COVID: NUOVE OPPORTUNITA’ DI RILANCIO PER L’AGRICOLTURA E CONTRASTO ALLO SPOPOLAMENTO DEI PAESI DEL SUD.

COVID: NUOVE OPPORTUNITA’ DI RILANCIO PER L’AGRICOLTURA E CONTRASTO ALLO SPOPOLAMENTO DEI PAESI DEL SUD.
Avv. Antonella Russo

A cura Avv. Antonella Russo (Sant’Agata di Puglia/provincia di Foggia) * antonella.russo@dconline.info * 

Segretario nazionale del Dipertimento Agricoltura della Democrazia Cristiana italiana

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La pandemia Covid-19 ha  incrinato il paradigma della globalizzazione in ogni settore economico, compresa l’agricoltura.

Si evidenzia la non autosufficienza della produzione agricola italiana (in particolare nel settore strategico del grano) e la conseguente difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime per la produzione di beni essenziali (il pane, la pasta) in seguito alla riduzione del commercio mondiale.

In secondo luogo si evidenzia  l’improvvisa scarsità della manodopera, specialmente stagionale, a causa della chiusura delle frontiere.

La prima sfida  che l’agricoltura italiana deve affrontare è sia quantitativa che qualitativa: deve produrre di più e con maggiore qualità su terreni sempre più piccoli. La strada  da seguire per raggiungere l’obiettivo è la tecnologia. E’ necessario puntare sulla ricerca e sulla  costituzione di nuove varietà vegetali, resistenti ai cambiamenti climatici e che assicurino maggiori produzioni per ettaro.

La seconda sfida è rappresentato dal diffondersi e dall’utilizzo della cosiddetta “agricoltura di precisione” con l’uso di alta tecnologiadalla rilevazione dei dati biochimici dei terreni alle previsioni meteo ravvicinate. Anche qui è essenziale la cooperazione tra imprese, università e istituzioni che portino alla creazione di filiere certificate

In Italia ci sono moltissimi piccoli paesi abbandonati.

In una società sempre più incentrata verso lo sviluppo tecnologico e digitale, le antiche tradizioni finiscono nell’oblio.

Se però andiamo a vedere la realtà dei fatti, si scopre che l’agricoltura è ancora un tassello fondamentale nell’economia nazionale italiana, con laproduzione agricola in crescita di quasi il 2%

Forse c’è ancora una speranza per i piccoli comuni abbandonati.

Un ruolo decisivo lo svolgono le aziende agricole, soprattutto quelle a gestione familiare il cui punto di forza è la  genuinità dei loro  prodotti e l’uso di metodi di produzione di un tempo.

È attraverso il lavoro di questi artigiani che territori ormai abbandonati possono ritrovare riscatto, mettendo in mostra quel comparto di tradizioni che hanno permesso all’Italia di diventare ciò che è.

Ci auguriamo che chi di dovere possa prendere di petto la situazione, aiutando e sostenendo un grande lavoro di riqualificazione delle zone colpite dall’abbandono e agevolando i piccoli produttori agricoli che, con il proprio lavoro quotidiano, possono essere gli attori protagonisti di quello che sarebbe un salvataggio quasi miracoloso vista la situazione attuale.

In molti Paesi l’emergenza Covid-19 ha prodotto un rafforzamento della propensione di aziende e lavoratori allo “smartworking”. Un fenomeno che, unitamente alla ricerca di ritmi di vita più lenti e a costi dell’abitare più accessibili, ha di nuovo riacceso l’interesse per forme alternative di abitare, in particolare fra i giovani.

È il caso dell’Italia che, con i suoi molti piccoli paesi ricchi di storia, offre numerose opportunità.

Circa il 70% dei comuni italiani ha infatti meno di 5.000 abitanti e molte di queste realtà, soprattutto nelle aree più interne della fascia appenninica, vivono da anni situazioni di difficoltà per il progressivo spopolamento causato dallo spostamento delle persone verso i grandi centri abitati, dove si concentrano le opportunità di lavoro e gli interessi sociali.

Un fenomeno che già negli anni passati ha portato alcune amministrazioni a lanciare il progetto “Case a 1 euro” con l’intento di contrastare l’abbandono e far rivivere alcuni antichi borghi.

L’idea di trasferirsi in un piccolo borgo per cercare un luogo dove rifugiarsi, scappando dai problemi delle grandi aree metropolitane, ha generato in Italia anche un altro fenomeno conosciuto con il nome di “southworking”: tornare a vivere nella propria terra di origine, spesso il Meridione, per ritrovare un contesto ambientale e sociale più a misura d’uomo.

Il comitato “Masserie santagatesi” di Sant’Agata di Puglia (FG), con una buona dose  di coraggio e buona volontà, ha dato vita ad una sana forma di cooperazione e di aggregazione.

Consapevole che qualsiasi forma di aggregazione e cooperazione è una soluzione che offre migliore vivibilità per il singolo e per tutta la comunità,  speranzoso che non guasterebbe un pizzico in più di attenzione e sensibilità da parte dei locali amministratori e della politica tutta.

 

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