“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”.

“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”.

A cura di Anna Beneduce (Salerno) *

anna.beneduce@dconline.info *

Segretario provinciale per le Relazioni con il Mondo cattolico e del Volontariato della Democrazia Cristiana della provincia di Salerno.

< “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” >

In questi giorni, la liturgia della Chiesa cattolica ci ha riproposto il famoso racconto dei discepoli di Emmaus che è uno dei racconti più famosi delle apparizioni del Risorto, tratto dal Vangelo secondo San Luca ( Lc – capitolo 24, versetti 13-35).

Lo commentiamo riprendendo la riflessione di Don Luigi Maria Epicoco, presente sulla rete con la rubrica < #dalvangelodioggi >.

Il teologo don Luigi Maria Epicoco

<< Questo brano evangelico è forse così noto per un duplice motivo: tutti noi ci sentiamo un po’ come questi discepoli, confusi e molto spesso delusi nelle nostre aspettative; allo stesso tempo ciò che stiamo cercando non si trova in un luogo ma lì dove siamo, dove stiamo camminando, dove sta accadendo la nostra vita.

Ma ciò che colpisce di più è l’incapacità di questi discepoli ad accorgersi che stanno camminando e conversando con Gesù in persona:

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”.

Sembra che l’evangelista Luca voglia suggerirci un rischio in cui tutti noi possiamo incorrere: se siamo discepoli automaticamente capiamo e vediamo Gesù sempre.

La verità però è un’altra: i discepoli non sono digiuni della parola delle Scritture. Essi conoscono da vicino anche la vicenda di Gesù e molto probabilmente sono stati testimoni oculari di molte cose che lo riguardano. Ma la cosa che per loro è inconcepibile è l’esperienza della Croce.

Essi si rifiutano di leggere la vicenda di Gesù e di tutta l’opera di Dio a partire proprio dallo “scandalo” della Croce.

Allora è proprio Gesù che li aiuta a rileggere tutto in una prospettiva che non è più solo quella dell’intuizione umana, ma è la prospettiva dell’amore di Dio:

“«Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”.

La Croce molto spesso è ciò che manda in tilt la nostra vita, ma per un cristiano essa rappresenta la chiave di lettura più profonda della vita stessa.

Dobbiamo sempre decidere se vogliamo credere al Dio delle nostre aspettative o se vogliamo credere al Dio di Gesù Cristo. La Pasqua è il capovolgimento della prospettiva, e te ne accorgi perché ancor prima di capire che è Lui, il cuore comincia di nuovo ad ardere. >>

 

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