IL REFERENDUM DEL 20 E 21 SETTEMBRE SIA ULTIMO ATTO DI SCELLERATO POPULISMO E PRIMO ATTO PER TORNARE AL SANO POPOLARISMO: PER QUESTO VOTIAMO “NO” ! (PRIMA PARTE)

IL REFERENDUM DEL 20 E 21 SETTEMBRE SIA ULTIMO ATTO DI SCELLERATO POPULISMO E PRIMO ATTO PER TORNARE AL SANO POPOLARISMO: PER QUESTO VOTIAMO “NO” ! (PRIMA PARTE)

A cura di IVANO TONOLI (Segretario nazionale Unione Cattolica) e di ANGELO SANDRI (Segretario nazionale della Democrazia Cristiana e Direttore Resp. “IL POPOLO”)

Ivano Tonoli (Unione Cattolica)

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< IL REFERENDUM SUI PARLAMENTARI DEL 20 E 21 SETTEMBRE SIA L’ULTIMO ATTO DI UNO SCELLERATO POPULISMO E IL PRIMO ATTO PER UN RITORNO AL SANO POPOLARISMO: PER QUESTO DICIAMO E VOTIAMO “NO” ! (PRIMA PARTE) >.

Prosegue il serrato confronto politico tra IVANO TONOLI (Segretario politico nazionale di Unione Cattolica) e ANGELO SANDRI (Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana).

Angelo Sandri (Democrazia Cristiana)

Le due formazioni politiche infatti, dalla comune visione politica e con i medesimi riferimenti valoriali, intendono sviluppare tra loro sempre maggiori sinergie dare corpo ad un’azione politica sempre più efficace ed incisiva.

Uno dei temi politici maggiormente attuali è senz’altro quello del referendum istituzionale su cui le due forze politiche della Democrazia Cristiana e di Unione Cattolica si trovano sostanzialmente d’accordo:: MANTENIAMO LO SPIRITO COSTITUENTE DEL 1948, QUANDO SAGGIAMENTE SI DECISE DI PARAMETRARE IL NUMERO DEGLI ELETTI ALLA DEMOGRAFIA DEGLI ELETTORI.

Semmai si deve agire sul contenimento dei costi unitari della politica e sul radicamento territoriale dei deputati e senatori

Il Popolo Italiano, il 20 e 21 settembre, ha dunque una possibilità storica gigantesca, quella cioè di comminare un doppio, nettissimo “avviso di sfratto” al Governo grillo-comunista di Conte, Di Maio, Zingaretti and company, nonchè di avviare una stagione di rilancio per il Paese che, archiviati i populismi, riporti l’Italia alla tradizione di un sano e forte Popolarismo.

Questo è il motivo per cui Unione Cattolica e Democrazia Cristiana, in sinergia con le altre forze democratico-cristiane della Nazione, ribadiscono ancora una volta il proprio convintissimo < NO > al referendum sul taglio dei parlamentari il quale, guarda caso, vede convergere, seppure in fasi diverse della storia politica recente, dal Conte 1 al Conte 2, gli opposti populismi di destra e di sinistra.

Una ragione che diventa più di una per impedire l’approvazione di una norma la quale, se malauguratamente e con somma sciagura dovessero prevalere i “SI” (circostanza che nemmeno vogliamo immaginare), trasformerebbe i cittadini elettori in altrettanti “pulsantini elettronici” nelle mani di personaggi come Di Maio e Zingaretti, di Conte e Casaleggio.

Abbiamo già visto e sentito come si stanno esprimendo gli esponenti di questa maggioranza del tutto delegittimata a livello democratico e popolare. Una maggioranza ormai soltanto “parlamentare”, riflesso di un Parlamento eletto due anni e mezzo fa sull’onda populista che ora è in pesante arretramento e di prossimo esaurimento.

Se già adesso il non-eletto premier Conte, davanti alle assemblee di imprenditori e di economisti riuniti a Cernobbio, si permette di dire che il suo Governicchio se ne infischierà degli esiti elettorali regionali – con diverse assonanze a chi nello scorso secolo disse “me ne frego” …  – pensiamo per un attimo in quale “film dell’orrore” ci vedremmo immersi nella realtà, se il referendum fosse approvato.

I benefici sul piano del risparmio e dell’economia di spesa sarebbero minimi. Ma nessuno creda che tali minori costi politico-parlamentari potranno essere ridestinati a famiglie e imprese!

Grillini e pidini, anzi, a fronte di sempre maggiori schiere di fedelissimi ed ex compagni di scuola trombati, silurati e non eletti nelle varie consultazioni, amplierebbero invece all’ennesima potenza staff, segreterie, gruppi di lavoro, task force e via discorrendo.

Semplicemente, ci troveremmo davanti a un Parlamento radiocomandato da improbabili piattaforme Rousseau e da parodistiche primarie in cui poche migliaia di iscritti a Pd e 5 stelle deciderebbero come e da chi debbano essere rappresentati 60 milioni di Italiani !

Noi Cattolici e Democratici Cristiani siamo per un ritorno allo spirito antipopulista e veramente Popolare della Costituzione del 1948, in quanto pochissimi sanno che 72 anni fa era vigente una norma fondamentale la quale non fissava in termini assoluti e preventivi la composizione numerica di Camera e Senato.

Bensì al contrario la parametrava alla demografia del corpo elettorale, in funzione del rapporto di un deputato ogni 80.000 abitanti e di un senatore ogni 200.000, con un minimo di 6 senatori per ogni regione a eccezione della Valle d’Aosta che ne annoverava uno soltanto.

L’attuale disposizione che fissava in maniera precostituita in 630 i deputati e in 315 i senatori elettivi fu introdotta nel successivo 1963.

Considerato che 7 anni dopo, nel 1970, furono istituite le Regioni a statuto ordinario e che nel 1979 fu reso operativo il Parlamento europeo, ci si pose allora il dilemma, tuttora incombente, se gli eletti non fossero diventati eccessivi.

Democrazia Cristiana ed Unione Cattolica concordano su questo punto che va considerato essenziale: nessuna rappresentanza democratica è mai in sé eccessiva !

Eccessivi possono essere i suoi costi ed i suoi vizi, a partire dal crescente scollamento rispetto ai territori di riferimento.

Tuttavia, se l’acqua non arriva più a irrigare i campi, la soluzione non è quella di accorciare ancora di più le condotte o i canali, ma di riorganizzare la complessiva rete affinché con totale efficienza ed economicità essa arrivi ovunque.

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A cura di IVANO TONOLI (Segretario nazionale Unione Cattolica) e di ANGELO SANDRI (Segretario nazionale della Democrazia Cristiana e Direttore Resp. “IL POPOLO”)

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