La Politica: mezzo o fine?

di Sergio Martuscelli (Roma) * sergio.martuscelli@dconline.info *

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Politica mezzo o fine?

Il quesito viene spesso in mente: la politica è un mezzo oppure un fine?

La risposta potrebbe essere molto semplice, se ci non fosse l’impoverimento della politica stessa.

Con la fine della prima Repubblica e l’inizio della seconda, l’Italia è passata tristemente da una politica fatta da persone preparate ad una fatta da persone del tutto impreparate.

Teniamo presente anche il periodo storico un governo che proteggeva lo stato sociale, favorendo assunzioni pubbliche. Il discorso delle assunzioni pubbliche ahimè, è stato portato come accusa dell’impoverimento del Paese dalla cordata d’imprenditori che decisero di salire al Governo decretando di fatto l’impoverimento del Paese stesso.

Non è un segreto che tutte le politiche fatte da quel momento, di fatto, tendevano a dare meno importanza agli statali, ritenuti la forza politica, e dando forza ai privati che secondo questo “modus cogitandi” erano la spina dorsale del Paese.

Ma un po’ cavalcando la storiella di Menio Agrippa, che fu inviato a sedare una manifestazioni tra patrizi e plebei raccontò una aneddoto che suonava così.

<< Un tempo le varie membra che compongono il corpo umano non erano armonicamente congiunte, ma ciascuna viveva di vita propria ed aveva una propria volontà; le varie parti mal sopportavano l’idea che tutto il loro lavoro e le loro fatiche servissero unicamente al benessere del ventre che, al centro del corpo, viveva pacifico, godendosi i piaceri elargiti dagli altri.

Decisero, quindi, di ribellarsi: le mani non portarono più cibo alla bocca, quest’ultima si rifiutò di accogliere il cibo, i denti smisero di masticarlo ecc…

In breve tempo, certamente il ventre fu stremato dalla fame, ma, insieme ad esso, si indebolì, sino quasi all’esaurimento, anche la vitalità dell’intero corpo.

Solo allora le membra periferiche compresero che anche la funzione del ventre non era inutile poiché, pur essendo nutrito, a sua volta nutre, restituendo a tutto il corpo, sotto forma di sangue, il cibo assimilato.

Così anche voi vi lamentate che i patrizi traggano profitto dalle fatiche e dalle sofferenze dei plebei; ma se tale sfruttamento è innegabile, va tuttavia riconosciuto anche che il benessere dei nobili e le vittorie militari conquistate sotto la loro guida giovano a tutto lo Stato, che altrimenti sarebbe già andato in rovina -.

Questo per dire che un Paese dove ci sono solo i privati è un Paese sicuramente non perfetto e sicuramente non completo.

Se analizziamo meglio la problematica, seppure strano al tempo della politica il paese aveva un pil diverso e si stava meglio. La domanda è: cosa è cambiato ?

A questa domanda la risposta è molto semplice: il modo di far politica, il modo di vedere la politica stessa non più come un mezzo ma come un fine.

Oggi i nostri giovani forse stufi di studiare e poi di non trovare occupazione o non trovare lavoro, si buttano sempre più nella politica, spesso con una laurea in giurisprudenza, ma tante volte anche con la licenza media superiore, ignorando, per lo più l’educazione civica e la storia che sono materie basilari per amministrare e governare il Paese.

Credono che facendo politica avranno a breve uno stipendio, un posto di lavoro e questa loro aspettativa, seppure soddisfatta da un punto di vista economico, è carente sul punto di vista organizzativo.

Assistiamo sempre di più a proposte di legge populiste atte a cercare il consenso e non certo il benessere del Paese, minando di fatto il lavoro magistralmente eseguito dai vecchi politici.

Il ritorno della Democrazia Cristiana, non è solo un ritorno storico di un partito che è stato il fulcro del Paese, ma è il ritorno a quelle politiche sociali e familiari che oggi abbiamo purtroppo scordato.

Le varie iniziative di banco alimentare o sportello del cittadino, seppur diviso in vari rami, è la dimostrazione che la classe dirigente è sensibile e sicuramente preparata ad un impegno sociale e politico nel paese.

E’ importante dunque essere uniti e solidali con il prossimo e con il Paese, così come avveniva nella prima Repubblica, periodo in cui ci si lamentava forse, cosa usuale, ma si viveva sicuramente meglio, con un occhio ai valori e un occhi al prossimo, sotto lo sguardo benevolo della Chiesa che abbracciava tutti .

La domanda persiste: politica mezzo oppure fine? Personalmente dico mezzo….

Sergio Martuscelli * sergio.martuscelli@dconline.info

Vice Segretario nazionale Sviluppo ed Organizzazione Democrazia Cristiana.

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Una risposta a "La Politica: mezzo o fine?"

  1. Anonimo   1 Novembre 2018 il 20:19

    Purtroppo oggi la politica non è più al servizio del cittadino ma al servizio di sé stessa e
    questo modus operandi ha generato l’inpoverimento del Paese.