FRANCO CAPANNA (TERAMO): DA GIORNALISTA DE “IL POPOLO” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SONO ENTRATO IN UN MONASTERO CLAUSTRALE

FRANCO CAPANNA (TERAMO): DA GIORNALISTA DE “IL POPOLO” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SONO ENTRATO IN UN MONASTERO CLAUSTRALE

 

 

A cura di FRANCO CAPANNA (di Teramo/ regione Abruzzo)

franco.capanna@dconline.info * cell. 345-1594496 *

Sindaalista – Giornalista – Scrittore 

Editorialista de IL POPOLO della Democrazia Cristiana

< FRANCO CAPANNA (TERAMO): DA GIORNALISTA DE “IL POPOLO” DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SONO ENTRATO IN UN MONASTERO CLAUSTRALE >.

 

< Vultum Dei quaerere > è il titolo della recente Costituzione apostolica sulla vita contemplativa, un documento di notevole rilevanza che andrebbe la pena di poter approfondire.

L’abbadessa clarissa Chiara Francescja: “Il nostro è un cammino che dura una vita -una ricerca continua-.

Ma non c’è differenza fra cercare da claustrale e da persone comuni.

E man mano che si cammina il volto può assumere tratti diversi. A volte anche sfigurati.

I monasteri – e particolarmente quelli claustrali – sono eremi scarsamente conosciuti al mondo.

Tutti credono foraggiati dal Vaticano ma sin dalle loro origini circa nel  1500 mai il Vaticano ha dato loro assistenza economica.

Vivono di lavori  artigianali e elemosine che entrambi insufficienti sopperire alle varie esigenze

D’inverno non tutte possono permettersi accendere il riscaldamento  particolarmente di questo tempi che bollette proibitive.

Tantissime hanno le piccole celle di freddo siderale appena mitigate da borse di acqua calda; di solito si alzano alle 5 del mattino  per i riti di preghiere a vantaggio del mondo che troppo spesso incurante.

Alcune badesse mi hanno confidato che tanti chiedono loro preghiere per motivi avvolte sconcertanti ,magari per un marito le tradisce o cose del tutto fuori dall’ordinario.

Le suore non sono figure indistruttibili, né da soggiogare al nostro servizio.

Pagano ogni utenza e non sempre riescono come non garantiti pasti adeguati. Non sono esenti da ticket sanitario e non tutte possono pagare le cure per la loro salute.

Per le suore  straniere il tesserino sanitario costa  400 euro .

Chi scrive per loro in Teramo ha fatto accordo con Ordine medici di Teramo per visite specialistiche subitanee e gratuite operativo da oltre dieci anni e stesso protocollo a Trieste.

Alcuni esempi.

“In questo tempo in cui il Coronavirus porta il mondo a sperimentare l’isolamento, paragonabile alla realtà di un monastero, c’è grande bisogno di puntare alla comunione che noi claustrali viviamo sull’esempio di Santa Rita, come dimensione essenziale di un’umanità sempre unita, fatta da fratelli e sorelle, figli e figlie di Dio”.

Percorsi
Non tutte hanno cibo a sufficienza. Queste le parole di Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia (Perugia), la quale, in occasione della Giornata mondiale delle Claustrali che la Chiesa celebra il 21 novembre, lancia a tutti la “sfida” di seguire i passi di Santa Rita lungo la strada della comunione, per riscoprirci fratelli e sorelle nel tempo del post Covid-19.

“Santa Rita è stata ed è esempio di comunione. Lo è per noi consacrate, nel mostrarci come vivere nella gioia di donare tutto e tutte noi stesse al Signore.

In Lui, la nostra vita monastica travalica i limiti fisici del monastero per raggiungere coloro che sono nel bisogno. Allo stesso tempo, Rita è un modello di vita per l’umanità, perché essere in comunione vuol dire abbattere ogni muro che ci separa, in modo particolare quest’anno.

Così possiamo raggiungere la pace universale e la fratellanza per la quale siamo stati creati.

In questo giorno dedicato alla nostra presenza “discreta” nel mondo, invito tutti ad unirsi a noi nel ringraziare il Signore per il dono della vita contemplativa, un dono al quale Dio stesso non smette mai di richiamarci, perché capace di generare molti buoni frutti”.

A Lourdes

Madre Teresa Michel patì anch’essa moltissimo, moralmente e fisicamente. Questa storia può insegnarci come a una gran fede e a un continuo sforzo di volontà, la Madre abbia attinto quel segreto che la faceva guarire dalle sue infermità e giovare agli altri.

In una lettera sua su Lourdes leggiamo queste significative parole:

«Ero ammalata… la mia fede era molto debole… ma la Madonna ha vinto tutte le mie ripugnanze… Ho dovuto fare due bagni nella piscina; tanto io come la mia compagna Suor Maria abbiamo sofferto, ma siamo ritornate trasformate…».

Altra testimonianza.

Senza alcuna ripugnanza

Nella scelta delle parole di cristiano conforto, Madre Teresa dimostrava di avere conoscenza della vita di un gran numero di Santi, poiché ad ogni ammalata accennava al Santo che aveva patito la stessa malattia e la grazia che aveva ottenuto dal Signore nella stessa circostanza.

Quando andò a Castelletto Villa (Vercelli) a inaugurare il piccolo Asilo Infantile diretto dalle sue suore, la superiora le ricordò che da lungo tempo era inferma colà la donna, che le aveva indicato la capanna di Villa del Bosco, nella sera in cui con Suor Maria si era smarrita nella ricerca del castello fatato.

La Madre, che considerava quella ex suora come fondatrice con lei della prima filiale dell’Opera, aveva raccomandato sempre alle sue figlie di Villa di visitarla e di soccorrerla.

La poverina, che si chiamava Paolina Donna (1855-1934), abitava da sola in una camera.

Chi l’avvicinava fuggiva in fretta perché da un tumore al capo si sprigionava un fetore tale che tutta la stanza ne era invasa. La Madre volle visitarla.

Non mostrando alcuna ripugnanza si avvicinò al povero letto e fece tante feste all’ammalata; le rifece la medicazione e non mancò di baciarla sulla piaga della fronte.

Signora Madre, disse la poverina commossa, il Signore mi ha mandato questa piaga forse perché non ho accettato il suo invito di entrare nella sua Congregazione. Che vuole, mi trovai così male in quell’altra!…

Ma che dici, figlia mia, – soggiunse suor Teresa -, il Signore invece ti ha dato il regalo che ha dato a Santa Rita… la spina sulla fronte.

E con questo consolante commento, salutò per l’ultima volta la povera donna.

 

Scritto da Franco Capanna sindacalista, Editorialista de “Il Popolo” quotidiano, personaggio dell’anno in Canada.

 

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