LA REMIGRAZIONE: UN TEMA DI CUI DISCUTERE E DA AFFRONTARE IN MANIERA APPROFONDITA ! * (PRIMA PARTE)

LA REMIGRAZIONE: UN TEMA DI CUI DISCUTERE E DA AFFRONTARE IN MANIERA APPROFONDITA ! * (PRIMA PARTE)

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Le problematiche riguardanti l’immigrazione sono senz’altro un argoento molto importante e che va discusso ed approfondito .

E’ necessario aprire in proposito un serrato dibattito ed affrontare i vari aspetti e le sfaccettature di questo problema.

La gestione dell’immigrazione è uno dei temi più usati e più abusati della politica italiana.

Usato da chi non vuole parlare del debito pubblico da 3.158 miliardi.

Usato da chi non vuole parlare di 5,7 milioni di italiani in povertà assoluta.

Usato da chi non vuole parlare degli 85,6 miliardi di interessi che paghiamo ogni anno per gli errori delle generazioni politiche che ci hanno preceduto.

E’ un argomento da non ignorare ma da affrontare con i fatti.

Alcuni quesiti sorgono dunque spontanei.

Rimpatriare 3 milioni richiederebbe 4 secoli. Avrebbe un costo di 9 miliardi l’anno e certo non si risparmia.

Ed inoltre il diritto la blocca !

Il vero problema è il debito da 3.158 miliardi

La domanda che ci poniamo è questa: la remigazione funziona davvero? Costa o si risparmia?

È fattibile o è uno slogan?

Un giornalista — Nicolò Morocutti — ha trattato l’argomento nella trasmissione < Otto e Mezzo >

Ha citato i dati sull’inefficacia dei rimpatri.

Ha inoltre posto domande sul metodo.

All’Assemblea Costituente di “Futuro Nazionale”, un importante attuale protagonista della politica italiana ha fissato un obiettivo: quello di portare la quota di stranieri presenti in Italia dal 9,4% attuale al 4%.

I dati ISTAT – al 1° gennaio 2026 – parlano di 5.560.000 stranieri residenti in Italia.

Per arrivare al 4% bisognerebbe rimpatriarne oltre 3.000.000.

Il problema maggiore è proprio l’aritmetica.

Nel 2025 il Viminale ha eseguito in tutto 6.772 rimpatri — il dato più alto degli ultimi anni. Nel 2024 erano stati 5.414.

Al ritmo record del 2025, per rimpatriare 3 milioni di persone servirebbero 443 anni. Non è una stima: è una divisione.

Oltre un milione di quegli stranieri sono romeni e altri cittadini europei: il diritto dell’Unione europea vieta di rimpatriare i cittadini UE.

Gli irregolari stimati dalla Fondazione ISMU sono circa 339.000 — non 3 milioni.

In tutta l’Unione europea nel 2024, su 453.840 ordini di espulsione emessi ne sono stati eseguiti 119.155: poco più di uno su quattro.

Il rimpatrio di massa non riesce a nessuno. Non è un problema di volontà: è un problema strutturale che ha fermato tutti i Governi, di destra e di sinistra, da trent’anni.

Evidentemente la remigrazione costa più di quello che si risparmia.

Se l’obiettivo è quello di dare più soldi agli italiani, i numeri sembrano dire l’opposto.

Il rimpatrio volontario assistito attuale costa circa 25 milioni di euro per 6.000 rimpatri — circa 4.200 euro a persona.

Per un programma massiccio da 300.000 rimpatri l’anno, le stime ragionevoli parlano di circa 5 miliardi di euro all’anno.

Ma questo è solo il costo diretto. Al quale va aggiunto quello che si perde. Gli immigrati regolari contribuiscono al bilancio pubblico italiano con un saldo netto positivo di 4 miliardi di euro all’anno — tra imposte e contributi pagati, al netto dei servizi ricevuti.

Rimpatriarli significa perdere anche quei 4 miliardi.

Il saldo reale della remigazione di massa: -9 miliardi l’anno.

Non un risparmio dunque ma un costo aggiuntivo per lo Stato italiano. E i lavoratori stranieri non sono sostituibili da un giorno all’altro.

Chi assiste i nostri anziani nelle case?

Chi raccoglie i prodotti agricoli?

Chi guida i camion in un settore già a corto di 25.000 autisti?

Chi versa i contributi che finanziano le pensioni degli italiani? Rimpatriarli non è un risparmio: è smontare un pilastro del “welfare”.

Bisogna inoltre fare i conti con il diritto.

Per rimpatriare una persona serve che il Paese di origine la riconosca, rilasci i documenti, accetti il rientro.

Senza accordi bilaterali effettivi e operativi, il rimpatrio resta bloccato.

È questo il grande ostacolo che tutti i governi hanno incontrato: non la mancanza di volontà, ma la necessità della cooperazione internazionale.

Chi richiede protezione internazionale deve essere valutato caso per caso: non esiste il rimpatrio  automatico.

I minori non accompagnati non sono rimpatriabili per Convenzione ONU.

Chi ha figli o coniuge in Italia ha tutela giuridica per l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri approvato il 17 giugno 2026 accelera le procedure — ma non elimina nessuno di questi ostacoli. Lo ha detto anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza: «La remigazione si fa con i fatti, non con gli slogan».

(Fine della 1. parte)

 

 

A cura del dr. Cv. Giovanni Luigi Girotto

giovanni.girotto@dconline.info · cell. 351-4244992

Segretario Nazionale Vicario del Dipartimento «Lavoro – Problematiche sindacali – Formazione» della Democrazia Cristiana italiana

Segretario Interregionale – Triveneto del Dipartimento «Lavoro – Problematiche sindacali – Formazione» della Democrazia Cristiana italiana

Componente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristianaitaliana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana  

 

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