“La dove non c’è tempio, non ci saranno dimore” !

“La dove non c’è tempio, non ci saranno dimore” !

di ALFREDO SPARAVENTI e DIEGO TALOZZI. 

* www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

“La dove non c’è tempio, non ci saranno dimore” (T.S.Eliot da Cori da “la Rocca”).

 

Ci sono storie che parlano da sé per la loro eloquenza, storie in cui il Mistero si rende presente ed obbliga all’azione. Questa è una di quelle storie.

Essa non nasce da un progetto concepito a tavolino, ma da un insieme di incontri e di cuori che si sono commossi, ossia secondo l’etimologia della parola che si sono mossi insieme per cercare una soluzione al bisogno.

Essa affonda le sue radici nella gente semplice del nostro Montefeltro e in quella dell’Alto Nera, gente buona, come si dice, gente di cuore.

Gente non incline ai facili sentimentalismi, con i piedi per terra, eppure che sa ancora guardare e condividere il dolore dell’altro.

Tutto inizia quando Stefano di Mercatale di Sassocorvaro, Odelco di Pietrarubbia ed Eufemio di Macerata Feltria, tre semplici abitanti dei comuni dei vecchi confini della nostra provincia, vanno come volontari della Protezione civile comunale a soccorrere le popolazioni terremotate delle Marche al campo di Camerino.

Dopo una permanenza di circa tre mesi a servizio di quella popolazione, a gennaio 2017, con la prima neve, i responsabili chiedono loro di spostarsi a Castelsantangelo sul Nera, un paesino di trecento abitanti nel Parco dei Sibillini la cui strada corre parallela al fiume Nera adeguandosi alle sue tortuosità.

La notizia non li rende troppo contenti perché da quelli parti in pieno inverno la temperatura raggiunge di notte i -15/20 gradi e dormire in tenda in quelle condizioni non è il massimo della vita. Tuttavia chi fa il volontario accetta implicitamente di condividere il bisogno dell’altro e quindi anche i disagi della popolazione che si trova a servire. Nel campo di Camerino opera anche un altro amico Marziano di Sant’Ippolito, anche lui della protezione civile, il quale è legato a questi amici e continua ad aiutarli nel trovare il necessario anche per la popolazione di Castelsantangelo: fieno per gli agricoltori, stufe per le famiglie, viveri alimentari ecc.

Marziano e la moglie Lorena hanno saputo, grazie alla fede, trasformare il loro dolore per la perdita dell’unica figlia Serena, di diciotto anni, in un canto di vita attraverso il dono di sé agli altri.

Ritornando ai nostri tre amici del Montefeltro, arrivati a Castelsantangelo, il primo giorno, entrano nell’unica struttura sopravvissuta alla forza tellurica il bar del loco.

Una struttura in ferro rivestita in legno dove in un angolo è stata ricoverata una Madonna con Bambino, l’unica superstite che si è salvata dalla distruzione della Chiesa di Santa Maria del Domo in località Nocelleto.

Una statua e un luogo a cui gli abitanti sono molto legati e che ogni anno il 15 agosto, Festa dell’Assunta, era meta di pellegrinaggio da parte di tutta la popolazione.

Il ritrovamento della statua integra ha del miracoloso perché essa è stata rinvenuta spostata in avanti rispetto alla sua collocazione originaria e salvata da due travi di traverso che hanno impedito al tetto di distruggerla.

Stefano rientrando il fine settimana nel suo paese Mercatale di Sassocorvaro, in una di quelle giornate terse in cui vedi l’orizzonte e il cielo sembra baciare la terra, durante una consueta passeggiata a piedi, incontra Franco, persona molto devota alla Madonna, e gli racconta la storia della statua in parte danneggiata.

Egli gli confida il suo desiderio di restaurarla come dono per gli abitanti di quel paese. Franco rimane perplesso perché capisce subito che il restauro costerebbe molti soldi e lui non ha disponibilità in quel momento.

