IMMIGRAZIONE: TANTO POPULISMO, NESSUN FATTO CONCRETO ! (PARTE SECONDA)

IMMIGRAZIONE: TANTO POPULISMO, NESSUN FATTO CONCRETO ! (PARTE SECONDA)

A cura di Goffredo di Buglione  * < Goffredo di Buglione è stato un cavaliere franco e uno dei comandanti della prima crociata. Dopo il riuscito assedio di Gerusalemme, Goffredo divenne il primo sovrano del nuovo Stato Crociato, il Regno di Gerusalemme ma, secondo la leggenda rifiutò il titolo di Re in quanto credeva che l’unico vero Re di Gerusalemme fosse Cristo. Lo pseudonimo scelto è per ribadire il profondo credo religioso, la speranza di riunificazione del Centro e , sotto un’unica bandiera, essere tra i promotori di un’Europa unita al raggiungimento di obiettivi comuni, secondo i canoni dei padri fondatori,  nonostante le differenze di “credo”>.

< IMMIGRAZIONE: TANTO POPULISMO, NESSUN FATTO CONCRETO ! >

(PARTE SECONDA) 

Ovviamente anche qui il fattore economico gioca un ruolo primario che sovrasta motivazioni suggestive religiose o di umanità. Perché diciamo questo?

Prendiamo come esempio proprio l’immigrazione italiana verso il resto d’Europa  o del mondo.

Contrariamente a quello che dicono alcuni esponenti politici e religiosi, i flussi di allora con quelli di adesso sono radicalmente differenti.

Gli italiani dell’unificazione italiana, quelli del primo e secondo dopoguerra hanno praticamente invaso il mondo, spinti da un’estrema povertà e mancanza di lavoro che ha caratterizzato quei periodi. E non erano solo meridionali, anche se questi costituivano la maggioranza, ma anche veneti, friulani, marchigiani, insomma un pò tutto il Paese. Non hanno però  attraversato i confini con mezzi di fortuna e clandestinamente (magari qualcuno lo ha fatto attraversando le Alpi!) e sicuramente non sono stati tratti in salvo chiedendo lo status di rifugiati. In America, ad esempio, dopo una traversata su nave di linea, venivano segregati per un determinato periodo ad Ellis Island, in modo da essere identificati e alloggiati in quartieri appositi in varie città USA.

Il lavoro non mancava, come non mancava in Nuova Zelanda, Australia e Argentina dove, in particolare la comunità veneta e friulana, ha avuto modo di iniziare l’attività agricola, in particolare la viticoltura, ignota in quei posti e che oggi costituisce una delle attività più produttive in quelle zone. Tuttavia, la maggior parte non ha trovato lavori “esaltanti” ma erano impiegati in lavori umili e pesanti, che però gli dava la possibilità di sopravvivere e di avere speranza di poter creare un futuro migliore per i propri figli.

Gli immigrati attuali, invece, arrivano quasi tutti con mezzi di fortuna, molto organizzati e rimangono ospiti nei Paesi cosiddetti “ospitanti”, assistiti, senza che gli venga data possibilità di lavorare, anche partendo da lavori umili, ma regolari.

È un sistema che vede i Paesi occidentali registi di tale situazione con alcune ONG che sembrano essersi accordate col sistema.

Non mi sembra che gli immigrati cosiddetti “economici”, ovvero alla ricerca di un lavoro o di cambiare nazione per motivi religiosi e/o politici non vengano accolti dall’Europa. Comunità cinesi, turche, ucraine, polacche e via dicendo sono ormai parte integrante della nostra società anche se alcuni non riescono a integrarsi pienamente (ad esempio la comunità cinese sembra essere molto “chiusa”). Molti lavorano, pagano le tasse, comprano case, auto e via dicendo, insomma sono REGOLARI.

Ora stiamo vivendo una realtà differente, con Italia, Grecia e Spagna che sono le frontiere naturali di questa nuova fase immigratoria, ma con delle differenze.

Dalla caduta del muro di Berlino, alcune nazioni hanno subito “un’invasione” pacifica da parte di quelle popolazioni che scappavano dal regime sovietico, dalle limitazioni loro imposte sia nel pensiero che nella proprietà.

“Grazie” al papa polacco (Woytila) l’Italia ha subito una forte immigrazione polacca (una comunità numerosa si insediò a Ladispoli, vicino Roma). Furono i primi a “inventarsi” il mestiere di lavavetri ai semafori. Ma per molti di essi, non era l’Italia la destinazione finale.  Già allora, però, il sistema italico non fu in grado di controllare i movimenti interni di tali comunità. Poi fu il turno di russi, ucraini, cinesi e filippini che, per motivi differenti, raggiungevano il nostro “bel Paese”. Russi e ucraini e moldavi scappavano da una crisi economica a dalla paura del vuoto causato dalla caduta di un regime che li aveva guidati per decenni (una grossa comunità si insediò sempre a Ladispoli) e da allora non riuscimmo a controllare le bande criminali che già si mischiavano con i normali migranti, trovando in Italia e Germania terreno fertile per i loro traffici, coadiuvati dalle nostre storiche organizzazioni criminali (Mafia siciliana, Camorra napoletana e, soprattutto, Ndrangheta calabrese).

La situazione peggiorò con la caduta del regime albanese (chi non ricorda le navi stracolme di fuggiaschi che approdavano nei porti pugliesi e i gommoni dei trafficanti che solcavano l’adriatico trasportando sui lidi italici alcuni disperati, ma anche sigarette, droga ed armi?)

E poi con la guerra della ex Jugoslavia e poi del Kosovo, quando si moltiplicarono a dismisura profughi che scappavano dalla guerra (questi si, pienamente giustificati). Anche in questo caso non riuscimmo a contenere la massa migratoria ne a regolarizzarla (come invece accade in molti paesi come Australia, GB, USA,….) e molti irregolari se ne approfittarono, con insediamenti territoriali sempre più numerosi che andavano a rimpinguare la malavita organizzata: si aggiungevano infatti le terribili bande kosovare, albanesi e poi molti ceppi di estrazione nomade bosniaca.

Se e quando venivano presi dalle nostre forze dell’ordine, spesso venivano rilasciati, o perché in mancanza di documenti o perché il reato commesso era considerato lieve anche se reiterato; la soluzione spesso era la consegnadiun foglio di via, ovvero gli veniva intimato  che entro una certa data,il soggetto indagato doveva lasciare il Paese, ma senza nessuno che lo accompagnasse al confine.

Prego, non ridete, ma questa era e credo sia ancora la realtà.

A cura di Goffredo di Buglione  * < Goffredo di Buglione è stato un cavaliere franco e uno dei comandanti della prima crociata. Dopo il riuscito assedio di Gerusalemme, Goffredo divenne il primo sovrano del nuovo Stato Crociato, il Regno di Gerusalemme ma, secondo la leggenda rifiutò il titolo di Re in quanto credeva che l’unico vero Re di Gerusalemme fosse Cristo. Lo pseudonimo scelto è per ribadire il profondo credo religioso, la speranza di riunificazione del Centro e , sotto un’unica bandiera, essere tra i promotori di un’Europa unita al raggiungimento di obiettivi comuni, secondo i canoni dei padri fondatori,  nonostante le differenze di “credo”>.

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