I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso. * (terza parte)

I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso. * (terza parte)

A cura di Andrea Petricca (L’Aquila) * andrea.petricca@dconline.info * 374-9929655 * Segretario provinciale del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana de l’Aquila.

Andrea Petricca (L’Aquila)

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< I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso >

(terza parte)

 

 

Ho avuto anche il privilegio di donare al Maestro Bosso il mio libro di poesie. Il Maestro prese in mano il libro, mentre io ero al suo fianco con la voce tremante dall’emozione; lo sfogliava con una cura e un interesse che mi riempì il cuore.

In particolare, si soffermò su una mia poesia dal titolo “Resilienza” e sulla citazione di Ugo Foscolo che recita: “Io sono destinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta”.

Ogni giorno, alla fine di ogni prova chiamavo sempre mia madre per raccontarle, con grandissimo entusiasmo, ciò che avevo vissuto e imparato con il grande Maestro.

Il pomeriggio prima della prova generale, mentre ero fuori al cellulare con mia madre, Ezio Bosso stava tornando in albergo, ma prima di andarsene, dall’automobile fece un bellissimo sorriso e mi salutò con un gesto di estrema tenerezza e umanità.

Il concerto al Teatro Romano di Benevento è stato il più bel concerto in cui abbia mai suonato fino ad ora. Fu un concerto meraviglioso, travolgente per la forza, la qualità e il sentimento della musica e della direzione del Maestro che hanno portato una standing ovation delle 2000 persone del pubblico.

Durante il concerto, dal terzo leggio dei primi violini, mi ero abbandonato completamente alla Musica guardando sempre Ezio Bosso, che ricambiava il mio sguardo ridendo felice, mentre dirigeva con un trasporto sensazionale.

Alla fine del concerto tese la sua bacchetta al cielo e sembrava che dirigesse anche le stelle nello scrosciante e infinito applauso del pubblico. Quando lo salutai per l’ultima volta, subito dopo il concerto, lui mi guardò e mi disse: “Andrea, che belle poesie che hai scritto; tu suoni con poesia”.

Sono state queste le ultime parole che mi ha rivolto il Maestro Bosso. Sono davvero provato da una perdita che il mondo ha avuto di un musicista dalla professionalità, dalla bravura, dalla spiritualità, dalla profondità, dall’umanità e dalla comunicatività immense ed esemplari, che ha fatto della sua sofferenza un’opportunità per continuare a lottare, con più forza di prima, per salvare e diffondere ciò che amava davvero: la bellezza; una bellezza raggiunta, ricercata e donata tramite la musica e la cultura, che, se tutti noi davvero volessimo come voleva Ezio Bosso, potrebbero davvero cambiare e salvare il mondo. Il Maestro ci ricordava sempre che la passione per la musica, come la Passione di Cristo, è innanzitutto sacrificio, significa non aver paura delle difficoltà che incontreremo e che richiederanno uno studio e una dedizione perseverante e totale per essere superate, ma da cui si verrà ricambiati con la realizzazione di noi stessi e con la felicità. La professione di musicista, in Italia ormai totalmente svilita e ignorata, ha, per me, il suo più alto ideale in Ezio Bosso, che incarna la bellezza umana e spirituale in tutte le sue infinite forme. Spero, infatti, che lo Stato non continui a far morire definitivamente l’immenso patrimonio artistico, culturale e musicale italiano, di cui Ezio Bosso è parte integrante, e di conseguenza far morire gli artisti.

Da oggi, tutti noi musicisti e non solo avremo il dovere e il privilegio di continuare la missione in cui credeva Ezio Bosso e per cui il Maestro ha lottato fino alla fine, dedicando la sua vita alla Musica e a chi voleva ascoltare. Donare il meglio di sé facendo musica insieme: questo era il senso della vita per Ezio Bosso, ora libero di far risuonare la sua Musica nei Cieli, dove vivrà attraverso la Musica che suoneremo e noi vivremo attraverso di lui.

“Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia.” – Ezio Bosso

 

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