Allora telefona ad un suo amico, Alex, per sentire se conoscesse qualche restauratore, non sapendo che lui stesso fa quel mestiere oltre che l’artista.

Alex e Franco si conoscono perché entrambi frequentano gruppi mariani, ma sanno poco l’uno dell’altro. Questo legame spirituale e la visita del paese terremotato porteranno al restauro gratuito della statua da parte dell’artista.

La questione però non è stata di facile soluzione: solo l’intervento di Don Luigi Carciani autorevole sacerdote del Santuario Mariano del Pelingo, della Diocesi di Urbino, verso il responsabile dei Beni culturali della diocesi di Camerino-San Severino Mons. Cherubino Ferretti ha sciolto la questione, consentendo alla statua di essere portata presso la bottega del nostro artista.

Alessandro Magrini, questo è il suo nome, ha provveduto a restaurare la statua in vetroresina riportandola al vecchio splendore.

Il nostro gruppo di amici intanto si interrogavano su dove ricollocare la statua della Madonna una volta restaurata: è dai continui dialoghi fra loro che è nata l’idea di costruire una chiesa in legno a Castelsantangelo originata da questo legame spirituale tra i territori favorito dalla Madre celeste, perché “la dove non c’è tempio non ci saranno dimore”.

Un piccolo santuario dove questo territorio e la sua gente possa ritrovare speranza. Se queste piccole comunità non recuperano i luoghi dove rigenerare la loro vita spirituale e sociale rischiano di sparire per sempre. Solo il divino può ricostruire l’umano, in particolare quando è sfigurato dalle disavventure della vita, tanto che Dio stesso ha voluto farsi compagno dell’uomo venendo sulla terra, mangiando e camminando come un uomo per condividere tutto della nostra umanità e rigenerarla.

Senza questa Grazia non c’è la possibilità della gioia e quindi di un vivere buono per la persona e la comunità. Tutte le circostanze fortuite e accadute di questa storia, anche i passaggi non descritti o che ci sono sfuggiti, ci hanno sempre più convinti che questa non sia un’opera nostra ma di Dio e noi siamo solo degli strumenti presi a servizio.

Questi sono i motivi che ci spingono, che spingono la nostra gente, il nostro territorio anch’esso fatto di piccoli borghi legati alle proprie radici come quelli dell’Alto Nera, a compiere questa opera di solidarietà che prima che essere per loro, è per noi per ricordarci i motivi del vivere:

“Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ignudo e mi avete vestito…

Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a Me.”

Cosa c’è di più bello che poter restituire la speranza a questi nostri fratelli perché possano celebrare con gioia la loro fede cristiana?

Come scrive Peguy ne “Il portico del Mistero della seconda virtù”:

“Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.

Me stesso. Questo è stupefacente.

Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano

che andrà meglio domattina.

Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà

meglio domattina.

Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia

della nostra grazia.”

 

di ALFREDO SPARAVENTI e DIEGO TALOZZI.

 

Un Grazie di cuore da parte degli amici terremotati ai donatori: < Abbiamo costituito l’Associazione Serena Polverari per far memoria della figlia di Lorena e Marziano che ci accompagnano in questo cammino e per avere uno strumento per il nostro lavoro caritativo e culturale che vogliamo insieme portare avanti. In questa occasione per la costruzione del Santuario in legno di Castelsantangelo sul Nera abbiamo aperto un conto dedicato solo a questa opera intestato:

Associazione Serena Polverari – Via Giovanni XXXIII, n 3 – 61040 – Sant’Ippolito (PU)

il cui Iban è: < IT15N0870068620000020127295 >

per tutti coloro che volessero fare donazioni e partecipare a quest’opera comune a favore dei nostri fratelli terremotati con la causale: Santuario Madonna del Domo.

 

 

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Silvana Savaglio
Silvana Savaglio
3 anni fa

Certo che sì, io credo tanto in Dio!Secondo mè lui è con noi!