IL MESE DI MAGGIO E’ QUELLO DEI FIORI E DELLA MADONNA (prima parte).

IL MESE DI MAGGIO E’ QUELLO DEI FIORI E DELLA MADONNA (prima parte).

 di Antonio Gentile – Frosinone

Perché si dice che maggio è il mese della Madonna e dei fiorì? Perché da sempre è il mese delle dichiarazioni d’amore: l’amore sboccia, si dice.

Appendere un ramo fiorito (detto “maggio”) sulla porta della fanciulla amata voleva dire, al tempo stesso: sei bella come un fiore. Dei fiori di maggio il più bello è senz’altro la rosa, che fino a qualche tempo fa, diversamente dai tempi nostri, sbocciava solo in quel mese. Questo per quel che riguarda il clima e la tradizione popolare.

Un altro aspetto da sottolineare è che, attorno al XIII secolo cominciò a svilupparsi nell’Europa cristiana il senso dell’onore dovuto alle donne, fino a pochi secoli prima – quando i barbari scorrazzavano per il continente – concetto non proprio prevalente.

Ogni cavaliere prese dunque a farsi un punto d’onore quello di difendere una donzella dalla dilagante volontà di rapimento che usbergava nella mente di molti.

La donzella più bella di tutte era, ovviamente, Maria, come la rosa era il fiore più splendente del creato.

Nell’immaginario popolare dunque maggio è il mese delle rose, del rosario e del fioretto !

Il nome maggio deriva da Maia, la dea che vegliava sul mese dei fiori.

Dalla confluenza di questo elemento naturale con l’esperienza di un popolo devoto di Maria – chiamata dai Padri della Chiesa “il fiore più bello della creazione” – nasce l’abbinamento del mese di maggio a Maria.

Dunque a lei che ha donato al mondo una nuova primavera, fanno riferimento i pastori e santi, come Filippo Neri e John Henry Newman, il quale intravide proprio nel tripudio della natura, il primo motivo di questa devozione. “Maggio è il mese in cui la terra esplode in tenero fogliame – egli scrive – e in cui virgulti sbocciano sugli alberi e i fiori nei giardini.

Fu nel 1600 che uscirono le prime pubblicazioni sul mese di maggio.

Nel 1700 si assistette alla stabile caratterizzazione di questa devozione, incoraggiata notevolmente dal magistero della Chiesa al punto che Paolo VI nel 1965 le dedicò l’enciclica “Mense Maio”.

Ma al giorno d’oggi che fine hanno fatto le pratiche devote del mese di maggio, i pellegrinaggi ai santuari, i fioretti, gli altarini, l’offerta dei cuori? Soprattutto resiste ancora al vento della secolarizzazione la “Mistica Corona”, come Giovanni XXIII chiamò il Rosario nell’enciclica “Grata recordatio”.

Sembrano infatti lontani i tempi in cui il Rosario veniva recitato nelle case, oltre che in chiesa ed era ritenuto quasi un sacramento, capace di fronteggiare i duri impegni della vita.

Pio X attribuiva alla propria educazione e al Rosario che mamma Margherita usava “per tenere unita la famiglia Sarto”, come diceva, spiegandone i misteri nelle lunghe notti invernali al caldo della stalla”.

Per non parlare di Madre Teresa di Calcutta, che affrontava il mondo intero con il Rosario in una mano e le medagliette miracolose nell’altra.

Come cristiani siamo invitati a riflettere su questi aspetti di primaria importanza per la nostra vita spirituale ma anche per la comunità dei credenti nella quale dobbiamo sentirci necessariamente e seriamente inseriti.

Antonio Gentile – Frosinone