Gli incidenti stradali sono l’ottava causa di morte al mondo.

Il numero di vittime è stabile, ma secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità resta troppo elevato per i mezzi oggi disponibili.

Gli incidenti stradali sono l’ottava causa di morte al mondo.

L’anno scorso sono stati registrati 174.933 indicenti (-0,5% rispetto al 2016, mentre nel 2001 erano addirittura 263.100). Scende anche il numero dei feriti: 246.750 nel 2017 (-1% in confronto all’anno precedente; erano 373.286 nel 2001). Aumentano, invece, i morti: 3.378 nel 2017 (+3,1%),3.277 nel 2016 (da segnalare che nel 2011 erano 7.096). Resta invariato l’indice di mortalità rispetto al numero di sinistri (1,9).  “Anche se la velocità è pur sempre ai primi posti tra le cause di incidente, in testa a questa sconsolante classifica è balzato il fattore distrazione, soprattutto l’uso di smartphone e cellulari, senza contare i sottovalutati effetti di alcolici e sostanze psicotrope”, si legge in una nota dell’associazione.

Nel quadro generale degli infortunati (morti + feriti), il 63,8% risulta attribuibile al comparto delle autovetture, con un calo del 2,6% rispetto al 2016.  Per quanto riguarda i 21.725 pedoni infortunati nel 2017, 600 sono le vittime e 21.125 i feriti. Gli anziani sono i più a rischio (8.328 casi dai 60 agli 84 anni).

Gli incidenti stradali sono un problema di salute pubblica molto importante, ma ancora troppo trascurato. Per l’Oms sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. Si stima, inoltre, che senza adeguate contromisure, entro il 2020 rappresenteranno la terza causa globale di morte e disabilità. Il peso di questo problema non è distribuito in maniera uniforme ed è fonte di una crescente disuguaglianza tra i diversi Paesi, con svantaggi socioeconomici delle categorie di persone più a rischio.

Alcol e guida

Il consumo di alcol influenza sia il rischio di incidenti da traffico, sia la gravità delle conseguenze che questi provocano. Secondo i dati 2012-2015 del sistema di sorveglianza Passi, Tra il 2012 e il 2015, più di 8 persone su 100 fra i conducenti di autovetture hanno guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni, avendo assunto due o più unità alcoliche un’ora prima di essersi messi alla guida; altre 6 persone su 100 dichiarano di essere state trasportate da un conducente che guidava sotto l’effetto dell’alcol. La quota di giovanissimi alla guida sotto l’effetto dell’alcol è leggermente più bassa che nel resto della popolazione ma comunque preoccupante poiché il rischio di incidenti stradali associato a questo comportamento è decisamente più alto quando legato alla giovane età. Tra i 18 e 21 anni il 6% dichiara di aver guidato dopo aver bevuto, rischiando di incorrere in una sanzione certa, indipendentemente dal livello di alcolemia effettivamente accertata, poiché in questa fascia d’età la soglia legale di alcolemia consentita è pari a zero.

 

Inoltre, come riportato nella pubblicazione dell’Osservatorio nazionale alcol “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia” (pdf 2,7 Mb), secondo il XVII rapporto Aci-Censis, per i giovani di 18-29 anni, la guida sotto l’influsso di alcol e droghe rappresenta il più grande problema (61,6%), seguito dall’eccesso di velocità (57%). I dati mostrano che il 37,9% di soggetti di età inferiore a 30 anni, rispetto ad una media totale del 36,9%, sceglie responsabilmente di limitare il consumo di alcolici (il valore più basso si registra nella classe di età 45-69 anni). Il 47,1% degli intervistati afferma di non preoccuparsi del problema della guida dopo il consumo di alcol “perché non è un bevitore abituale”, e la percentuale si abbassa notevolmente nella fascia d’età 18-29 (36,6%). Preoccupante risulta la percentuale di giovani (3,4% rispetto allo 0,7% di chi ha più di 30 anni) che pur sapendo di doversi mettere alla guida sceglie di non limitare il consumo di alcol.

In Europa

Secondo il rapporto 2009 “European status report on road safety. Towards safer roads and healthier tran sport” dell’Oms Europa, ogni anno circa 120 mila persone muoiono a causa di incidenti stradali nella Regione europea dell’Oms, mentre 2,4 milioni rimangono infortunate.

Pedoni, ciclisti e motociclisti costituiscono circa il 39% delle vittime della strada e, mediamente, i Paesi a basso e medio reddito hanno un numero complessivo di incidenti pari al doppio di quello dei Paesi industrializzati. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni e hanno un impatto sulle economie dei singoli Paesi superiore al 3% del prodotto interno lordo.

Il 70% degli incidenti mortali avviene nei Paesi più poveri e, all’interno dei Paesi dell’ex Unione sovietica, il tasso di mortalità è circa quattro volte superiore a quello dei Paesi nordici. I Paesi dell’Est europeo sono quelli con la più alta proporzione di incidenti mortali per i pedoni, mentre Italia, Grecia, Malta, Cipro e Francia sono gli Stati con il più elevato numero di decessi per incidenti mortali in moto.

Significativi anche i dati sulle cinture di sicurezza: indossarle riduce il rischio di morte del 40-65% per chi sta nei sedili anteriori e del 25-75% per chi sta nei sedili posteriori. Fondamentale anche l’uso del casco: abbassa del 40% il rischio di morte e del 70% il rischio di danni gravi alla testa.

Inoltre secondo l’Osservatorio nazionale alcol, in Europa un incidente su quattro (il 25%) è correlato all’alcol. Inoltre, negli incidenti causati da guida in stato di ubriachezza il 96% delle persone coinvolte è rappresentato da individui di sesso maschile, di cui il 33% giovani o giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni.

Nel mondo

Secondo le stime pubblicate nel 2009 dall’Oms nel “Global status report on road safety”, ogni anno i morti sulle strade sono circa 1,3 milioni e le persone che subiscono incidenti non mortali sono tra i 20 e i 50 milioni.

Nel 2004 gli incidenti stradali si collocavano al quarto posto nella classifica delle cause più importanti di morte della popolazione mondiale, ma per il 2030 si prevede che raggiungano la quinta posizione. I Paesi a basso e medio reddito hanno un tasso di incidenti mortali maggiore rispetto ai Paesi più ricchi: rispettivamente 21,5; 19,5; 10,3 ogni 100 mila persone. Pur avendo solo il 48% del totale dei veicoli registrati, nei Paesi più poveri si verifica il 90% degli incidenti globali. Malgrado nei Paesi industrializzati negli ultimi 40-50 anni il tasso di mortalità per incidente stradale sia diminuito, l’incidente stradale rimane una delle più importanti cause di morte e disabilità.

Solo il 29% dei Paesi analizzati ha adottato i criteri minimi di base per ridurre la velocità nelle aree urbane e meno del 10% dei Paesi ha limiti di velocità effettivi. Quasi il 90% dei Paesi ha delle leggi che regolano il consumo di alcol in relazione alla guida, ma solo il 49% ha un limite di concentrazione alcolica nel sangue inferiore o uguale a 0,05 grammi per decilitro, come raccomandato. Solo il 40% dei Paesi ha leggi che prevedono l’obbligo del casco per motocicli con caratteristiche specifiche sia per chi guida sia per i passeggeri. Per quanto riguarda il trasporto di bambini, il 90% dei Paesi industrializzati prevede l’obbligo di misure di sicurezza, contro il 20% dei Paesi più poveri.

si ringrazia epicentro per i dati forniti.

di Antonio Gentile