IMMIGRAZIONE ED ORDINE PUBBLICO: L’URGENZA DI UNA RISPOSTA EFFICACE ! * SECONDA PARTE

IMMIGRAZIONE ED ORDINE PUBBLICO: L’URGENZA DI UNA RISPOSTA EFFICACE ! * SECONDA PARTE
Giacinto Cimolai

A cura di GIACINTO CIMOLAI (Pordenone)

Imprenditore e fondatore dell’Associazione < Comunità Etica >

Fondatore di < Tutela Etica legale >

Fondatore e Direttore editoriale della testata giornalistica < CambiaMenti >

(www.cambiamentionline.com)

< IMMIGRAZIONE ED ORDINE PUBBLICO: L’URGENZA DI UNA RISPOSTA EFFICACE ! >

 < SECONDA PARTE >

Gli episodi di violenza da parte di extracomunitari accaduti recentemente a Milano, nei quali un agente è stato aggredito ed accoltellato ed una pattuglia è stata costretta a sparare per fermare l’aggressore, pongono nuovamente in risalto il tema della gestione dei flussi migratori.

Chi abita nelle grandi città, sa da tempo che spostarsi di notte può essere pericoloso, ma oggi lo è anche di giorno.

È sufficiente passare davanti alla Stazione centrale di Milano per rendersi conto del problema: decine di migranti di ogni colore la popolano, c’è chi dorme per terra, chi chiede l’elemosina, chi vende qualsiasi cosa ovviamente “senza scontrino”, chi spaccia e chi ne fa uso.

Non a Scampia o altra località similare ma davanti alla Stazione Centrale di Milano, la capitale economica del Paese.

Secondo l’interpretazione data dalle Questure, trascorsi due mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale, l’immigrato può svolgere attività lavorativa.

Oggi le Questure fissano gli appuntamenti da 6 mesi ad un anno e anche più, dalla data di richiesta.

È difficile anche per noi avere un dato preciso per ogni Questura perché vi è una tale carenza di personale, che non c’è nemmeno chi risponde al telefono o ad una mail.

Che cosa può fare un immigrato che abbia la voglia di comportarsi correttamente se per un periodo di un anno non può svolgere alcuna attività lavorativa? Come si mantiene?

Due strade si aprono davanti a lui: vivere di espedienti, rischiando di finire nelle mani delle organizzazioni criminali, oppure lavorare in nero accettando qualsiasi condizione.

Non diversa è la condizione di chi chiede l’appuntamento alle questure attraverso il kit postale.

Poi c’è il decreto flussi: 151.000 le quote complessivamente previste, oltre 700.000 le istanze presentate.

Questa, in sintesi, la situazione ma la soluzione quale può essere?

Personalmente ritengo sarebbe migliore per tutti che ognuno potesse rimanere a casa propria nel paese di origine, però sappiamo anche che ciò non è possibile.

L’occidente, quell’insieme di paesi che oggi giustamente vuole difendere l’Ucraina e la Palestina, ha sempre sfruttato i paesi poveri, favorendo di conseguenza la fuga dalla povertà verso il miraggio dei paesi ricchi.

L’Italia, un paese che sta pericolosamente invecchiando causa una costante decrescita demografica, ha oggi bisogno assoluto di forza lavoro: certe mansioni non sono più accettate dai nostri giovani.

Mancano operai nell’agricoltura, nelle fabbriche, muratori, infermieri negli ospedali, addirittura medici, mancano figure che ci assistano quando diventeremo vecchi.

Abbiamo quindi necessità di nuovi immigrati che possano integrarsi con il nostro tessuto sociale per evitare gli effetti collaterali che stiamo vivendo.

Da dove possiamo partire?

Il primo intervento deve essere un intervento emergenziale che riduca i tempi di istruzione e analisi della richiesta di soggiorno presentata da un migrante. Ridurre a tempi civili, la risposta ad una richiesta di soggiorno significa ridurre il rischio di portare migliaia di uomini e donne a compiere reati dandogli la possibilità di ottenere un lavoro che gli permetta una vita dignitosa.

Chiusa la pratica, chi non ha i requisiti deve essere rimpatriato fisicamente perché consegnargli un decreto di espulsione non serve a nulla: l’immigrato che a Milano ha accoltellato il poliziotto aveva già subito condanne e gli era anche stato notificato un decreto di espulsione, che nessuno ha eseguito.

Qualcuno obietterà che l’espulsione fisica ha un costo ma lo ha anche mantenere nel nostro paese persone indesiderate, ha un costo gestire nelle carceri circa 20.000 detenuti stranieri e in ogni caso diventerebbe un esempio e un deterrente.

Velocizzate le pratiche porterebbe già un grande vantaggio poi però ci vuole una seria opera di integrazione sociale che può avvenire solo attraverso un vero e proprio progetto formativo .

FINE DELLA SECONDA PARTE.

********************************************************************

< GIACINTO CIMOLAI >

Friulano. Inizia il proprio impegno sociale negli anni ’70 nelle ACLI.

Giacinto Cimolai

Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’Associazione Comunità Etica APS (www.comunitaetica.it)

Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di un progetto sociale che si propone di sviluppare un circuito economico sostenibile e soprattutto rispettoso dell’uomo.

Un progetto transnazionale, perché oramai la globalizzazione ha cambiato tutti i vecchi paradigmi.

Partendo dal presupposto che oggi il tema del debito sta creando sempre più povertà ha dato vita a < Tutela Legale Etica > (www.tutelalegaleetica.it), una struttura di servizio che si propone di assistere e difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito cercando di proteggerli da un sistema creditizio e da uno Stato che hanno dimenticato completamente che secondo la nostra costituzione “La sovranità appartiene al popolo”

Nel 2022 ha promosso la < Cooperativa OPES > (www.opescoop.org) di cui è Presidente, con l’obiettivo di creare una piattaforma digitale che promuova e tuteli la piccola imprenditoria e che sviluppi un circuito professionale di assistenza verso anziani e disabili.

Oggi sta sviluppando un innovativo progetto per la gestione dei migranti basato su formazione, integrazione e scambi culturali.

Fondatore e Direttore editoriale della testata giornalistica < CambiaMenti > (www.cambiamentionline.com).

Una testata online che si propone di essere disallineata e aperta al contributo di tutti coloro che hanno qualcosa da dire. Un piccolo baluardo nei confronti del pensiero unico sempre più dilagante e manipolativo.

Presidente di Confimpresa Italia-Friuli e Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.

Ha pubblicato 4 libri tra cui l’ultimo “LIBERTÀ SENZA CATENE”.

Una guida concreta per liberarsi dal ricatto del debito e difendersi dalle Banche e dall’Ingiustizia Statale, perché l’emergenza del debito si diffonde in modo inarrestabile in un paese che ha perso di vista il benessere dei cittadini.

Oltre 20 milioni di cittadini e imprese hanno già avuto un incontro ravvicinato con Agenzia delle Entrate e Riscossioni, moltissimi stanno subendo azioni esecutive finalizzate ad espropriarli dell’unica casa che hanno costruito o hanno cercato di acquistare.