una particolare tecnica fotografica ha permesso solo ora di leggere senza dubbio il nome di Pilato, in lettere greche, intorno alla raffigurazione di una coppa da vino, un cratere. A riferirlo è  la prestigiosa rivista «Israel Exploration Journal» nel suo ultimo numero.

«L’ipotesi che si tratti di un sigillo impiegato da Pilato resta plausibile; mentre il suo uso quotidiano e non riservato ad atti di particolare importanza potrebbe spiegare la relativa semplicità del manufatto. Né dovrebbe stupire il greco: la residenza ufficiale di Pilato era Cesarea, dove la lingua principale era appunto quella. Ma in ogni caso un dato rimane incontrovertibile: siamo di fronte a una seconda prova diretta che agli inizi del primo secolo un uomo chiamato Pilato fosse davvero lì, a fare il suo lavoro, come raccontano Flavio Giuseppe, Filone di Alessandria e (molto rapidamente) Tacito».

I Vangeli parlano di Pilato e del suo rapporto con Gesù: soprattutto nel vangelo di Giovanni, che è, fra i quattro, quello più vicino alla realtà della Palestina del primo secolo. «Pilato era dunque davvero in quei posti, e c’erano tutt’intorno a lui oggetti che recavano il suo nome — come questo appena ritrovato — e che sono rimasti in Giudea dopo di lui, a lasciare una traccia quasi indelebile, a fissare definitivamente una presenza» si legge sul giornale del Vaticano.  «E dunque è sempre più probabile che quell’incontro fatale — da cui sarebbe dipesa ogni cosa — tra Pilato e Gesù sia davvero avvenuto; e che dietro il racconto di Giovanni, così intenso, così drammatico, così elusivo arrivato al punto essenziale, ci sia nello stesso tempo un nucleo di verità storica e di mistero religioso stretti insieme in un nodo pressoché indissolubile».

Il nome “Pilato” è stato decifrato su un anello di bronzo ritrovato cinquant’anni fa in scavi effettuati nel complesso archeologico dell’Herodion, vicino Betlemme in Cisgiordania. La notizia è stata data dal giornale israeliano Haaretz e si tratta della seconda scoperta archeologica legata al prefetto romano. Dopo un’opportuna pulizia, le immagini fotografiche hanno rilevato l’effigie di un un vaso di vino sovrastata da una scritta in greco, che è stata appunto tradotto con il nome Pilato. L’oggetto, quasi sicuramente un sigillo, è di fattura semplice e ciò induce a pensare che il funzionario romano lo portasse tutti i giorni e non soltanto in eventi speciali.

Il collegamento con quel personaggio, così centrale nella fine della vita terrena di Gesù, è stato immediato. «Quel nome era raro nell’Israele di quei tempi. Non conosco nessun altro Pilato di quel periodo e l’anello mostra che era una persona di rango e benestante»ha affermato il prof. Danny Schwartz, responsabile della scoperta. Il sito archeologico in cui è stata effettuata la scoperta è lo stesso in cui nel 2015 è stato trovato il palazzo di Erode, dove avvenne anche il processo di Gesù guidato da Ponzio Pilato.

Pilato condannò Gesù di Nazareth alla morte in croce e la sua esistenza storica è dimostrata senza alcun ragionevole dubbio dalla convergenza di numerose testimonianze indipendenti. «La testimonianza convergente dei quattro vangeli, degli Atti degli Apostoli, di Flavio Giuseppe, di Filone, di Tacito e dell’iscrizione di Cesarea Marittima», ha infatti scritto il biblista J.P. Meier«rendono almeno moralmente, se non scientificamente, certo che Ponzio Pilato fosse il governatore romano della Giudea negli anni 28-30 d.C.» (Un ebreo Marginale, vol 1, Queriniana 2006, p. 158).

Meier cita giustamente anche l’iscrizione di Cesarea Marittima, ovvero una sensazione scoperta del 1961 in cui per la prima volta è comparso il nome di Ponzio Pilato, abbinato al titolo di Praefectus Iudaeae. In quell’occasione si accertò che lo storico romano Tacito commise un errore in quanto definì Pilato come “procuratore” mentre i Vangeli si riferiscono a lui come il termine greco di heghemon, che era la designazione generica per gli incaricati imperiali e quindi valeva allo stesso modo sia per procuratore che per prefetto. Più storicamente attendibili gli evangelisti di Tacito?

 

Se dunque l’esistenza storica di Ponzio Pilato non è più messa in discussione da nessuno, diversi studiosi contestano la storicità del ritratto che di lui emerge nei Vangeli, ovvero desideroso di rilasciare Gesù ma infine acquiescente nei riguardi delle richieste dell’élite più influente di Gerusalemme, cioè i sommi sacerdoti. Molti suppongono che gli evangelisti abbiano deformato la storia per interessi apologetici, cioè per presentare i primi cristiani “dalla parte di Roma”.

Ma due eminenti studiosi come Craig A. Evans e NT Wright hanno respinto tale accusa mostrando in modo convincente che «se consideriamo il contesto politico e sociale della Palestina al tempo di Pilato, non dovrebbe affatto sorprenderci che quest’ultimo fosse riluttante a mettere a morte un profeta popolare proveniente dalla Galilea e i cui seguaci erano presenti in gran numero a Gerusalemme. Inchiodare Gesù ad una croce avrebbe potuto a tutti gli effetti aizzare una sommossa: cosa che Pilato sperava di evitare. Se Gesù non aveva fini militari, allora era poco più di uno scocciatore. Una sferzata e un po’ di prigione sarebbero stati sufficienti. Eppure no: i capi dei sacerdoti lo volevano morto. Pilato si sentì costretto a far loro il favore, ma solo dopo che fosse stato posto in chiaro che la decisione di ucciderlo non sarebbe stata sua» (Gli ultimi giorni di Gesù, San Paolo 2010, p. 33).

“Poco più di uno scocciatore”, pensava Pilato a proposito di Gesù. Talmente “scocciatore” che il nome di quel remoto prefetto romano è impresso in modo indelebile nella storia umana e oggi, oltre 2000 anni dopo, la notizia del ritrovamento di un anello con il suo nome è diventata d’interesse per milioni di persone in pochissimo tempo. Tutto grazie a quello “scocciatore”, che ha sconvolto l’esistenza dell’umanità anche in seguito a quella terribile decisione di Ponzio Pilato.

dal web di Antonio Gentile