DOBBIAMO DIFENDERE LA NOSTRA COSTITUZIONE E CHIEDERE CHE VENGA APPLICATA CON MAGGIOR RIGORE !

DOBBIAMO DIFENDERE LA NOSTRA COSTITUZIONE E CHIEDERE CHE VENGA APPLICATA CON MAGGIOR RIGORE !

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DOBBIAMO DIFENDERE LA NOSTRA COSTITUZIONE E CHIEDERE CHE VENGA APPLICATA CON MAGGIOR RIGORE ! * prima parte

Sono anni che ci arrovelliamo intorno al tema delle riforme istituzionali, che discutiamo, anche aspramente, su quali fare o non fare – alcune sono state approvate, altre sono state cancellate a seguito di un referendum, altre ancora giacciono da anni in parlamento – ma ormai nessuno pare interrogarsi se queste riforme siano davvero necessarie.

LUCA BILLI

Abbiamo ormai dato per scontato che le riforme siano indispensabili; l’ho detto anch’io, tante volte, quando facevo un altro mestiere. Sinceramente non ne siamo più convinti.

La Costituzione è stata approvata in via definitiva il 22 dicembre 1947; è stata promulgata il 27 ed è entrata in vigore il 1 gennaio dell’anno successivo.

Non è forse la più bella Costituzione del mondo, come ama dire un guitto, che si è fatto un po’ di pubblicità grazie a questo tema, e come viene ripetuto da molti, con scarsa originalità.

Però è una costruzione solida !

La parola Costituzione condivide, non a caso, la radice con il verbo costruire; una casa può essere bellissima, ma se non può essere abitata, se non è abbastanza solida, se non è abbastanza sicura, non serve al proprio scopo e quindi quella sua bellezza è perfettamente inutile.

La nostra Costituzione è naturalmente figlia del suo tempo.

E’ nata in un particolare contesto storico, politico e culturale; è stata scritta da uomini e da donne che avevano subito una dittatura e una guerra dagli esiti drammatici. Non possiamo cercare nella Costituzione cose che non possono esserci.

Ci sono temi su cui la Costituzione – anche nella sua prima parte, quella più “sacra” – segna il passo.

Non possiamo pretendere di trovare, in un testo scritto settant’anni fa, risposte ai quesiti a cui la scienza, nella sua rapidissima evoluzione, ci ha messo di fronte, ad esempio sul tema della fine vita.

Né i Costituenti potevano immaginare che ci sarebbe stata la rete e che l’accesso a essa avrebbe comportato diritti e doveri: erano saggi, erano intelligenti, ma non erano indovini.

La Costituzione del ’48 però, al di là di questi limiti oggettivi, ha una sua unità, una sua coerenza, che crediamo sia uno degli aspetti più significativi dello sforzo delle persone che l’hanno redatta.

GABRIELLA FARDELLA

La nostra Costituzione è una costruzione ben progettata, con le fondamenta solide e con una propria armonia funzionale: non ci sono né finestre cieche, né stanze a cui non si riesce ad accedere. Le riforme che si sono succedute negli anni successivi, specialmente negli ultimi venti, hanno avuto la pretesa di modificare questo o quel punto, ma sono state per lo più disorganiche e, proprio perché rispondevano a idee spesso divergenti tra di loro, hanno finito, quando sono state approvate, per peggiorare la Costituzione.

La Costituzione di oggi, quella vigente, è peggiore di quella uscita dalle penne dei Costituenti, proprio perché ha perso in parte quel disegno unitario che allora era così forte.

Pensiamo ad esempio alla riforma fatta nel 2012 che, modificando gli articoli 81, 97, 117 e 119, ha introdotto l’obbligo del principio del pareggio di bilancio e in questo modo ha tolto sovranità allo Stato, introducendo un elemento che limita il potere legislativo, sottomettendolo a un criterio che è alieno allo spirito del resto della Carta.

Per non parlare della confusione che è stata fatta nelle varie riscritture del Titolo V, su cui si sono esercitati personaggi per lo più incompetenti, e che ha dato vita a un conflitto permanente tra diversi livelli istituzionali.

La nostra proposta di riforma costituzionale è allora piuttosto semplice.

Torniamo alla Costituzione del 1948, togliamo le ultime, farraginose e abborracciate modifiche, e proviamo ad applicarla questa Costituzione, con maggior rigore di quanto sia stato fatto in questi settant’anni.

Abbiamo già detto che la nostra Costituzione è figlia del suo tempo, ma questo non è soltanto un aspetto negativo. Anzi. Gli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale hanno rappresentato probabilmente il punto più alto di un’elaborazione politica tesa a riconoscere il ruolo preminente dello Stato sull’economia, la necessità di garantire diritti universali ai lavoratori, l’obiettivo di trovare strumenti per la redistribuzione della ricchezza, il bisogno di creare una rete di servizi pubblici, finanziati dalla collettività, per aiutare le persone in difficoltà, allo scopo di riconoscere a tutti uguali condizioni di partenza.

DOTT. LUCA BILLI – SALSOMAGGIORE TERME (BO)

DOTT.SSA GABRIELLA FARDELLA – ROMA

 

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Carmen Celetta
5 anni fa

Si ! Penso che sarebbe opportuno tornare alla costituzione originale, eliminando le nuove farragionisita’; magari ampliando solo ciò che allora non si poteva prevedere come l accesso in rete.