E’ necessario far ripartire lo sviluppo nel territorio del Sulcis-Iglesiente in Sardegna.

E’ necessario far ripartire lo sviluppo nel territorio del Sulcis-Iglesiente in Sardegna.

di ROBERTO PINNA (Cagliari) * roberto.pinna@dconline.info * Segretario regionale Sviluppo e Organizzazione della Democrazia Cristiana Sardegna.

www.ilpopolo.news * www-democraziacristianaonline.it * 349-0083303

Nel nostro impegno a far rinascere lo Scudo CROCIATO in Sardegna, non possiamo dimenticare un territorio importante: il sulcis- Iglesiente, con le sue tradizioni industriali legate al comparto minerario, le sue bellezze archeologiche e naturali, i problemi ambientali.

Circa sette anni fa, grazie a un concorso di idee, si è cercato di far ripartire lo sviluppo nel territorio del Sulcis-Iglesiente in Sardegna.

Nei miei circa vent’anni trascorsi nel Sindacato ho vissuto una perenne fase di crisi e mobilitazione, innumerevoli manifestazioni e parole che si rincorrono nel tempo: crisi, deindustrializzazione, zona franca, riconversione industriale, termini purtroppo ancora attuali.

Nella presente fase recessiva, con una drastica riduzione dei consumi, degli investimenti, della forza lavora occupata, il PIL Sardo e il conseguente reddito pro capite sono ai minimi storici.

Bisognerà trovare fra i 158 progetti proposti le soluzioni “labour intensive” che rafforzino la componente occupazionale legata alla spesa prevista di 5oo milioni. L’austerità, il patto di stabilità, le teorie del “pareggio di bilancio”, i vincoli europei hanno aggravato una situazione già compromessa.

E’ anche vero che negli anni le varie giunte Regionali non hanno saputo, spesso essendo costrette a rimandarli al mittente, utilizzare i fondi Strutturali stanziati dalla Comunità Europea. Una politica di rigore è nettamente contraria a dinamiche volte alla piena occupazione e alla crescita.

Come diceva l’Economista John Maynard Keynes “la spesa pubblica ha come unico obiettivo la piena occupazione e la pubblica utilità”. L’obiettivo a breve termine è sicuramente quello di aggredire la piaga della disoccupazione, ma bisogna pensare anche a medio e lungo termine.

Proprio per questo non bisogna costruire cattedrali nel deserto, opere fine a se stesse. Alcune proposte sono interessanti: utilizzo delle vene acquifere delle miniere dismesse per produrre energia, eco- edilizia, turismo legato alla valorizzazione dei siti industriali per percorsi archeologici.

Bisognerà guardare con attenzione al valore della “green economy” che potrà essere il motore per uno sviluppo sostenibile e a misura d’uomo. Ma una economia sana non può prescindere dalla tutela e rafforzamento del settore primario industriale.

Le Piccole e Medie industrie, che rappresentano quasi la totalità delle aziende presenti nell’Isola vivono una grave crisi. Il primo problema, come fatto rilevare dalle associazioni datoriali e dai Sindacati Confederali Sarde, è quello dell’accesso al credito. Le banche hanno paura del rischio “insolvenza”, mentre la Banca del Mezzogiorno non è ancora riuscita a svolgere pienamente la sua funzione “salvifica”.

Riuscirà in questi intenti il nuovo consiglio Regionale della Sardegna?

di ROBERTO PINNA (Cagliari) * roberto.pinna@dconline.info * Segretario regionale Sviluppo e Organizzazione della Democrazia Cristiana Sardegna.

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