AVV. GIUSEPPE IANNIELLO (DEMOCRAZIA CRISTIANA CAMPANIA): CULTURA E DEMOCRAZIA PER SUPERARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA IN ITALIA

AVV. GIUSEPPE IANNIELLO (DEMOCRAZIA CRISTIANA CAMPANIA): CULTURA E DEMOCRAZIA PER SUPERARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA IN ITALIA
Avv. Giuseppe Ianniello 

A cura di Avv. Giuseppe Ianniello (Mercato San Severino / prov. di Salerno)

giuseppe.ianniello@dconline.info * cell. 346-836794 *

Segretario politico provinciale della Democrazia Cristiana della provincia di Salerno

Segretario regionale del Dip. Cultura – Scuola – Pubblica Istuzione della D.C. Campania

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

AVV. GIUSEPPE IANNIELLO (DEMOCRAZIA CRISTIANA CAMPANIA): CULTURA E DEMOCRAZIA PER SUPERARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA IN ITALIA

Quella che chiamiamo “dispersione scolastica” si presenta come un fenomeno complesso e sfaccettato, con cause ed effetti anche lontani nel tempo.

Prof.ssa Angela Maria Cavallaro, Segr. naz.le Vicario Dip. Scuola D.C.

La dispersione può infatti avvenire a diversi stadi del percorso scolastico e può consistere nell’abbandono, nell’uscita precoce dal sistema formativo, nell’assenteismo, nella frequenza passiva o nell’accumulo di lacune e ritardi che possono inficiare le prospettive di crescita culturale e professionale dello studente.

C’è oggi un consenso generale sul fatto che sistemi educativi efficaci ed equi siano essenziali per lo sviluppo e il benessere individuali, così come per la prosperità economica e per la coesione sociale.

Prof.ssa Daniela Romani, Segr. Dip. Scuola della D.C. di Roma Capitale

Garantire la riuscita scolastica si configura così come un’azione di giustizia sociale, oltre che una necessaria strategia di occupazione e crescita.

In particolare, per raggiungere gli obiettivi dello “sviluppo sostenibile” indicati dall’ONU e rendere esigibili i diritti a essi connessi, non basta far entrare i bambini e gli adolescenti a scuola.

La riuscita scolastica è – prima che un esito – un lungo processo che ha a che fare con sfide significative che riguardano la crescita umana nel suo complesso e sin dai primissimi giorni di vita, il contesto sociale e familiare, i processi e i contesti dell’apprendimento e dell’insegnamento.

Per individuare le cause della dispersione, è opportuno fare riferimento contemporaneamente al complesso dei sistemi ambientali in cui crescono i bambini, ai soggetti e alle età della vita.

Si conculti in tal senso “Strategie e l’UNICEF” –  en matie re d’education – 2019/2030.

Un indicatore molto diffuso e riconosciuto a livello internazionale per “misurare” la dispersione scolastica è l’abbandono scolastico precoce.

Ins. Natascia Pizzutti, Segr. prov.le Dip. Scuola D.C. prov. di Udine

Questo indicatore si basa sulla percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno completato al massimo la scuola dell’obbligo e che non sono coinvolti in percorsi formativi di livello superiore.

In Italia ciò corrisponde ai giovani che nella migliore delle ipotesi hanno ottenuto la licenza media e che non frequentano – o hanno smesso di frequentare – le superiori.

Esso è diventato anche uno dei benchmark della Strategia “Europa 2020”, con un target fissato al 10%, poi ridotto al 9% da raggiungere entro il 2030.

In Italia , il Servizio statistico del Ministero dell’istruzione monitora il fenomeno annualmente soprattutto in termini di abbandoni.

Ad esempio, l’ultima rilevazione disponibile (2021) segnala che la percentuale di abbandono complessivo, per la scuola secondaria di I grado, è stata dello 0,64% (pari a 10.938 alunni), mentre per la scuola secondaria di II grado questo dato ammonta al 3,79% (pari a 98.787 alunni).

Avv. Giuseppe Ianniello – Segretario reg.le Dip. Scuola D.C. Campania

In totale, dunque, sono circa 110.000 gli alunni che abbandonano annualmente la scuola italiana, oltre a quelli che si perdono nel passaggio dal primo al secondo ciclo.

Secondo l’analisi fornita dall’ISTAT (2021), l’abbandono scolastico è un fenomeno complesso e articolato che appare causato da una serie di fattori, tra cui la situazione socioeconomica della persona, il background formativo della famiglia, i fattori di attrazione del mercato del lavoro, il rapporto con la scuola e con i programmi educativi offerti, le caratteristiche individuali e caratteriali della persona.

L’abbandono scolastico precoce in Italia dunque interessa ancora un numero troppo elevato di ragazzi.

Un fenomeno esteso, con cause complesse e conseguenze dannose, che rischia di essere ulteriormente alimentato dall’emergenza pandemica. Lasciare la scuola, quindi, rischia di bloccare seriamente l’ascensore sociale.

La principale e più devastante conseguenza dell’abbandono scolastico, infatti, è il suo essere una fonte di una disuguaglianza talmente strutturale che rischia di dispiegare i suoi effetti lungo tutta la vita di chi ne è colpito.

Perché chi lascia precocemente gli studi è più facilmente destinato a un futuro fatto di lavori precari, con problemi economici, con possibilità di esclusione sociale.

La complessità delle cause che generano l’abbandono scolastico e l’ampiezza (e gravità) delle sue conseguenze si traducono nella necessità di progettare azioni di contrasto complesse, capaci di agire su più piani. Se ne possono identificare almeno tre: gli investimenti economici, la didattica inclusiva e l’orientamento.

Per contrastarlo serve agire su infrastrutture, formazione dei docenti e orientamento e puntare in modo deciso sui Patti educativi di comunità.Ciascuna battaglia per arginare l’abbandono scolastico precoce, però, non può che partire da una presa di coscienza: l’istruzione delle nuove generazioni è un Bene Comune, un patrimonio collettivo la cui tutela deve essere responsabilità di tutti.

È un po’ questa l’idea che sta dietro ai cosiddetti Patti educativi di comunità, previsti per la prima volta dal Piano scuola 2020-2021 del ministero dell’Istruzione.

Si tratta di accordi che puntano a coinvolgere tutti i soggetti che compongono la comunità educante di un determinato territorio. Non solo gli insegnanti e i genitori, quindi, ma anche una pluralità di soggetti pubblici e privati che sono a vario titolo coinvolti nella crescita dei bambini e dei ragazzi. A tutti loro viene chiesto di lavorare insieme attorno a precisi progetti didattici e pedagogici, sulla scorta di una visione cooperativa dell’educazione.

La comunità educante per essere tale deve essere radicata in un territorio circoscritto, dove poter fomentare quegli elementi di appartenenza identitaria e spirito di comunità.

La Scuola, in quanto bene di comunità, rimane sempre il referente principale del mandato che la Costituzione le ha assegnato.

Tuttavia, non è lasciata sola nella sua responsabilità educativa ma è supportata da realtà pubbliche e private, oltre che per mezzo del patto di corresponsabilità educativa su cui si fonda l’alleanza Scuola – Famiglia.

 

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Fernando
Fernando
1 mese fa

È vero sta diventando una piaga nazionale che genera nocumento all Italia tutta. Vuol dire non avere futuro, prospettiva. La Democrazia Cristiana ha storia e progetti per rilanciare la scuola con al centro lo svuppo armonico e integrale del bambino.
Fernando Ciarrocchi